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Prodotti tipici ad Arcisate

Il Casale d'Arcisa' (Fraz. Brenno) Casale d'Arcisà










Fonte: I testi sono tratti da:

    Autore: Marco Invernizzi e Andrea Morigi
    Titolo: “I comuni della provincia di Varese”
    Casa editrice: Edizioni Del Drago
    Anno di pubblicazione: Milano, 1992

I testi sono stati modificati e adattati per le esigenze del sito mantenendo invariate le qualità delle informazioni.

Arcisate, scorcio del centro storico (1)
Foto 1: didascalia
Arcisate, scorcio del centro storico

Caratteristiche del territorio

Cenni storici

Il comune di Arcisate sorge a nord di Varese, poco dopo Induno Olona, sulla strada che conduce a Porto Ceresio.

II nome denuncia l’origine gallica del paese, riscontrabile dal suffisso ate, che ritroviamo in tante localitá della Lombardia; ma lo studioso don Eugenio Cazzani sostiene l’origine celtica di Arcisate anche per la sua vicinanza al monte Monarco, che in celtico sta per Man Arc, cosí che si puó pensare che i primi abitanti di Arcisate indicassero il loro paese (ate) come un luogo posto sotto (is) l’Arco (Arc), cioé dicessero per nominarla la parola Arcisate. Secondo altre interpretazioni, il nome Arcisate deriverebbe dal gentilizio Aricisius, o anche da Arx Isarcorum, rocca degli Isarci, un popolo alpino sottomesso dai Romani all’epoca di Augusto, oppure ancora da Arx Gipsaria, rocca di gesso, in quanto fìn da quell’epoca nelle alture circostanti si potevano ricavare calce e gesso.

Possiamo ritenere che il paese fosse un pagus gallo-romano, abitato da una piccola comunità celtica: questo non esclude la possibilitá che Arcisate fosse abitata anche in epoche precedenti, ma la certezza potrebbe derivare soltanto dalla scoperta di documenti archeologici a tutt’oggi non ancora rinvenuti.
Esiste un’ipotesi, non del tutto improbabile secondo gli storici, secondo la quale Arcisate sia stata una cittá etrusca o gallica, mentre è certa l’esistenza del paese in epoca romana. Lo attesta Tito Livio descrivendo la conquista romana del territorio degli Insubri con il trionfo del console Marco Claudio Marcello, dopo l’occupazione di Como e di altri ventotto castelli.
Infatti esistono reperti archeologici che risalgono ai primi decenni dell’Impero romano.
Lungo la grande arteria di comunicazione che univa Milano ai paesi d’Oltre Alpe attraversando Castelseprio, Arcisate e Ponte Tresa, passavano soldati e mercanti che avevano conosciuto il Vangelo grazie all’incontro con il vescovo o con alcuni sacerdoti missionari residenti nelle cittá attraversate, e particolarmente in quella che diventerá la diocesi ambrosiana.
Nel 569, i Longobardi conquistano Milano ed anche Arcisate diventa parte del loro regno. Il paese é certamente in questa epoca un pagus che comanda un gruppo di villaggi {vici}, e nel periodo longobardo entra a far parte del Contado del Seprio.
Legata a quest’ultimo, Arcisate ne dividerá le sorti nelle tribolate guerre che opporranno Castelseprio a Milano e al suo arcivescovo.
Con la distruzione di Castelseprio, Arcisate entra nell’orbita di Varese e quindi dell’arcivescovo ambrosiano.

Come per le altre pievi rurali, Arcisate era diventata sede di un Battistero e quindi di una chiesa battesimale, per sopperire alla difficoltá di far convenire i sempre più numerosi battezzandi del contado nella cattedrale.
Si ritiene che il paese sia diventato sede di una chiesa pievana tra il VII e l’VIII secolo.

Nel frattempo cresceva il numero di coloro che aderivano alla fede e chiedevano di accostarsi ai Sacramenti. Sará soprattutto nel periodo successivo a quello longobardo, durante il predominio carolingio, che le pievi del Varesotto si daranno ordinamenti stabili e ordinati, con ben definiti.
La pieve di Arcisate viene nominata per la prima volta in una Bolla del 2 novembre 1095, scritta dall’arcivescovo di Milano Arnolfo II, nella quale il presule stabilisce che la chiesa di San Gemolo di Ganna si stacchi da quella di Arcisate, che per la veritá viene chiamata nel documento con il nome di Arcidiate.

Arcisate: Particolare romanico del campanile di San Vittore (2)
Foto 2: didascalia
Arcisate: Particolare romanico del campanile di San Vittore
Mezzo secolo più tardi, nel 1149, Arcisate ha il suo Capitolo Metropolitano, i cui ordinari vengono chiamati signori di Arcisate. Questi ultimi vivevano in comunitá in canonica, secondo una consuetudine introdotta fin dall’epoca di Sant’Agostino (secoli IV-V), sotto la guida di un arciprete.
I canonici dovevano essere numerosi se, il 17 novembre 1567, San Carlo Borromeo durante una visita pastorale alla Collegiata di Varese, convoca nel monastero dei Fratelli dell'Annunciazione i canonici di Arcisate per invitarli a diminuire il numero dei componenti del loro Capitolo a causa della mancanza di redditi; ottenuto il loro parere favorevole, alcuni anni dopo, il 15 ottobre 1574, lo stesso Arcivescovo di Milano li riduce da diciotto a otto.
Il Capitolo Metropolitano rimane, fino all’avvento della famiglia Sforza sul trono ducale di Milano, l’effettivo feudatario di Arcisate, in questo differenziandosi dalle altre pievi della Bassa milanese le quali, nel 983, l’arcivescovo di Milano Landolfo da Carcano aveva concesso come feudi ad alcune famiglie dell’aristocrazia milanese, costituendo quella nuova gerarchia di vassalli dell’arcivescovo chiamati capitanei, cioé capi di una pieve.

Nel XV secolo scompare il feudalesimo medioevale con lo spirito cavalleresco che lo aveva caratterizzato; durante il governo degli Sforza, Arcisate diventa feudo della famiglia Arcimboldi, originaria di Parma e trasferitasi a Milano nel 1436.
Arcisate rimarrá legata alla famiglia Arcimboldi fino al 1727, quando Guido Antonio morirá senza lasciare eredi; il feudo passerá allora alla famiglia Visconti Borromeo Arese con la quale rimane fino al 1751.
Gli ultimi feudatari di Arcisate saranno i Litta, di cui il marchese Antonio sposerá la discendente dell’ultimo dei Visconti, il conte Giulio. Il 20 dicembre 1751, l’imperatrice Maria Teresa d’Austria sancirá la successione.
Con la fine del Settecento e l’invasione napoleonica viene soppressa ogni autoritá feudale, rimessa in vigore nel 1799 dal ritorno degli Austriaci, ma definitivamente abolita dopo la sconfitta di questi ultimi a Marengo, nel 1800, e il provvisorio ritorno al potere di Napoleone.

Notevoli in Arcisate sono le numerose chiese sussidiarie, fra le quali ricordiamo la chiesa romanica di Sant’Alessandro e, la chiesa della Beata Vergine Immacolata, a Brenno, frazione di Arcisate, eretta a parrocchia nel 1860.

Dal punto di vista economico, ad Arcisate sono presenti alcune industrie di trasformazione nel settore della gomma e della plastica. Significativa è anche la presenza dell' artigianato, con piccole aziende nei settori chimico, meccanico e della pelletteria, mentre numerose aziende allevano bestiame.

Dal punto di vista turistico-ambientale interessante è la visita al Laghetto Cicogna, oasi naturale con percorso didattico-naturalistico.

Principali attrattive

Collegiata di San Vittore martire

San Vittore è il patrono della chiesa di Arcisate.

La chiesa, che sorge nel centro del paese, risale alla seconda metà del XV secolo, incorporandone una piú antica risalente al 1095.

Costruita a tré navate con volte a crociera, possiede un ricco altare di marmo di stile barocco, maestoso, che domina altri sei altari posti nelle navate laterali quasi a fargli corona.

Di stile romanico, del X secolo, è il campanile.

Il Battistero
Arcisate: Battistero (2)
Foto 3: didascalia
Arcisate: Battistero

A pianta ottagonale, sulle cui origini sono state avanzate diverse interpretazioni che non contribuiscono a portare chiarezza sulle effettive origini del fonte battesimale.

Un fonte battesimale probabilmente esisteva giá nel VII secolo, anche se successivi restauri ne hanno ritoccato la fisionomia.
In particolare, il 12 giugno 1932, il cardinale Alfredo Ildefonso Schuster, arcivescovo di Milano, chiede al parroco di Arcisate, don Cesare Bartoli, di ricollocare la fonte battesimale nell’antico Battistero, e così avviene:
il 12 giugno 1938, durante la seconda visita pastorale ad Arcisate, lo stesso arcivescovo puó congratularsi con il parroco per l’avvenuto restauro e consacrare l’altare del Battistero dedicato a San Giovanni Battista.

Il piccolo gioiello architettonico di Arcisate era ritornato, dopo secoli, ad essere il “luogo della rinascita”.


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