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Il centro di Leggiuno si trovaa poca distanza dalle sponde del Lago
Maggiore, sul quale si erge lo stupendo Eremo di Santa Caterina del
Sasso e la stupenda chiesa di San Primo.
Il territorio comunale è composto da numerose frazioni, alcune
un tempo comuni autonomi, come Arolo, Ballarate e Cellina, poi annesse a
Leggiuno e Sangiano nel 1927.
Le origini del paese sono databili al periodo romano, come testimoniato con sicurezza dai ritrovamenti archeologici sul territorio. Gli scavi hanno mostrato la presenza di luoghi di culto pagano, sui quali venne poi edificata nel VII secolo la chiesa di San Siro, nella quale vennero traslate le spoglia dei Santi Primo e Feliciano, date in dono da papa Sergio II ad Eremberto, vassallo dell’Imperatore Lotario. Da allora la chiesa prese il nome dei due santi. Antica è la chiesa parrocchiale di Santo Stefano, che ha conosciuto un ampliamento e una ristrutturazione nel XIX secolo, campanile compreso, precedentemente eretto su quello romanico, e la chiesa dei S.S. Pietro e Paolo ad Arolo.
Sul territorio del comune sono presenti attività economiche industriali,
tessili e metalmeccaniche. Non manca l’artigianato locale e ristorazione
presso la frazioni di Arolo e Reno con le loro spiaggie sono importanti
attrattive turistiche.
Il comune di Leggiuno è ricco di sentieri boschivi, pedalabili per
circa 80‰. Infatti da qualche anno si svolgono, organizzati dalla
Pro Loco, diverse gare di mountain bike di interesse regionale. Rimanendo
nell’ ambito sportivo da segnalare la presenza di 2 canottieri, che
si sono distinti vincendo diversi titoli nazionali, delle Canottieri Arolo
e Canottieri Reno. Altre località di Leggiuno sono Cobione, Mirasole
e l’abitato di Reno, a poca distanza da Laveno e sito un bel golfo
che unisce il promontorio di Cerro e il monastero di Santa Caterina del
Sasso.
È un monastero posto a strapiombo sul Lago Maggiore, le cui acque in questo punto si spingono fino a una profondità di 313 metri. Venne eretto nel corso del Medioevo con la funzione di eremo, in cui si rifugiò il beato Alberto dei Besozzi di Arolo, per via di un voto espresso durante un naufragio in cui incorse proprio di fronte alla grotta che poi costituirà, nel 1170, la sede della sua esistenza ascetica. Alberto ebbe anche il merito di aver salvato dalla peste gli abitanti di Arolo e di aver fatto edificare un reliquiario simile a quello che sul Monte Sinai serbava le spoglie di Santa Caterina d’Alessandria. Nel 1205 Alberto decedette e venne tumulato nella roccia, di fianco alla cappella di Santa Caterina. L’eremo diventò meta di molteplici pellegrinaggi e tra il 1230 e il 1250 fu riattato in monastero da parte di alcuni frati Domenicani. Attorno al 1270 venne poi eretta la cappella di Santa Maria Nova, seguita dalla chiesetta di San Nicola, e nel 1310 i Domenicani affidarono il cenobio agli Eremiti Ambrosiani. Attorno alla metà del Quattrocento il monastero acquistò un aspetto più d’insieme grazie all’aggregamento di alcuni edifici. Nel 1770 il monastero venne chiuso, così come molti altri conventi e l’eremo conobbe un graduale decadimento. Solo attorno alla fine del 1970 si attuarono dei lavori di restauro, a cominciare dal rafforzamento geologico del promontorio fino alla salvaguardia e recupero delle opere artistiche e architettonico. Questi lavori portarono alla luce, nel marzo del 1992, affreschi trecenteschi di cui non si conosceva l’esistenza. Con il 1986 l’eremo conobbe il ritorno dei Domenicani e da allora Santa Caterina è luogo di spiritualità.
Sono da vedere di San Primo e Feliciano, la chiesa di Santo Stefano e la
bellissima chiesetta di Arolo con il suo antico organo;
quì ogni anno realizzato un suggestivo e particlare presepe realizzato
da un noto artista locale con materiale riciclato.