Il calendario delle manifestazioni è consultabile sul sito del Comune di Ranco, all’indirizzo http://www.comune.ranco.va.it
Fonte: I testi sono tratti da:
I testi sono stati modificati e adattati per le esigenze del sito mantenendo invariate le qualità delle informazioni.
Ranco ha origini geologiche antiche: la parte meridionale, collinare,
è formata da porfidi risalenti a 250 – 500 milioni di anni
orsono (periodo permiano) che culminano nel cono vulcanico del Colle
di San Quirico; la parte settentrionale – la pianura della
Quassa – è invece di origine glaciale (6.000 - 15.000
anni orsono) come testimoniano i numerosi massi erratici trainati
dal Sempione e dal Gottardo ad opera del grande ghiacciaio quaternario.
Tra di essi ricordiamo il Sass Cavalasc, Monumento Naturale ai sensi
della L.R. 86 del 1983. Il termine Quassa deriva dal latino “aquatium”,
acquitrino, a ricordare le grandi paludi che la ricoprivano fino al secolo
scorso.
Il termine Ranco deriva invece dal latino “runcari” o dal germanico
“rucken”, smuovere – dissodare.
Il nucleo storico ranchese più antico, ora disabitato, è situato nella remota località collinare di San Martino, a 310 metri slm: laterizi e tegoloni di origine romana fanno ritenere che l’area fosse abitata già 2.000 anni orsono. La Chiesa di San Martino è citata nell’elenco di Goffredo da Bussero del 1.250 mentre della Chiesa Parrocchiale si ha notizia solo dal sedicesimo secolo. Probabilmente ciò fu dovuto al fatto che le aree sottostanti la collina di San Martino erano occupate (e lo rimasero fino al 1.800) da paludi malsane, disagevoli e improduttive.
Proprio la paludosa pianura della Quassa fu teatro nel 1.276 del più
grande scontro armato del varesotto: 15.000 soldati si affrontarono nel
contesto della guerra tra Visconti e Torriani per la supremazia sul Ducato
di Milano: i Torriani prevalsero ma persero di lì a poco la guerra
(a Desio) e i vincitori pensarono bene di far cadere nell’oblio la
disfatta della Quassa.
Dall’autonomia dei Comuni (1.866) fino al 1.927 Ranco fu comune autonomo.
Venne quindi accorpato ad Angera insieme a Capronno e Barzola ma, a differenza
di questi, riacquistò l’autonomia nel 1.957 con decreto firmato
da Gronchi. Anche la frazione di Uponne, divisa da Ranco da antica rivalità
di campanile, ha origini molto antiche ed è già presente in
documenti medievali. Il nome, forse, deriva dal guerriero Aupone del X secolo.
Le attività simbolo di Ranco furono nei secoli la pesca e l’agricoltura
(simboleggiate nel gonfalone comunale con un pesce e un tralcio di vite)
ma oggi conservano purtroppo un valore residuale.
Seguendo queste teorie il paese dovrebbe essere stato fondato da una comunità che avrebbe formato un piccolo gruppo di case dopo aver operato un dissodamento e un parziale diboscamento del territorio.
Attualmente l’attività locale più fiorente del piccolo Comune, 1.200 abitanti, è quella turistico – alberghiera. Oltre alla piacevolezza del lago e delle sue spiagge, altre cose possono trattenere il turista a Ranco. Ovviamente il Monumento Naturale del Sass Cavalasc, la Chiesa parrocchiale del sedicesimo secolo, i sei affreschi storici presenti sulle pareti delle case e delle cascine, le passeggiate nei castagneti e nelle pinete di San Quirico e San Martino, il Museo dei Trasporti del Professor Ogliari, nonché le escursioni alla ricerca di massi erratici nelle suggestive praterie della Quassa, destinata a essere presto inclusa nell’ istituendo “Parco Locale del Golfo della Quassa”.
Testi gentilmente comunicati dal Comune di Ranco http://www.comune.ranco.va.it
"E' stato impegnativo" dice Francesco Cerutti, sindaco di Ranco "ma alla fine ci siamo riusciti: d'accordo con gli amici di Ispra abbiamo costituito il Parco Locale del Golfo della Quassa. Ora manca solo l'imprimatur della Provincia ma crediamo sia questione di poche settimane."
Così un altro lembo di natura varesina, fatto di canneti, di prati, di boschi trova la sua giusta dimensione di tutela: "Un luogo dalle potenzialità davvero eccezionali" commenta l'architetto Giorgio De Cesare che ha seguito le Amministrazioni nel difficile iter e che ha girato il golfo in lungo e in largo "Si tratta tra l'altro del primo parco lacuale lombardo: l'area protetta va infatti vista come un braccio di lago da cui si dipartono verso l'entroterra tanti bracci che vanno a racchiudere le aree di maggior pregio ambientale. In tal modo si è superato l'ostacolo della mancanza di continuità geografica tra le tante aree naturalistiche spesso spezzettate dai blocchi urbani".
Mercoledì 15 aprile, dunque, si è tenuto il vernissage del Parco Locale: alle 20.45, presso il Municipio di Ranco, è stata offerta al folto pubblico una serata a base di diapositive commentate dall'assessore alla cultura Vittorio Vezzetti e dal naturalista Leonardo Montagnani.
Contestualmente il Fotocineclub del JRC di Ispra ha tenuto una mostra di foto sulle suggestioni evocate da questi preziosi ambienti. Per gli amanti della natura è stata una occasione da non perdere: infatti nella conferenza Vittorio Vezzetti e Leonardo Montagnani hanno evidenziato le peculiarità dell'area protetta.
Si è così passati dalle piante rare dell'area tipo osmunda regalis, una felce singolare, o ottonia palustris, un fiore di palude, alle rarità faunistiche quali la lampreda padana -rinvenuta in alcune rogge del comprensorio- o gli aironi cinerini,bianchi e rossi, tutti avvistati nei canneti dell'area. Vittorio Vezzetti ha parlato poi degli aspetti umani e storici di quast'angolo incantato, adagiato sulle sponde del basso lago maggiore.
“Nel programma della nostra Amministrazione era ventilata la possibilità
di istituire, unico in Lombardia nella sua trivalenza, un “Museo
della Pesca, Agricoltura e Caccia”; attività fondamentali
per le antiche popolazioni di Ranco” ci dice Vittorio Vezzetti,
vicesindaco del piccolo comune lacustre.
“Infatti un tralcio di vite e un pesce sono rappresentati sul nostro
gonfalone a ricordo delle nostre origini. Molti anziani conservano ancora
nelle loro abitazioni dei reperti che potremmo definire ormai “storici”
e ci hanno dato la loro disponibilità a cederli a titolo gratuito
al Comune per l’allestimento di un museo.
Peraltro l’allestimeno di un vero museo sta andando per le lunghe
per le difficoltà nel reperire dei locali idonei.
Abbiam così ripiegato, per ora, sull’allestimento di un museo
virtuale.
Ci siam avvalsi della collaborazione del nostro vulcanico bibliotecario,
il professor Tiziano Vezzoli, e, utilizzando il suo sito www.museologia.it,
abbiamo aperto il nuovo Museo on line di Ranco.
Nelle sale virtuali sono esposti, in foto, pezzi degni di rilievo accompagnati
da brevi annotazioni (che stiamo progressivamente aggiungendo).
Prevedo che in breve il nostro museo si arricchirà di decine di
pagine (sale virtuali) e che il sito museologia.it diverrà il punto
d’incontro di collezionisti e appassionati museali.
Non al solo Museo di Ranco, infatti, il Professor Vezzoli intende dedicare
le sue pagine elettroniche ma a tutte le realtà museali, e non
solo del varesotto, interessate a questo discorso d’avanguardia.
Molti collezionisti ci hanno già contattato per arricchire e aiutare
la nostra iniziativa di recupero di una memoria storica e culturale che
si andava perdendo”.