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Posto a poca distanza dalla zona dei laghi e delle torbiere di Biandronno, all’interno dell’anfiteatro morenico che dal Verbano arriva al lago di Varese, l’abitato di Malgesso appartiene alla conca di Olgínasio, prossima alla conca in cui è posta Brebbia. Le poche testimonianze archeologiche reperite sul territorio comunale, un pettine di et’ paleolitica e un’ascia dell’età del Bronzo, non permettono di ricostruire quale tipo di insediamento fosse presente nei dintorni, ma si può facilmente ipotizzarne una derivazione da quelli vicini e più famosi dell’Isolino Virginia o della Lagozza di Besnate.
La probabile origine del toponimo, che data al periodo romano, chiarisce
forse i motivi per cui Malgesso non divenne nell’antichità
un centro importante; infatti, la forma latina Malum cessum, con il suo
significato di “cattivo passaggio, luogo infido”.
Nel 1180, il paese viene nominato come Malgresso, la cui etimologia è
ancora malum gressum “cattivo passo”.
Le prime notizie intorno al paese narrano della costruzione al tempo
dei Longobardi, di tre cappelle, tra le quali la più importante
dedicata a san Michele, forse lo stesso edificio di culto ricordato in un
manoscritto come ecclesia Santi Michaelis in loco Malzeso; oltre a questa,
viene nominata anche una chiesa di San Paolo, della quale non vi sono però
altre tracce o memorie.
Malgesso era divenuta, da semplice villaggio, comune autonomo almeno dal
secolo XIV.
Le visite pastorali degli Arcivescovi milanesi, che avvengono nel 1647 e
nel 1748 forniscono una descrizione della chiesa di San Michele come
“oratorio”, il cui unico particolare rilevante è quello
che riguarda il campanile, romanico, che alcuni datano all’XI secolo.
Anche la vita dei Malgessesi, principalmente a causa della distanza dalle
strade principali che collegano i centri vicini più importanti, non
subisce mutamenti di rilievo con il passare dei secoli; l’agricoltura
di sussistenza permane a lungo il principale mezzo di sostegno economico,
ma con l’Ottocento la mancanza di lavoro spinge diversi lavoratori
ad emigrare.
Sarà soltanto con l’ultimo dopoguerra che Malgesso troverà
una cospicua fonte di reddito locale per i propri abitanti, quando si insedierà
nel 1962 la Galvarplast, industria per la lavorazione di materie plastiche,
a cui si affiancheranno presto altre attività produttive e artigianali,
grazie a cui attualmente il comune può godere una relativa prosperità
oltre alla pace di un ambiente tranquillo e riposante.