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Comune situato sulla riva del fiume Ticino, nella parte sud–occidentale della provincia, Golasecca ha sapientemente sfruttato le risorse del proprio territorio, incentrando fino agli anni Sessanta la propria economia sulla pesca e la costruzione di barche, vocazione sulla quale ha poi innestato attività industriali diverse, dal settore tessile a quello meccanico ed edile, non trascurando però anche l’importante fonte di reddito derivante dal turismo.
I ritrovamenti archeologici più noti compiuti nella provincia
di Varese, ma che interessano una vasta area dell’Italia del nord
per la loro rilevanza storica, sono quelli che hanno fatto ipotizzare una
cultura detta appunto di Golasecca.
Poco fuori dell’abitato, infatti, in località Monsorino,
è venuta alla luce una necropoli che gli esperti hanno giudicato
databile al 750–600 a. C. e che al suo interno conservava urne
cinerarie a forma di doppio cono, decorate con motivi geometrici e un tracciato
formato di pietre che richiama la pianta del Tesoro di Atreo di Micene.
Le attività della popolazione di Golasecca dovevano incentrarsi soprattutto
sulla lavorazione del ferro e dei metalli, a giudicare dalle fucine
che sono state scoperte in loco.
Le tracce di questa civiltà sono diffuse in un’area vastissima
che va dal Piemonte al Veneto, ma si può considerare come punto
originario della sua estensione proprio il territorio di Golasecca, con
la località limitrofa di Ispra, passando per Castelletto Ticino fino
a Sesto Calende e ad Ascona.
Le tracce della storia di Golasecca si perdono, a partire dal III secolo
a.C., per un periodo di tempo lunghissimo.
Le uniche testimonianze del passato che ci sono pervenute consistono in
poche opere d’arte presenti sul territorio comunale, delle quali soltanto
una, la chiesa di San Michele, riveste un interesse storico.
L’edificio di culto più importante è però
la chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta, edificata nel 1849 ad
una sola navata, a cui si sono aggiunte in seguito due navate laterali.
Altro edificio religioso interessante è la chiesa di San Michele
del quale rimangono però soltanto i ruderi di questo edificio sacro,
originariamente romanico e databile all’XI secolo, a cui vennero
aggiunte nel corso del Seicento e del Settecento altre strutture architettoniche,
come il porticato e la facciata.
All’interno sono presenti affreschi risalenti all’XI secolo
e raffiguranti l’inferno, oltre a una Crocifissione e a un Arcangelo
San Michele del XV secolo.
Vanno ricordate inoltre le antiche cappelle votive, come quella posta in
località Molinaccio, sorte in prossimità dei corsi d’acqua a protezione
di coloro che svolgevano le attività fluviali più consuete come i
pescatori e i barcaioli.
Anche oggigiorno il passaggio fluviale di Golasecca, continua a rivelarsi
importante dal punto di vista dell’equilibrio ambientale e idrogeologico.
Lungo il corso del fiume viene praticata la pesca sportiva e sono
ancora numerose le specie di uccelli acquatici che è possibile
ammirare.