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Samarate


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Samarate


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Samarate: Villa Montevecchio (1)
Foto 1: didascalia
Samarate: Villa Montevecchio

Caratteristiche del territorio

Cenni storici

Centro industriale situato nella parte meridionale della provincia, fra Busto Arsizio e Gallarate, il comune di Samarate conosce i primi insediamenti umani probabilmente in epoca pre–romana e comunque certamente durante il periodo romano, quando costituisce una propaggine agricola di Gallarate, che proprio in quegli anni comincia ad assumere una certa importanza sotto l’aspetto militare e commerciale, anche in quanto luogo di transito lungo la strada che porta da Milano al Ticino.
Anche alcuni ritrovamenti archeologici, avvenuti a Samarate dal 1875 in poi, confermerebbero una presenza romana: si tratta di sepolture con modesti corredi e di resti murari nei pressi dell’attuale cimitero e delle scuole elementari, purtroppo non adeguatamente studiati e in gran parte andati dispersi, come per esempio un sarcofago in granito, segnalato dalla stampa locale ma oggi andato perduto, ritrovato nella Villa Montevecchio, un edificio in stile neomedioevale, costruito nel 1896 su progetto dell’architetto Arpesani, attualmente sede della Biblioteca Comunale,con inciso il nome Verrinus.

Chiesa parrocchiale della SS Trinità (2)
Foto 2: didascalia
Chiesa parrocchiale della SS Trinità

Con la diffusione del Cristianesimo, Samarate diventò un piccolo villaggio compreso nei confini del Contado del Seprio e appartenente alla diocesi di Milano; dopo la costituzione delle pievi, Samarate dipese da quella di Arsago prima e quindi, dopo il VII secolo, dalla pieve di Gallarate, quando quest’ultima diventò capo–pieve.
E probabilmente in quel periodo che venne costruita la chiesa dedicata ai Santi Gervaso e Protaso, i due martiri milanesi che ricevettero una notevole venerazione nella chiesa ambrosiana dei primi secoli.

L’attuale chiesa parrocchiale è invece dedicata alla SS. Trinità ed è stata realizzata fra il 1760 e il 1779, mentre nelle tré frazioni del paese, Cascina Elisa, San Macario, che al tempo di San Carlo Borromeo si chiamava Cascina del Manzo, e Verghera, le rispettive chiese parrocchiali sono dedicate ai Santi Pietro e Paolo, alla Purificazione di Maria Vergine e alla Natività di Maria, quest’ultima costituitasi in parrocchia autonoma nel lontano XIV secolo.
Sempre a Verghera, nel 1563, venne consacrata la piccola chiesa dedicata a San Bernardo, probabilmente collegata alla presenza nel paese di una comunità cistercense e successivamente, nel 1570, accorpata da San Carlo Borromeo alla parrocchia del paese; verrà demolita nel 1969 e ricostruita completamente.
A San Macario invece, nel 1760, venne costruito un oratorio dedicato all’Angelo, in stile tardo-barocco, che verrà rimaneggiato circa un secolo dopo, nel 1852.

Chiesa di San Rocco (3)
Foto 3: didascalia
Chiesa di San Rocco

Risale comunque al 973 il primo documento pubblico in cui si parla di Samarate: si tratta di una pergamena, conservata presso l’archivio capitolare di Santa Maria di Novara, nella quale si fa stato di una permuta di beni posti a Samarate e a Lonate Pozzolo, avvenuta fra Aupaldo, vescovo di Novara, e un certo Gelso di Samarate.
Un’altra chiesa importante del paese è quella dedicata a San Rocco, edificata tra la fine del 1400 e la metà del 1500, quando cominciò a diffondersi la devozione a questo santo, venerato in tutta la Lombardia come protettore contro la peste.

Nella seconda metà del ’700 si consolida in tutto l’Alto Milanese l’industria cotoniera, che si sviluppa in particolare nel Gallaratese e nella zona di Busto Arsizio.
Probabilmente comincia quì la progressiva trasformazione di Samarate da piccolo borgo caratterizzato da un’economia agricola a centro industriale quale è oggi, sempre sulla scia della vicina Gallarate.

Museo Agusta (3)
Foto 4: didascalia
Museo Agusta

Dopo l’unificazione, il paese apparterrà al Mandamento amministrativo e giudiziario di Gallarate e dovrà subire il fenomeno dell’emigrazione, orientata soprattutto verso le Americhe, fenomeno che non si attenuerà per numerosi anni nonostante il costante incremento industriale della zona.
Lo sviluppo industriale comunque continua a crescere nel XX secolo, e negli anni Venti, su circa seimila abitanti, duemila risultano impiegati come operai nell’industria.
Interessante la visita al Museo Agusta, sorto su iniziativa del Gruppo Lavoratori Anziani dell’Azienda e attivamente sostenuto dall’Azienda stessa, raccoglie centinaia tra cimeli, documenti, foto, disegni, esemplari, prototipi, modelli e ricostruzioni in scala naturale o ridotta di aerei, elicotteri, moto, componenti, che ripercorrono quasi un secolo di storia dell’industria meccanica e aeronautica italiana.

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1, 2, 3, 4: Foto Luca Marchioro - Itinerari e Sapori
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