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Cislago si trova, sulla Varesina sulla strada she da Milano porta a Varese, poco distante da Saronno.
Il 3 febbraio 1933, l’ispettrice Alda Levi scriveva una relazione
a proposito del ritrovamento di rottami di antiche urne funerarie in terracotta
appartenenti al primo periodo della civiltà di Golasecca.
La scoperta avveniva a Cislago, in occasione degli scavi in una fabbrica
di mattoni, ed era la prima notizia storica inerente a questo paese, Cislago,
anche se purtroppo, per diversi motivi, i resti non furono inviati al Museo
di Varese o ad altri musei specializzati, come veniva ancora lamentato in
una lettera al sindaco di Cislago il 21 novembre 1950, appunto inviata dal
Museo di Varese.
Il primo documento in cui indiscutibilmente appare un riferimento a Cislago
è comunque del 1054, e si tratta di una donazione di beni in Dricio
(Drezzo) e in Cistellaco (Cislago) al monastero di sant’Ambrogio confessore,
situato nei pressi di Milano, da parte di un certo Ottone figlio di Ariberto,
affinchè i monaci di Sant’Ambrogio preghino per la sua anima.
Cislago apparterrà quindi al contado del Seprio e sarà parte
della pieve di Olgiate Olona: si ha notizia della presenza di un sacerdote
a Cislago attraverso il testamento di un presbitero, Martino de Cistellago,
nell’anno 1280.
Dopo il periodo spagnolo, Cislago entra nell’ambito del ducato di
Milano, conoscendo tutte le vicissitudini dei paesi e degli abitanti di
questo territorio: nel XVI secolo, conta la presenza di circa ottanta famiglie,
per un totale di circa seicento persone.
Il Castello è forse il più significativo dei monumenti
di Cislago, di stile barocco, ricostruito nel 1620 per iniziativa di Cesare
Visconti.
All’interno, una pinacoteca conserva ancora dipinti secenteschi e
settecenteschi, fra i quali si trovano molti ritratti di mèmbri della
famiglia Visconti.
Cislago arriva così all’unità italiana attraverso diverse vicissitudini, fra cui l’invasione francese della fine del Settecento e la successiva occupazione, che costano al paese danni soprattutto al patrimonio artistico, saccheggiato dall’esercito napoleonico: in particolare verranno rubati i beni della chiesa di Santa Maria Sedate e quelli dell’oratorio della chiesa di Santa Caterina, che andrà anche distrutta.
Nel secolo XIX, la zona in cui sorge Cislago patirà anche la grave epidemia
di colera del 1836.
L’economia del comune rimane ancora prevalentemente legata all’agricoltura.
Cominciano i primi sintomi del fenomeno migratorio, soprattutto verso Germania,
Francia e le americhe.
Appartenuta durante il periodo del Seprio alla pieve di Olgiate Olona,
una delle più antiche della diocesi milanese, Cislago ha una chiesa parrocchiale
dedicata a Sanata Maria Assunta e ai santi apostoli Pietro e Paolo.
L’edifìcio sacro fu costruito nel 1607, su una preesistente costruzione
romanica, come spiega una relazione del 1618 in seguito alla visita pastorale
del vicario foraneo, con l’elemosina e la sovvenzione di tutto il
popolo, ma non si riuscì a provvedere a tutte le necessità
della costruzione anche per le difficoltà dovute alla frequente presenza
di eserciti stranieri nella zona, si era nel tempo delle guerre tra la Francia
e l’Impero, che aveva un epicentro proprio nel milanese, che evidentemente
non favorivano la quiete sociale.
Un’altra chiesa, situata nel centro del paese, poco distante dalla
parrocchiale, è quella dedicata alla Beata Vergine Maria Annunciata,
chiesa di rilevante importanza; un oratorio tardo gotico edificato verso
la fine del 1300.
Un’altra chiesa distante da Cislago meno di un chilometro è
Santa Maria in campagna, certamente già esitente alla fine del XV
secolo, come attesta un documento che fa stato dell’esistenza di una
scuola attigua alla chiesa.
Ma non si può escludere che la chiesa esistesse già nel medioevo
e sia sorta al di fuori dell’abitato secondo l’antica usanza
di accogliere i forestieri in un luogo appartato e fuori dal perimetro abitato.
Nei confronti della chiesa esiste una lunga tradizione devozionale, confermata
dall’esistenza di numerosi ex voto conservati nell’abitazione
del custode che vive nella frazione.
Da non dimenticare inoltre le chiese di San Giulio alla Massina, una
frazione di Cislago, quella di Santa Caterina, appartenuta all’ordine
religioso degli Umiliati e la chiesa di Nostra Signora del Sacro Cuore,
fatta edificare nell’anno 1900 dal conte Castelbarco e dalla popolazione
presso la Cassina Visconta.
Lambito da tré torrenti, il Fontanile, il Gardaluso e il Bozzente,
Cislago si trova in un territorio ricco da un punto di vista idrico, ma
non particolarmente fertile e non adatto a essere coltivato.
Scarsa la produzione agricola, assente quella industriale, se si eccettua
la presenza di una centrale dell’ENEL che fornisce energia elettrica
a molti paesi dell’Alto Milanese, Cislago deve la sua attività
economica sostanzialmente a piccole iniziative commerciali e artigiane.