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Grosso centro della zona sud-orientale della provincia e situato sulla riva del fiume omonimo, Fagnano Olona ha conosciuto un notevole sviluppo industriale negli anni Sessanta del ’900, diventando così l’attuale comune di oltre diecimila abitanti, sede di numerose industrie tessili, nel settore della chimica, delle materie plastiche e delle resine, della meccanica e della carta.
Il primo documento storico risale al 1045.
Nel Medioevo il paese appartenne al feudo di Olgiate Olona, dopo aver fatto parte del contado del Seprio, ma in seguito alla distruzione di Castel Seprio, avvenuta nel 1287, il territorio che faceva capo a Fagnano venne diviso in due parti: la prima, comprendente il castello e una parte del feudo, venne assegnata al ramo di Giovanni Visconti, i cui discendenti saranno i signori del paese fino alla loro estinzione, nel 1514, mentre la seconda parte verrà affidata ai discendenti di Azzo Visconti, fratello di Giovanni, che formarono il ramo dei Visconti di Jerago.L’edificio sacro più antico di Fagnano è la chiesa
della Madonna della Selva, che deve il suo nome alla leggenda secondo
la quale la bella statua lignea della Madonna della Pietà che si
trova al suo interno è stata trovata nei boschi limitrofi al paese.
Nei secoli XIV e XV, la chiesa originaria era costituita dall’attuale
cappella maggiore, mentre al XVI secolo risale il portico che ancora oggi
viene presentato come una delle parti più notevoli dell’edificio
da un punto di vista artistico, con le sue linee architettoniche armoniose
anche se alterate, nel 1578, dall’aggiunta dell’oratorio dei
Flagellanti o Disciplinati.
Settecentesca è invece l’attuale chiesa parrocchiale, dedicata
a San Gaudenzio.
Sempre a Fagnano si trova la chiesa dedicata a San Giovanni Battista,
del XV secolo, trasformata nel 1960.
Sulle porte in bronzo è possibile osservare gli episodi salienti
della vita di San Giovanni Battista, opera di uno scultore locale, Mario
Jannini Muzio.
Da non dimenticare anche gli oratori dedicati all’Immacolata, del
1752, e a Sant’Anna, costruito dieci anni più tardi.
I testi sono stati gentilmente forniti dalla Pro Loco di Fagnano Olona
Il castello di Fagnano Olona è situato sul ciglione che guarda il
corso del fiume Olona e ha sempre avuto una funzione strategica di rilievo.
Fin dall’alto medioevo, la Valle Olona rappresentava una naturale
via di penetrazione da Nord verso la pianura milanese e perciò è
naturale il trovare lungo la vallata una serie di fortificazioni sorte a
vigilare il percorso iniziando da Varese, scendendo a Castiglione Olona,
Castelseprio e appunto Fagnano.
Il castello viene considerato l’antemurale di Castelseprio ed è
citato nelle lotte tra i torrioni e i Visconti.
Nel 1257 l’Arcivescovo milanese Leone da Perego abbandonata la città,
si rifugiò nel Seprio, mentre da Milano partì Martino della
Torre, Capitano del popolo, che giunto con le sue milizie a Fagnano assediì
il castello che gli resistette e non fu conquistato.
Nel 1285 invece Fagnano visse di riflesso i fatti legati al Contado e alle
lotte tra le fazioni Torrione e quelle Viscontee.
Nell’ottobre di quell’anno le forze viscontee assediarono la
fortezza di Castelseprio in quel periodo tenuta da Guido da Castiglione,
seguace dei Torrioni.
Abbandonata poi l’impresa si portarono a Fagnano ma non sappiamo se
in quell’occasione il castello subì dei danni.
Quando il Seprio passò definitivamente in mano ai Visconti, il castello
di Fagnano fu tenuto da quel ramo familiare che si chiamò proprio
dei Visconti di Fagnano.
Il feudo fagnanese venne a dividersi in due parti distinte, una fu affidata
al ramo di Giovanni Visconti di Gasparo grazie al quale si formarono i Signori
di Fagnano ramo che si estinse nel 1514.
L’altra parte del feudo venne affidata ai discendente di Azzo Visconti,
fratello di Giovanni e che formarono il ramo dei Visconti di Ierago.
Mentre ai primi spettò il castello, i secondi abitarono nel cosiddetto
“Castellazzo” e la parte feudale da loro detenuta si nominerà
“Comune di Azzo Visconti”.
Il castello di Fagnano nel 1451 venne affidato da Francesco Sforza a Filippo
Maria Visconti conte di Albizzate, e figlio del milite Gaspare e di Agnese
Besozzi.
Allo stesso venne confermato nel 1470 dal duca di Galeazzo Maria Sforza.
Nei diari di Cicco Simonetta segretario ducale, è ricordato un soggiorno
nel 1474 di Galeazzo Maria Sforza al castello di Fagnano durante una battuta
di caccia.
Infatti il duca alla fine di ottobre di quell’anno dopo aver cacciato
a Castiglione, a Varese, e nei dintorni di Gallarate, trascorse la notte
del 31 ottobre al castello di Fagnano, “loco de Messer Filippo Visconti”.
Nel 1500 il castello era ancora in piena efficienza e partecipe delle lotte
che interessarono il gallaratese tra ducali, spagnoli e truppe francesi.
È segnalato un assedio da parte delle truppe ducali al castello,
presidiato dai francesi del capitano Valmontone.
Circondato il fortilizio i ducali ruppero l’ostinata resistenza degli
assediati snidandoli con cariche esplosive che fecero cadere una parete
del castello.
L’Imperatore Carlo V nel 1551 concesse il titolo di Conte di Fagnano
a Vitaliano Visconti Borromeo.
A Gaspare Visconti, che succedera' a Carlo Borromeo nel 1585 come Arcivescovo
di Milano, sono attribuiti i lavori di ristrutturazione del castello gia'
rovinato nei decenni precedenti. Nel trasformato castello l’Arcivescovo
Gaspare Visconti trascorreva i periodi estivi e qui si rifugiò durante
l’epidemia del 1587-88.
Nel 1674 il feudo fagnanese era tenuto congiuntamente dai Visconti di Fontaneto
e dai Visconti Borromeo.
Situato al centro del paese, sulla sponda sinistra dell’Olona, il
castello presenta ancora evidenti le sue massicce strutture fortificate.
In origine la pianta del fortilizio era quadrilatera, con quattro corpi
di fabbrica attorno al cortile e due torri angolari.
Questa è ancora la parte che sussiste sul lato nord del complesso,
con struttura quattrocentesca.
Successivamente, nel secolo seguente, si eseguirono delle opere di ampliamento
attribuite a Gaspare Visconti, così da raddoppiare la superficie
del castello verso sud, con i corpi ed il secondo cortile rivolti verso
il paese.
Attualmente il castello presenta così questa duplice struttura.
Verso la piazza dove attorno corre l’asciutto fossato, si apre l’ingresso
principale a cui si accede da un ponte che scavalca il fosso.
Il portale barocco con cornice bugnata e due colonne laterali in sarizzo
da l’accesso al primo cortile.
Sopra corre una balconata elegante, mentre ai lati sono i corpi di fabbrica
aggiunti alla fine del 1500.
La muratura in mattoni e l’aspetto delle nuove ali certamente ingentilisce
le forme severe del castello, attribuendogli oggi più il carattere
di palazzo residenziale che di fortilizio.
Entrati nel cortile un triportico passante con pilastri pugnati divide il
primo dal secondo cortile e la suddivisione risponde alla reale separazione
tra la parte nuova barocca e la parte antica quattrocentesca.
Il secondo cortile presenta sulle pareti tracce di affreschi policromi con
stemmi ed elementi decorativi.
Sotto l’intonaco scrostato si puì leggere ancora l’andamento
delle cornici in cotto delle finestre quattrocentesche, con arco a pieno
centro e a centro ribassato, oggi murate.
Sul alto nord del cortile c’è uno stemma con biscione visconteo
e ai lati le lettere F R.
Anche verso il porticato c’è un tondo con biscia viscontea
e le lettere gotiche F M, forse lo stemma di Filippo Maria Visconti che
deteneva il castello nella metà del quattrocento.
Altra pietra con stemma visconteo si trova sul portale che da l’accesso
allo scalone per i piani superiori.
Tra il primo cortile e il secondo a nord, sono ai lati le due torri originarie
del castello.
La torre di sinistra, ribassata rispetto all’edizione primitiva è
stata intonacata.
Verso la facciata principale si ha una finestra ricavata su di una precedente,
ad arco a pieno centro.
Nella parte superiore corre una cornice di mattoni a dente di sega, caratteristica
tipica delle strutture viscontee.
La torre di destra è integra nella sua struttura muraria in mattoni.
Una decorazione con i tipici denti di sega che si ritrova nei castelli visconteo
sforzeschi della pianura, corre lungo tutta la fascia mediana.
Sopra ci sono due finestre per ogni lato, ad arco ribassato, alcune murate.
Il tetto poggia sul coronamento dei merli ghibellini che concludono la parte
superiore senza sporto.
Sul lato esterno, a sud est dell’edificio, si nota chiaramente la
cesura tra il primo ed il secondo corpo, aggiunto successivamente.
Sulla parete del corpo quattrocentesco corre all’altezza del secondo
piano una serie di merli, poi integrati nella costruzione, che denota l’antico
andamento della muratura e la successiva trasformazione in epoca barocca.
Sempre a Fagnano vi è il complesso denominato “Il Castellazzo”
facente parte dei possessi fagnanesi dei Visconti di Ierago e così
denominato fin dal 1500.
Nell’atto divisionale del 1493 tra i fratelli Gaspare e Bernabò
Visconti, figli di Azzone, a Gaspare spettò la casa di Fagnano “uni
dicitur ad castellatium” al Castellazzo.
Questo edificio, posto anch’esso a dominare il corso dell’Olona,
ma più a sud del castello, deve aver avuto in origine delle strutture
fortificate così da giustificare il proprio nome.
Della struttura castellana rimangono il complesso a sud tipicamente quattrocentesco
con portale a tutto sesto in massi di granito, le finestre con eleganti
cornici in cotto e la possente muratura in ciottoli.
Elementi che fanno datare il complesso al secolo XV.
I testi sono stati gentilmente forniti dalla Pro Loco di Fagnano Olona
Essendo cadente e troppo angusta la vecchia chiesa di San Gaudenzio, risalente
al 1500, si intraprese nell’anno 1743 la costruzione dell’attuale
Basilica della Valle su disegno dell’architetto Dionigi Maria Ferrari,
che fu approvato dalla Veneranda Curia Arcivescovile il 15 novembre di detto
anno.
Siamo riusciti a trovare presso la Biblioteca Ambrosiana, nella “raccolta
Ferrari”, i disegni del progetti di San Gaudenzio.
Nell’archivio parrocchiale si conserva la “Memoria della Fabbrica
della Chiesa nuova”, un promemoria scritto dal parroco Mazzucchelli
che annota giorno dopo giorno i fatti più salienti di un’impresa,
per molti versi, non facile.
Sempre in archivio abbiamo una trascrizione dattiloscritta a cura del nostra
carissimo don Luigi Brambilla, che è di grande aiuto per chi non
vuol rovinarsi la vista leggendo l’originale.
Qui trascriviamo le prime e le ultime righe di questo quadernetto, che contengono
le date di inizio e conclusione dei lavori della chiesa.
Dalla prima pagina della “Memoria 1743. Novembre” “Addì
17 domenica 3a di novembre e di Avvento, ore 20.
Dall’Illustrissimo Signor don Giuseppe Visconti Borromeo si pose la
prima pietra solennemente prima benedetta dal Signor Prevosto Borrone di
Busto dietro al coro nel mezzo, ponendosi prima un poco di malta con cazzuola
in dorata tutto portato in processione dal suddetto don Giuseppe, la pietra
e dal suo Com.re Sig. Giuseppe Pallavicino la cazzuola.
Addì 18. Si cominciarono le fondamenta da due capimastri; cioè
M° Antonio Cattaneo di Vengono Superiore e M° Defendente Piantanida di Cedrate,
con altri quattro muratori”.
Cinque anni più tardi la Chiesa di San Gaudenzio è terminata.
Ecco le ultime fasi dell’impresa (ultime pagine della “Memoria”).
“1748 maggio lì 15. Stabilito l’involto del coro e anticoro.
Oggi s’è terminato di stabilire anche il coro.
Giugno lì 18. Si cominciaron li stucchi nel primo capitello dei finestroni
a mezzodì.
Luglio lì 27. Si è terminato di stabilire tutto il coro.
Settembre lì 18. Si sono terminati tutti li stucchi”. Abbiamo
già accennato alle difficoltà nella costruzione della chiesa.
Il “chronicus” ricorda la più grossa: “Per trovare
un’area che corrispondesse alla vastità della medesima si dovette
superare incredibili difficoltà, ma la generosità delle diverse
famiglie signorili che solevano dimorare in paese a quell’epoca, specialmente
dei Conti Visconti e dei fratelli Belvisi, resero possibile la costruzione
dell’ampio tempio.
A tal proposito pubblichiamo una mappa del 1753 che illustra, meglio di
ogni commento l’operazione avvenuta.
In seguito alla ratifica di queste donazioni si poté iniziare i lavori
della sacrestia e poi dell’imponente torre campanaria.
Nel 1788 il progetto dell’ing. Ferrari, con qualche modifica, era
finalmente attuato.
Le spese della fabbrica furono sostenute in gran parte dall’illustrissima
Casa Visconti, allora principale proprietaria del paese, da altri signori
possidenti, nonché dal popolo, il quale concorse col trasporto gratuito
del materiale occorrente.
Dal progetto dell’ing. Ferrari non risulta nessun porticato. Infatti
la facciata dalla elegante linea settecentesca non ne voleva nessuno.
Ancora una volta l’arte doveva pagare il pedaggio ad esigenze più
concrete e, diciamo pure, alla ambizione umana, a volte meschina, come nel
caso nostro.
“Siccome i signori Visconti per motivo di aver sostenuto la maggior
parte della spesa, pretesero di collocare il loro stemma non solo sull’incrocio
dell’arco delle due cappelle più vicine all’altare maggiore,
ma persino sulla facciata esterna, il popolo divisò di toglierlo
affinché il tempio non corresse pericolo di diventare in seguito
proprietà dei Visconti.
A tal scopo si eresse l’imponente atrio nel 1824 addossato alla facciata,
sostenuto da 10 colonne di muro con basi e capitelli di pietra tolta dalle
cave di Saltrio. Ciò diede luogo ad un clamoroso processo intentato
dai Visconti contro il popolo e che terminò col dar ragione al parroco
Pietro Maria Macchi, il quale spese L.12 del suo, per quella costruzione”.
Ma lasciamo da parte queste poco edificanti dispute e veniamo alla descrizione
della chiesa.
La Chiesa Parrocchiale di San Gaudenzio ha una sola navata che è lunga m.
28,50 e larga m. 11; dall’altare maggiore all’abside misura
m. 10,70; la lunghezza delle cappelle è di m. 3,30, lo sfondo m.
2,83.
L’altezza della navata è di m. 20, l’altezza della tazza
sopra l’altare è di m. 22.
L’altare maggiore è di marmi impellizzati, in gran parte di
bradile. Costruito nel 1777 su disegno dell’ing. Francesco Bernardino
Ferrari, figlio di Dionigi Maria.
“A tenore del contratto doveva essere di marmo massiccio, perciò
la Fabbriceria dopo scoperto l’inganno del marmorino, certo Antonio
Monzino di Como, essendosi opposta al pagamento dell’ultima rata di
L. 500, venne assolta”.
Le cappelle: la prima a destra, entrando, era dedicata alla Sacra Famiglia
e a San Carlo, ora a San Giuseppe patrono dei morenti.
È fabbricata con buoni marmi acquistati da una chiesa di Tradate.
La pala d’altare era il quadro della Sacra Famiglia, di buon autore
ignoto (sembra della scuola del Luini), che si conserva in coro attualmente.
Prima ancora c’era un quadro di San Carlo che, ridotto in pessimo
stato, fu tolto e sostituito da quello che prima si trovava nella seconda
cappella di juspatronato della famiglia Bulgherini (precisamente la Sacra
Famiglia).
Ora questa cappella la seconda dello stesso lato, è dedicata alla
Beata Vergine Immacolata di cui c’è una pregevole statua in
legno dono del missionario Francesco Belvisi.
La prima cappella a sinistra è dedicata al Santissimo Crocifisso,
collocato entro una nicchia incorniciata da marmo nero.
Il simulacro, molto venerato, proveniente dalla soppressa Chiesa di San
Marcellino di Milano fu collocato nel 1809, anno in cui venne inaugurata
la nuova cappella.
In questa cappella si può ammirare la “Deposizione” del
Mengozzi di proprietà della biblioteca di Brera.
La seguente cappella era dedicata alla Beata Vergine della Neve di juspatronato
Visconti; in essa vi era il quadro che serviva da pala, collocato in seguito
nel coro (non si sa che fine abbia fatto!), quando la cappella fu dedicata
a San Gaudenzio patrono della chiesa.
La statua del santo di cui si ignora la provenienza, ci sembra bella.
I marmi dell’altare sono di Carrara meno la mensola dei candelieri
che è di marmo giallo.
Entrando a sinistra c’è il Battistero in ottimo stato e in
piena regola.
Di fronte la cappella dedicata a Santa Teresa di Lisieux.
Nel 1872 “principalmente per la generosità di un oblatore”,
il parroco Zappa acquistò la Via Crucis.
La torre campanaria, opera di Francesco Bernardino Ferrari, si eleva a m.
40 a fianco del coro.
Fu iniziata nel 1786 e terminata due anni dopo; fu costruita con mattoni
formati con la terra di un fondo del Beneficio parrocchiale ove fu costruita
la fornace e trasportati a mano dai parrocchiani, disposti a catena, che
di là giungevano in paese.
I vivi del finimento sono di pietra della vecchia cava di Viggiù.
Nel 1791 furono collocate cinque nuove campane della ditta Natale Mainoni
di Milano.
Le sei campane di bronzo che vi sono ora furono acquistate dalla celebre
Fonderia Bizzozzero di Varese nel 1871.
La decorazione interna della chiesa è stata attuata, parte nel XIX
secolo e parte nel XX secolo con protagonisti i parroci don Rocco Fontana,
don Roberto Bernasconi e don Antonio Scarpa.
La “Basilica della Valle” è come il Duomo di Milano:
non è mai finita.
A partire dal 1860 siamo informati, circa i lavori della chiesa, dal chronicus
della Parrocchia di Fagnano.
Così ci è facile seguire a passo a passo i restauri, le aggiunte,
gli abbellimenti ed i cambiamenti.
Una data importante della storia della nostra chiesa è il 3 settembre
1883: “La chiesa parrocchiale di San Gaudenzio era tanto annerita,
specialmente nella volta e il cornicione molto rovinato, cosicché
abbisognava un sollecito restauro.
Avendo il parroco esposto al popolo la necessità di abbellire il
tempio e di aiutarlo con offerte generose, ne fu assecondato.
Principale offerente fu il Padre Francesco Belvisi, comproprietario del
paese, il quale diede, per tale scopo L. 1500. Tra i diversi disegni presentati,
dietro consiglio del Prevosto Tettamanti fu scelto quello del pittore Tagliaferro
di Lecco il quale dipinse nell’abside del coro la trasfigurazione
di Nostro Signore Gesù Cristo, sopra l’altare la Gloria di
San Gaudenzio che a giudizio di pittori intelligenti è riuscita egregiamente,
lungo la volta, sopra i quattro finestroni, i quattro principali dottori
latini, oltre tre quadretti rappresentanti la fede, la speranza e la carità
a colori, e in chiaroscuro San Gioacchino, Sant’Anna, San Giovanni
B., San Francesco d’Assisi, Santa Agnese e San Rocco.
Sul triangolo dell’atrio fu dipinto San Gaudenzio.
A conclusione dei lavori di restauro fu invitato per l’inaugurazione
del 3 settembre 1883 Mons. Paolo Ballerini, Patriarca titolare di Alessandria
d’Egitto”.
Un’altra data importante è quella del 5 maggio 1901: in occasione
della visita pastorale il Card. Andrea Carlo Ferrari consacrò la
Chiesa di San Gaudenzio.
Il fatto è eternato da una scritta che si può leggere sopra
la bussola di entrata sopra la porta principale.
Nel 1925 don Bernasconi riprende i lavori di decorazione.
Così troviamo scritto in un foglio datato 18 marzo 1927 e firmato
dallo stesso parroco e dal coadiutore don Giuseppe Donati: “Essendo
Sommo Pontefice Pio XI, che prima fu Arcivescovo Cardinale di Milano, Achille
Ratti nato a Desio, essendo Re Emanuele III, capo del governo e primo ministro
Benito Mussolini, parrocodi Fagnano Olona dal 14 febbraio 1914 don Roberto
Bernasconi e coadiutore don Giuseppe Donati, si intrapresero i lavori di
decorazione con stucchi e ornati, i ritocchi degli affreschi del Tagliaferri
a cura di Carlo Cocquio e le decorazioni in parte dei fratelli Luigi e Carlo
Bianchini di Ligurno.
I lavori cominciarono nel 1925 e continuarono negli altri anni con concorso
pecuniario di tutto il popolo che si sottoscrisse un’offerta mensile,
e gli operai nei vari stabilimenti pagarono L.5 a testa”.
Ci sembra che il progetto, alquanto ambizioso, del parroco Bernasconi non
abbia tenuto sufficientemente conto dello stile settecentesco della chiesa,
la quale risultò notevolmente appesantita.
Don Bernasconi non vide realizzato il suo sogno ma l’opera però
fu portata a termine dal suo successore don Antonio Scarpa il quale entrato
a Fagnano il 30 novembre 1930, già nel gennaio del 1931 riprendeva
i lavori: “Detti lavori consistevano nella decorazione a stucchi dell’altare
maggiore, nel coro e nell’affresco sulla regalità di Cristo
al lato sinistro dell’altare maggiore, di fronte all’organo
(ora c’è l’affresco dell’ultima cena). Pittore:
Arturo Galli di Milano, decoratore in oro Colombo Emilio di Fagnano, decoratori
in stucchi i fratelli Quigliatti di Varese.
Messa in opera di nove vetrate artistiche della ditta Brusotti di Milano:
una dedicata a San Gaudenzio sulla facciata e offerta dalla spettabile famiglia
Bellora. Due nel coro, uno raffigurante San Martino e l’altra Sant’Ambrogio,
offerte dal signor Angelo Pigni in memoria dei defunti genitori.
Due sull’altare maggiore offerte dalla ditta Candiani. Una sopra l'altare
dell'Immacolata offerta dalla Pia Unione delle Figlie di Maria. Una sopra
l'altare di San Gaudenzio, offerta dalla Confraternita del Santissimo Sacramento.
Due sopra l'altare del crocifisso e San Giuseppe, offerta dalle famiglie
Tronconi, Fontana, Bossi, Turati, ecc ecc.".
L’inaugurazione fu il 2 agosto 1931 festa patronale.
In quella occasione si fece pure l’incoronazione del Santo Crocifisso,
per opera di Mons. Cav. Uff. Eugenio Gilardelli, prevosto vicario foraneo
di Legnano.
Il 1932 vede l’inizio dei lavori della facciata, condotti a termine
per la festa del Corpus Domini del 1933, anno della visita pastorale.
Subito dopo la visita pastorale, nessuna importante innovazione nella chiesa
parrocchiale all’infuori di due affreschi eseguiti sempre dal prof.
Galli di Milano, ai lati del quadro della regalità.
Il primo venne fatto nel 1934 e rappresenta S. Giovanna Antida Thouret,
fondatrice dell’Ordine delle Suore della Carità;
Il secondo, fatto nell’anno seguente, figura il Santo Educatore dei
Giovani, Giovanni Bosco.
Bisognava arrivare fino al 1944 per trovare altre notizie riguardanti la
chiesa di San Gaudenzio e questa volta si tratta del nuovo organo.
“Anno di odio e di sangue il 1044, ma per noi fu un anno di generosa
cristiana carità.
All’edificazione spirituale delle anime va, di pari passo l’edificazione
materiale del tempio parrocchiale.
Per iniziativa del presidente degli Uomini di Azione Cattolica, rag. Adolfo
Gandola, d’accordo col M. Rev. Parroco di iniziano i lavori di ricostruzione
totale dell’organo, che sarà installato nell’abside e
che sarà fabbricato ex novo, dalla ditta Mascioni Vincenzo e Figli,
di Cuvio (VA).
L’organo nuovo sarà veramente una perla della Valle Olona e
i concerti devoti che da esso si sprigioneranno, serviranno ad aumentare
la devozione e la fede dei parrocchiani”.
L’organo nuovo, composto di due tastiere con 28 registri sonori più
9 meccanici, totale canne 1974, arrivò dalla fabbrica sui primi di
novembre del 1945 e la completa installazione nel Coro avvenne entro la
fine dello stesso mese.
Il 7 dicembre nel pomeriggio: “Sedeva al nuovo organo il maestro Francesco
Fossati di Busto Arsizio, direttore dei cori della nostra corale era il
maestro Giuseppe Mercanti pure di Busto Arsizio. Il collaudo riuscì
di gradimento a tutti.
Padrino era il generoso oblatore dell’organo stesso Comm. Giuseppe
Tignola, madrina la sua consorte, Giuseppina Meriggia Tignola”.
Sull’area del demolito organo, sempre nel 1945, fu dipinta fra nuove
stuccature e dorature, una ‘Cena degli Apostoli’, autore ancora
il Galli.
Ai fianchi il professor Milanese dipinse anche Santa Rita da Cascia e San
Francesco Saverio.
L’anno seguente la chiesa fu di nuovo abbellita con due tele raffiguranti
la conversione di San Paolo e l’apparizione di Cristo a San Pietro,
dipinte da un giovane dilettante del paese, Ezio Ubertalli, di discreto
valore: tele poste fra nuovi stucchi in fondo alla chiesa sopra le due porte
laterali.
Nel 1947 furono iniziati e completati i restauri del Battistero “che
stonava con la sua nudità. Ora, mediante l’opera intelligente
del prof. Arturo Galli, può stare alla pari col resto della Chiesa”.
Nel 1948 si rifà il pavimento: è in marmo di Carrara e rende
la chiesa ancora più splendente e degna del grande Re che vi abita.
I grandi lavori sono ormai eseguiti: rimane qualche ‘tocco’
che porta a definitivo compimento i grande e maestoso tempio.
Segnaliamo in data 1951 un’opera ‘nascosta’ che va ricordata
per il suo significato spirituale: a ricordo della Missione tenuta dai Padri
Passionisti, viene murata sotto l’atrio, una croce di bronzo appositamente
fusa dalla ditta Fratelli Pogliana.
Il 15 giugno 1958, in occasione del primo centenario dell’apparizione
della Madonna a Lourdes, viene incoronata solennemente l’Immacolata.
“Preparata con un triduo di predicazione e di preparazione dei bambini
della Cresima, la giornata è stata un trionfo per l’Immacolata.
La corona d’argento e d’oro, tempestata di pietre preziose è
stata posta da sua Ecc. Mons. Schiavini, Vicario della Diocesi”.
Infine i due ultimi interventi dell’epoca di don Scarpa, ambedue
nel 1960.
Il 3 ottobre festa di Santa Teresa del Bambin Gesù, viene inaugurato
e consacrato un nuovo altare dedicato alla ‘più grande Santa
dei tempi moderni’ per lascito testamentario della sig.na Angela Poletti
morta nell’agosto del 1959.
La spesa oltrepasso un milione e mezzo di lire.
L’altare è stato ideato e costruito sotto la direzione di un
Padre Cappuccino.
Sotto l’altare, la figura del corpo della santa, illuminato e splendente.
È un modello riuscito che attira la devozione, un gioiello d’arte
che oltre alla pietà dei fedeli, da decoro alla chiesa.
Il 17 dicembre: benedizione delle statue di Sant’Ambrogio e San Carlo,
installate in alto sulla facciata della chiesa, il sogno di don Scarpa dal
1930. “Il bianco marmo travertino, nel quale sono state scolpite le
due statue, del peso di 25 quintali ciascuna, opera notevole dello scultore
Riccardo Sutter di Milano, spicca nello sfondo rosso delle alcove ed i due
santi, patroni della diocesi in atteggiamento benedicente, sovrastano dall’alto
tutte le case del paese in segno di difesa e protezione.
Dopo trent’anni di speranze il reverendo parroco ha potuto realizzare
un’opera da lui ideata ed ora consacrata e benedetta da Mons. Galimberti,
Prevosto e Vicario foraneo di Busto”.
Nel 1965 don Antonio Scarpa, si ritira nella Casa di Riposo del Clero a
Milano; gli succede don Giuseppe Molinari che trasferito a Treviglio nel
1977 viene sostituito da don Piero Riveda a cui subentra nel 1997 l’attuale
parroco don Giovanni Annovazzi.
In questi anni, in coincidenza con la riforma liturgica, il tempio soprattutto
nella parte dell’altare maggiore è stato modificato ma, sia
perchè i cambiamenti sono recenti e noti a tutti, sia perchè
la sistemazione è provvisoria, non crediamo opportuno riferire la
cronaca dei fatti.
Un augurio però ci sentiamo di fare ai nuovi parroci affinché
venga rispettata la linea architettonica della meravigliosa opera del Ferrari
e nello spirito di coloro che ci hanno preceduto.
Nulla si risparmi per dare splendore e dignità a questo tempio, la
cui sacra area rappresenta dal secolo XIII il centro storico, spirituale
e ideale di tutta Fagnano.