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Sulla destra del percorso del fiume Olona si trova il comune di Gornate Olona, lungo la strada che collega Lozza con Cairate.
Secondo Dante Olivieri, nel Dizionario di Toponomastica Lombarda, il nome di Gornate non potrebbe essere separato dal termine Gorno, per cui si può pensare a Gorgan at oppure a Gorgon at, e la matrice originaria delle due parole sarebbe da cercare nella parola tedesca Gor, che significa stagno, palude.
L’arcivescovo di Milano, il cardinale Ildefonso Schuster, lo definì
castrum coronatum, cioè accampamento coronato, definizione che attesta
la presenza di soldati romani nella zona di Gornate, avvalorata dalla scoperta
di cimeli romani e anche da un’ara.
Si sa che Cornelio Scipione e Marco Aurelio occuparono questo paese e il
Contado del Seprio, al cui territorio Gornate Olona appartiene.
Di origine medioevale, anche se successivamente e più volte ristrutturata, è la parrocchiale dedicata a San Vittore
Fuori dal centro abitato, in una zona completamente boschiva, si trova la chiesa della Madonnetta, risalente al XVII secolo, con un notevole dipinto sulla facciata, raffigurante la Madonna con Gesù Bambino e con gli angeli in coro.
Nel territorio di Gornate Olona, lungo il confine con Castelseprio,
si trova il complesso monumentale conosciuto come ex monastero di Torba,
che è il nome della frazione di Gornate.
Questo complesso monumentale si costruisce attorno a una torre risalente
al V-VI secolo d.C. e venne originariamente utilizzato come castrum
romano, gotico e poi longobardo, prima di passare da un uso militare ad
uno religioso, in seguito all’ingresso nella struttura di alcune monache.
La presenza di un monastero è attestata da un documento del 22 dicembre
1049 con il quale l’arcivescovo ambrosiano Guido da Velate dona alle
monache del Sacro Monte di Varese un “…monasterio qui dicitur
Turba”, anche se gli affreschi di soggetto religioso rinvenuti all’interno
della torre risultano più antichi di tre secoli rispetto al monastero.
Le monache vengono presentate dagli storici come appartenenti all’ordine
benedettino, ma l’affermazione risulta in contrasto con la donazione
dell’arcivescovo Guido da Velate alle monache del Sacro Monte, in
quanto queste ultime non erano benedettine.
Comunque le monache abbandonarono il Monastero nel 1510, come attesta un
documento del 4 febbraio di quell’anno relativo appunto al loro trasferimento
a Tradate, nella Casa Conti donata dal padre di una delle monache, Ubertetto
Pusterla.
Il motivo del trasferimento sembra dovuto al fatto che il monastero si trovava
in un luogo paludoso, nei pressi del fiume Olona, causa di molte malattie
per le monache che vi abitavano.
Dopo il trasferimento delle monache a Tradate, il monastero venne abitato
dai contadini locali, fino al 1970, quando l’ultima famiglia abbandonò
il monastero.
Da allora il complesso di Torba è diventato di proprietà del
FAI (Fondo Ambiente Italiano), che negli anni successivi curerà un
graduale restauro degli edifici.