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Busto Arsizio è il secondo centro abitato più grande tra
quelli della provincia di Varese.
Situato nella zona pianeggiante della pianura, è importante centro tessile,
industriale e commerciale data la presenza di Malpensa e del polo fieristico
Malpensafiere.
Il toponimo sembra derivi da Bustum come abbreviazione di boum statio (stazione
di buoi), sorto come agglomerato urbano nella tarda epoca romana; oppure
uno stanziamento di soldati romani posti a guardia della strada che univa
Milano al Lago Maggiore, l’attuale strada del Sempione; oppure
ancora Bustum deriverebbe dal latino burere (bruciare) in quanto gli abitanti
delle vicinanze vi vedevano bruciare le fiamme delle primitive fonderie
di ferro.
Queste sono alcune delle interpretazioni piè correnti circa l’origine
di Busto Arsizio.
Comunque tutte concordano nel ritenerne l’origine romana.
Sul territorio dove attualmente sorge la città, perchè tale
è ormai diventata, di fatto e anche amministrativamente, grazie allo
sviluppo industriale e commerciale e all’incremento degli abitanti,
si erano insediati successivamente i Liguri (3000-1400 avanti Cristo), gli
Insubri (1400-1200) e poi gli Etruschi (1400-400).
Una storia che risente inevitabilmente della cultura romana, che si innesterà
su queste precedenti, integrandosi con esse, come è sempre stato
tipico del modo di conquistare dei Romani; questi ultimi, al termine del
lungo declino dell’Impero, lasceranno il posto ai Longobardi e allora
Busto entrerà nel Contado del Seprio, che estende la sua giurisdizione
sino a Castano Primo e alla pieve di Dairago, dove cominciava la Bulgaria,
cioè la zona comprendente Magenta e i paesi circostanti.
In questo periodo vengono costruite le due più antiche chiese di Busto Arsizio, dedicate a San Giovanni Battista e a San Michele, i patroni della nazione longobarda dopo la conversione di questo popolo dall’arianesimo al cattolicesimo, soprattutto grazie all’influenza della loro regina Teodolinda.
Nel 1488 Busto viene elevata a contea e Gian Galeazze Visconti è
il conte della città: siamo nel periodo del cosiddetto “Rinascimento
bustese” e il nuovo conte di Busto è un sostenitore e consigliere
di Ludovico il Moro, signore di Milano e protettore dell’ancora giovane
e inesperto Gian Galeazzo Visconti.
E un periodo ricco di fermenti culturali e artistici, del quale vogliamo
ricordare Agostino Busti, detto il Bambaja, il più grande artista
bustese dell’epoca, scultore di fama mondiale, celebre fra l’altro
per quel gioiello di architettura rinascimentale che è il santuario di
Santa Maria di Piazza. Difficoltà nello sviluppo economico, una
forte tassazione, ecco alcuni aspetti particolarmente negativi della vita
civile nella Lombardia del tempo; ad essi si devono aggiungere, fra gli
episodi che più duramente colpiscono la città la carestia
del 1570, un’epidemia di tifo probabilmente dovuta a carenze igieniche
in alcuni quartieri, che provoca la morte del prevosto e di due curati,
e la diffusione della peste nel 1576, durante l’epoca di san Carlo.
Ma accanto a questi elementi negativi, altri di segno positivo devono essere
menzionati, come per esempio l’istituzione della Scuola dei Poveri,
un insieme di consorzi di assistenza e di beneficenza con sede presso la
chiesa di Santa Maria, l’introduzione di una importante novità
tecnica nell’arte del tessere che promuove lo sviluppo del settore
e infine il trasferimento della sede pievana da Olgiate Olona a Busto Arsizio,
per intervento dell’arcivescovo san Carlo Borromeo, nel 1583.
Diffusasi a Milano nel 1629, la peste raggiunge anche Busto Arsizio.
Il feudo di Busto Arsizio passa, nel 1778, ai conti Gambarana, e successivamente
ai conti Cicogna, ma proprio durante il governo austriaco il potere dei
feudatari viene radicalmente ridimensionato.
La resistenza della popolazione alle riforme radicali di Giuseppe II si
manifesta soprattutto di fronte alle leggi che sopprimono le congregazioni
religiose con finalità devozionali e contemplative; questa contrapposizione
fra la società e il governo si verifica anche a Busto Arsizio, accentuandosi
con il trascorrere del tempo e raggiungendo anche le caratteristiche della
vera e propria rivolta, durante il periodo della dominazione francese.
Così il 29 gennaio 1797, una parte della popolazione di Busto si ribella
contro l'esercito di Bonaparte per liberare alcuni prigionieri austriaci.
Il comandante dell’esercito francese Kilmaine infliggerà soltanto
pene pecuniarie ai rivoltosi, ci si ricordi che la Francia aveva un disperato
bisogno di denaro per fronteggiare la guerra in corso, anche per evitare
una reazione generalizzata e per conquistare il consenso della gente con
una punizione blanda e clemente.
Ma sostanzialmente la popolazione di Busto Arsizio preferisce dedicare
le migliori energie allo sviluppo della propria economia, piuttosto che
impegnarsi nelle attività politiche entrando nelle società segrete massoniche
e liberali che si formano, un poco ovunque in Italia, in questa epoca.
E difatti l’economia cresce, e si sviluppa soprattutto il sistema
industriale: ciò avverrà particolarmente nel periodo della
Restaurazione, dopo il 1815, in seguito alla sconfitta di Napoleone Bonaparte
e al definitivo ritorno, degli Austriaci.
Significativa è la descrizione che ne fa uno dei principali storici
del comune, Pio Bondioli, nel suo Panorama storico dell’Alto Milanese,
pubblicato nel 1951: “L’Alto Milanese, dopo il 1815 fu percorso
da una febbre di iniziative industriali e commerciali destinate a fecondo
avvenire.
Stabilimenti e officine sorgono un pò dappertutto, ma specialmente
nei borghi principali.
Dall’estero (soprattutto Germania e Svizzera) vengono macchinari,
esperti e capitali a dare mano agli industriali locali.
In testa e al primo piano si distinguono i cotonieri, che raccolgono in
edifici appositamente costruiti i numerosi telai di legno e a mano sparsi
già nelle case private, introducono la filatura meccanica.
Sono gli anni dei grandi pionieri dell’industria moderna italiana
e la storia della nostra regione viene a contendersi con quella della industria
cotoniera”.
Viene il tempo del Risorgimento e anche alcuni abitanti di Busto partecipano
alle guerre d’indipendenza, arruolandosi nell’esercito piemontese
o fra i volontari di Giuseppe Garibaldi; ma la proclamazione del Regno d’Italia
incontra anche dure opposizioni, di natura religiosa e sociale, che si organizzeranno
nel movimento cattolico e in quello socialista.
II nuovo governo italiano, adottando una politica economica fortemente
liberista e abolendo le protezioni doganali, contribuisce a mettere in crisi
le industrie locali; si eleva così la protesta della popolazione
minacciata anche nell'occupazione, una protesta che aumenta di fronte all’incremento
della pressione tributaria, assai più gravosa di quella richiesta
dal governo austriaco.
Questo non deve far pensare che manchino altri elementi caratteristici della
vita e della storia della seconda città della provincia varesina.
Busto Arsizio ha dato i natali a Daniele Crespi, uno dei principali pittori
lombardi del Seicento, che ha lasciato alcuni autentici capolavori della
pittura del periodo controriformistico, come il Cristo morto pianto da un
Santo, custodito nella Basilica di San Giovanni a Busto unitamente alle
notevoli tele che ornano lo stesso altare e agli affreschi della cupola
nella medesima Basilica.
Un altro artista da ricordare, o meglio soprattutto un organizzatore culturale,
è Giuseppe Bossi, segretario della Pinacoteca e della Biblioteca di Brera,
poeta dialettale, acuto esponente del neoclassicismo italiano, amico di
Carlo Porta, di Canova, di Alessandro Manzoni.
Accanto alle persone, non vanno dimenticate la Biblioteca Capitolare di
San Giovanni, che custodisce numerosi antifonari miniati ritenuti di Francesco
Crespi De Roberti, un sacerdote e studioso morto nel 1524.
Busto Arsizio à conosciuta ovunque, anche all’estero, per
la produzione nel settore tessile, che prima della seconda guerra mondiale
contava la presenza di 65 industrie, attualmente l’industria bustocca
si è molto diversificata anche per la crisi che ha investito il settore
tessile.
Industria meccanica, lavorazione della plastica, edilizia sono i settori
dove l’industria locale ha cercato ed è riuscita a colmare la
crisi del tessile, unitamente a uno sviluppo costante del settore commerciale
e del terziario.