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Centro importante a sud della provincia, sulla strada varesina che porta da Varese a Milano.
La ricerca delle origini della città ha condotto gli studiosi ad ipotizzare
una parentela del nome attuale del comune con il luogo nominato su carte
nautiche della Grecia antica come Saron.
Questo sarebbe stato il porto dal quale i Focesi, marinai della Focide,
salpavano per compiere razzie in Asia Minore e in Italia.
Intorno al 200 a.C., i Focesi guidati dal loro capo Statella, combatterono
a lungo contro i Liguri e fu solo l’intervento delle legioni romane
che li spinse a stanziarsi nei pressi della colonia romana che faceva capo
a Rhaudum, l’odierna Rho, sulle rive del torrente Lura.
Il luogo dell’insediamento, secondo questa suggestiva ma non documentata
ricostruzione, sarebbe dunque stato denominato Saron in analogia con il
toponimo della comunità di origine.
Sulla base di questi elementi e della particolare conformazione geografica
del territorio, simile a quello scelto per molti altri centri limitrofi,
gli studiosi ritengono con una buona approssimazione che Saronno sia stato
un borgo di notevole importanza, in quanto posto all’incrocio delle
vie che raggiungevano Como, Milano e Varese.
Il nome del vicus, secondo la prima notizia documentata, una carta notarile
risalente al 796, era Solomno, fatto confermato da altri atti del secolo
IX, prima che il toponimo mutasse, nel X secolo, in Solonno, successivamente
in Serogno e Sorogno nel XII, per assumere poi la forma Serono, dalla quale
risale il successivo passaggio a Sarono, ultima forma prima dell’attuale.
Alla fine del XIII secolo, dal Liber Nolitiae Sanctorum Mediolani, gli edifici
sacri risultavano quattro, tutti sottoposti alla pieve di Nerviano.
Il primo dedicato a Santa Maria, poi la chiesa di San Pietro, attigua al
convento dei francescani, che verrà rifatta nel 1297 e prenderà
il nome di San Francesco, una dedicata a San Solutore, demolita nel 1633,
e una a San Michele, soppressa nel 1583.
La suddivisione amministrativa in contadi rurali vede nel 1233 Saronno nel
contado di Burgaria, che nel 1270 dovrà entrare a far parte del dominio
di Francesco Della Torre, dal quale passerà poi a Lodrisio Visconti
e successivamente a Marco Visconti.
Subentrato Lodovico Sforza alla guida del Ducato di Milano, Saronno nel
1491 venne fatta oggetto di dono da parte di questi a Cecilia Gallarani,
moglie del conte Lodovico Bergamino; tuttavia, con la calata in Italia del
re di Francia Luigi XII, i diritti feudali entrarono in possesso di Stefano
Castiglioni, investitone dal monarca francese nel 1499.
Quando però i Francesi vennero respinti dalla Lega Santa, formata
dagli eserciti spagnolo e pontificio, Francesco II Sforza, divenuto signore
di Milano, concesse il feudo di Saronno a Giovanni Antonio Biglia, i cui
successori lo mantennero, con una breve interruzione negli anni tra il 1531
e il 1533, fino all’avvento delle armate napoleoniche.
La vita di Saronno durante il periodo rinascimentale vede, oltre a queste
grandi realizzazioni religiose, anche calamità di grande rilievo,
con il borgo messo a dura prova da epidemie di pestilenza che lo colpirono
in modo particolarmente violento dall’agosto del 1576 al maggio dell’anno
successivo, e nel 1629 fino a tutto il 1630, quando le vittime del morbo
raggiunsero le tremila persone, lasciando l’economia saronnese in
ginocchio per molti decenni.
Nell’ultimo scorcio del secolo XVIII, con il dominio di Napoleone
Bonaparte, a Saronno verrà soppresso il convento dei frati minori
francescani, verranno requisite le loro proprietà e persino quelle
del Santuario.
La trasformazione di Saronno in senso industriale ha le sue origini con
la costruzione della linea ferroviaria di collegamento con Milano e le
province vicine, grazie alla quale, verso la fine del ’900, iniziano
ad insediarsi importanti stabilimenti come quello dolciario.
Le attività economiche diverranno via via più diversificate,
comprendendo anche i settori meccanico, tessile e manifatturiero, fino ad
arrivare ai giorni nostri, dove si nota un graduale spostamento verso il
settore terziario.
Di incerta fondazione, ma probabilmente risalente agli ultimi anni del
Quattrocento, è il Santuario della Madonna dei Miracoli, il maggior
edificio sacro di Saronno.
I primi architetti che posero mano all’opera furono Giovanni Antonio
Amadeo, discepolo del Bramante, e Vincenzo dell’Orto, detto Seregni.
La fabbrica continuò ad essere ampliata durante il secolo XVI, periodo
al quale risalgono il campanile, eretto nel 1516 da Paolo Della Porta, e
la facciata, commissionata da San Carlo Borromeo all’architetto Pellegrino
Tibaldi nel 1581, ma terminata tra il 1596 e il 1612, quando la chiesa era
già stata ampliata a tré navate.
La caratteristica maggiore del Santuario è rappresentata tuttavia dagli
affreschi eseguiti da Gaudenzio Ferrari e Bernardino Luini.
La cupola, dipinta dal Ferrari nel 1536 e raffigurante un grandioso concerto
di angeli, è forse l’opera di maggior pregio tra le altre pur
eccelse del Santuario.
Il ciclo di Bernardino Luini occupa invece gli spazi delle pareti e di alcune
cappelle con vicende bibliche e mitologiche, raffigurazioni tratte dal Vangelo
e dalle vite dei Santi.