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Saronno

Come raggiungere Saronno


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Saronno

Fonte: I testi sono tratti da:

    Autore: Marco Invernizzi e Andrea Morigi
    Titolo: “I comuni della provincia di Varese”
    Casa editrice: Edizioni Del Drago
    Anno di pubblicazione: Milano, 1992

I testi sono stati modificati e adattati per le esigenze del sito mantenendo invariate le qualità delle informazioni.

Saronno: particolare del Santuario (1)
Foto 1: didascalia
Saronno: particolare del Santuario

Caratteristiche del territorio

Cenni storici

Centro importante a sud della provincia, sulla strada varesina che porta da Varese a Milano.

La ricerca delle origini della città ha condotto gli studiosi ad ipotizzare una parentela del nome attuale del comune con il luogo nominato su carte nautiche della Grecia antica come Saron.
Questo sarebbe stato il porto dal quale i Focesi, marinai della Focide, salpavano per compiere razzie in Asia Minore e in Italia.
Intorno al 200 a.C., i Focesi guidati dal loro capo Statella, combatterono a lungo contro i Liguri e fu solo l’intervento delle legioni romane che li spinse a stanziarsi nei pressi della colonia romana che faceva capo a Rhaudum, l’odierna Rho, sulle rive del torrente Lura.
Il luogo dell’insediamento, secondo questa suggestiva ma non documentata ricostruzione, sarebbe dunque stato denominato Saron in analogia con il toponimo della comunità di origine.
Sulla base di questi elementi e della particolare conformazione geografica del territorio, simile a quello scelto per molti altri centri limitrofi, gli studiosi ritengono con una buona approssimazione che Saronno sia stato un borgo di notevole importanza, in quanto posto all’incrocio delle vie che raggiungevano Como, Milano e Varese.
Il nome del vicus, secondo la prima notizia documentata, una carta notarile risalente al 796, era Solomno, fatto confermato da altri atti del secolo IX, prima che il toponimo mutasse, nel X secolo, in Solonno, successivamente in Serogno e Sorogno nel XII, per assumere poi la forma Serono, dalla quale risale il successivo passaggio a Sarono, ultima forma prima dell’attuale.
Alla fine del XIII secolo, dal Liber Nolitiae Sanctorum Mediolani, gli edifici sacri risultavano quattro, tutti sottoposti alla pieve di Nerviano.
Il primo dedicato a Santa Maria, poi la chiesa di San Pietro, attigua al convento dei francescani, che verrà rifatta nel 1297 e prenderà il nome di San Francesco, una dedicata a San Solutore, demolita nel 1633, e una a San Michele, soppressa nel 1583.
La suddivisione amministrativa in contadi rurali vede nel 1233 Saronno nel contado di Burgaria, che nel 1270 dovrà entrare a far parte del dominio di Francesco Della Torre, dal quale passerà poi a Lodrisio Visconti e successivamente a Marco Visconti.
Subentrato Lodovico Sforza alla guida del Ducato di Milano, Saronno nel 1491 venne fatta oggetto di dono da parte di questi a Cecilia Gallarani, moglie del conte Lodovico Bergamino; tuttavia, con la calata in Italia del re di Francia Luigi XII, i diritti feudali entrarono in possesso di Stefano Castiglioni, investitone dal monarca francese nel 1499.
Quando però i Francesi vennero respinti dalla Lega Santa, formata dagli eserciti spagnolo e pontificio, Francesco II Sforza, divenuto signore di Milano, concesse il feudo di Saronno a Giovanni Antonio Biglia, i cui successori lo mantennero, con una breve interruzione negli anni tra il 1531 e il 1533, fino all’avvento delle armate napoleoniche.

La vita di Saronno durante il periodo rinascimentale vede, oltre a queste grandi realizzazioni religiose, anche calamità di grande rilievo, con il borgo messo a dura prova da epidemie di pestilenza che lo colpirono in modo particolarmente violento dall’agosto del 1576 al maggio dell’anno successivo, e nel 1629 fino a tutto il 1630, quando le vittime del morbo raggiunsero le tremila persone, lasciando l’economia saronnese in ginocchio per molti decenni.
Nell’ultimo scorcio del secolo XVIII, con il dominio di Napoleone Bonaparte, a Saronno verrà soppresso il convento dei frati minori francescani, verranno requisite le loro proprietà e persino quelle del Santuario.
La trasformazione di Saronno in senso industriale ha le sue origini con la costruzione della linea ferroviaria di collegamento con Milano e le province vicine, grazie alla quale, verso la fine del ’900, iniziano ad insediarsi importanti stabilimenti come quello dolciario.
Le attività economiche diverranno via via più diversificate, comprendendo anche i settori meccanico, tessile e manifatturiero, fino ad arrivare ai giorni nostri, dove si nota un graduale spostamento verso il settore terziario.

Principale attrattiva

Santuario della Madonna dei Miracoli
Saronno: Santuario della Madonna dei Miracoli (2)
Foto 2: didascalia
Saronno: Santuario della Madonna dei Miracoli

Di incerta fondazione, ma probabilmente risalente agli ultimi anni del Quattrocento, è il Santuario della Madonna dei Miracoli, il maggior edificio sacro di Saronno.
I primi architetti che posero mano all’opera furono Giovanni Antonio Amadeo, discepolo del Bramante, e Vincenzo dell’Orto, detto Seregni.
La fabbrica continuò ad essere ampliata durante il secolo XVI, periodo al quale risalgono il campanile, eretto nel 1516 da Paolo Della Porta, e la facciata, commissionata da San Carlo Borromeo all’architetto Pellegrino Tibaldi nel 1581, ma terminata tra il 1596 e il 1612, quando la chiesa era già stata ampliata a tré navate.
La caratteristica maggiore del Santuario è rappresentata tuttavia dagli affreschi eseguiti da Gaudenzio Ferrari e Bernardino Luini.
La cupola, dipinta dal Ferrari nel 1536 e raffigurante un grandioso concerto di angeli, è forse l’opera di maggior pregio tra le altre pur eccelse del Santuario
.
Il ciclo di Bernardino Luini occupa invece gli spazi delle pareti e di alcune cappelle con vicende bibliche e mitologiche, raffigurazioni tratte dal Vangelo e dalle vite dei Santi.

Legenda foto
1, 2: Foto Luca Marchioro - Itinerari e Sapori
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