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Nell’area dove ora sorge Uboldo, nella zona pianeggiante detta Cerrina, si suppone che in età preistorica si stendesse un lago che doveva lambire i territori di Cislago, Cerro Maggiore e Gerenzano.
Distrutta probabilmente dall’esercito romano guidato da Caio Claudio
Marcello nel 222 a.C., la città di Acerra vide sorgere sulle sue
rovine i villaggi di Uboldo e Cerro, che sorsero come fortificazioni allo
scopo di difendersi dalle invasioni barbariche.
È nel 1397 che il nome di Uboldo compare con certezza per la prima
volta, con la dizione Ambold, della quale si sono ipotizzate due diverse
spiegazioni: la prima farebbe derivare il toponimo da Vicus Bodonus Viboldonum,
ma esiste il dubbio che si possa trattare del paese di Viboldone, in provincia
di Milano, la seconda ipotesi rintraccia l’origine del nome di Ugobaldum,
denominazione che compare nel documento relativo ad una permuta avvenuta
nel 1005 tra l’abate Atevano del Monastero di San Vittore in Milano
e l’arcivescovo Arnolfo.
Ugobaldo appare ancora più tardi, nel 1053, in una donazione di terreni
fatta da Guido a sua moglie Lantiria.
L’abitato doveva essere composto in quel periodo prevalentemente
di strutture fortificate e le cronache dell’epoca narrano di quattro
torri, di cui due fino a poco tempo fa riconoscibili.
La prima è la “Torre dei Galli”, distrutta nel
1897 e della quale si afferma che fosse collegata ad un passaggio sotterraneo
che conduceva a Legnano.
La seconda è la “Torre dei Prigionieri”, posta
all’interno di un rustico nella via San Martino e adibita ad abitazione
dopo essere stata più volte restaurata.
Le altre torri, demolite rispettivamente nel 1860 e nel 1900,sorgevano
nell’antico Palazzo Crivelli e nel cortile dei Moneta, di fianco alla
chiesa dei Santi Cosma e Damiano.
I simboli delle torri sono ancora oggi presenti nell’immaginario popolare
e costituiscono l’emblema di una delle contrade che si contendono
annualmente il Palio, che dal 1975 viene organizzato tra i diversi rioni
di Uboldo, le Contrade Taron, San Cosma, Lazarett e Beli.
Doveva dunque essere questo il perimetro del castello e dell’abitato
primitivo di Uboldo, all’interno del quale erano comprese le attuali
piazze di San Cosma, San Giovanni Bosco e San Pietro, dove rimangono le
vestigia degli antichi palazzi dei feudatari, i Morandi, gli Isimbardi e
i Crivelli.
Le torri rimangono comunque, nell’immaginario popolare, il centro
di numerosi riferimenti leggendari all’imperatore Federico Barbarossa,
che qui si sarebbe fermato dopo la battaglia di Legnano del 1176.
Partendo da alcuni dati narrati dallo storico Morigia, che attesta un passaggio
del Barbarossa da questi luoghi mentre ritornava da Roma, è però
possibile individuare un intervento diretto dell’imperatore germanico
ad Uboldo.
Nell’archivio parrocchiale esiste infatti una nota che, prendendo
come prova un’annotazione riportata nell’archivio del marchese
Fagnani di Gerenzano, afferma che la chiesa dei Santi Pietro e Paolo
sarebbe stata eretta dalle fondamenta dall’imperatore Federico Barbarossa
nell’anno 1177.
L’edificio venne in seguito più volte ricostruito ed
è ora visibile nelle forme dell'ultimo rifacimento, risalente al
1913.
Gli altri luoghi di culto presenti sul territorio sono la chiesa
dei Santi Cosma e Damiano, che fu la prima cappella del Castello
ed ha subito interventi di ricostruzione nel XVII secolo, e la chiesa
di Nostra Signora del Soccorso, che conserva alcune strutture del 1300.
Resasi amministrativamente autonoma nel 1950 dal comune di Saronno, a cui era stata unita dal 1928, Uboldo ha dato avvio ad uno sviluppo industriale che si è affermato dalla seconda metà del nostro secolo, quando le risorse produttive tradizionalmente costituite dall’agricoltura, sono state gradualmente trasformate con l’insediamento di aziende alimentari, meccaniche, estrattive, di lavorazione di materie plastiche e metalli, oltre che di imprese artigianali, edili e commerciali, che hanno creato le condizioni economiche favorevoli all’affermazione del settore terziario.