Ristorante Caffè Teatro (Samarate)
Pizzeria Sorriso - Pizza d'asporto (Albusciago di Sumirago)
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Sorge su un terreno in parte collinare e diluviale, in parte morenico e pianeggiante, sulla destra del torrente Arno.
Trae il suo nome da una casa rurale, Villa Albuciatis, sorta in epoca prossima alla nascita di Cristo.
Abitata già dagli Insubri, che hanno lasciato un perenne ricordo
della propria cultura religiosa nell’Ara votiva dedicata a Giove e
ora conservata nel Museo Lapidario della famiglia Archinto Visconti, Albizzate
assurge per la prima volta agli onori della storia nell’807, quando
Arpicario, Conte Palatino, prende possesso dei territori di Albizzate, denominata
allora Arbigiade, di Sumirago, Quinzano, Catello e Germignaga, nonché
degli arnesi da lavoro e della servitù.
Gli Albizzatesi del periodo carolingio emergono, alla luce di questi documenti,
come una popolazione rurale composta da una cinquantina di persone, dedite
all’allevamento del bestiame e allo sfruttamento delle risorse dei
boschi vicino ai quali abitavano, in case di pietra e di legno, e da cui
si spostavano per coltivare le terre arabili in prossimità dei torrenti
Tenore ed Arno.
La struttura urbana di Albizzate, così come appare dal Catasto di
Maria Teresa, si colloca, almeno dal 1726, a ovest della Valle dell’Arno
e le attività economiche principali rimangono quelle legate all’agricoltura
fino alla fine del XIX secolo.
Il centro attorno a cui si raccoglieva il nucleo più consistente
delle abitazioni era il Castello, posto sulla sommità dell’altopiano,
di cui è documentata l’esistenza sin dalla prima metà
del XVII secolo.
È nel 1633, alla morte dell’ultimo Visconti di Albizzate, che,
in un inventario dei beni da lui lasciati, viene descritto il Castello come
“casa da nobili”, di cui non si intravedono più ormai
le caratteristiche militari, scomparse evidentemente a vantaggio di aspetti
più “borghesi”.
Passato in eredità ad Anna Visconti, figlia di Cesare, il Castello subirà
modifiche strutturali nel 1665, dopo il matrimonio di lei con il marchese
Geronimo Stampa.
La figlia Camilla, dopo la morte del genitore, erediterà tutti i suoi beni
e, sposatasi con il Conte Senatore Filippo Archinto, nominerà propri eredi
i figli Carlo e Gerolamo, al primo dei quali passerà il Castello, che dal
1868 fino ai giorni nostri è di proprietà della famiglia Bruni.
Nel 1693, alla morte di Federico Visconti, arcivescovo di Milano, il feudo
di Albizzate era costituito dai territori di Albizzate, Gaggio, Castronno,
Bodio, Bernate, Caidate, Casale, Inarzo, Sumirago, Caronno Ghiringhella,
Travaglino e Tordera.
Le famiglie, denominate “fuochi”, erano ottantasei, mentre quattro
erano le chiese; vi si contavano inoltre sei cascine e cinque mulini.
Il territorio, di un’estensione pari a quattrocento pertiche, era
molto fruttifero.
Tra le attività economiche degli Albizzatesi di quel periodo si registra
anche l’esistenza di due osterie con forno per il pane, appartenenti
l’una alla marchesa Stampa e l’altra al Cardinale.
Albizzate, durante la visita del cardinale Pozzobonelli, avvenuta il 15 maggio del 1750, contava due confraternite di fedeli, mutate nel titolo del protettore, rispetto a quelle del 1622, in Beata Vergine Annunciata e Dottrina Cristiana.
Le chiese erano la parrocchiale di Sant’ Alessandro, la SS. Trinità, San Luigi e quella della Purificazione della Beata Vergine in Valdarno.
Un deciso punto di svolta, sia nel paesaggio sia nello stile di vita, si
ha con la costruzione della ferrovia Varese – Milano nel 1865.
La costruzione della stazione ad Albizzate facilita gli spostamenti e gli
scambi commerciali ed ha così inizio la migrazione temporanea e periodica
verso Milano, Novara, Cremona, Pavia.
Alcuni lavoratori si spostavano stagionalmente anche in Francia e Svizzera.
Verso la fine del 1800 l’economia locale vede la coltura agraria in
declino, in seguito all’avanzare dell’industria manifatturiera.
Fino a questo periodo, Albizzate era divisa in corti coloniche, mentre alcuni
dei suoi abitanti vivevano anche in cascine e la famiglia media si componeva
di sei persone.
La prima fabbrica impiantata sul territorio del comune sarà la filanda,
che da lavoro soprattutto a donne e bambine.
A partire dagli anni che precedono la seconda guerra mondiale, l’industria
meccanica diviene il ramo primario dell’economia, che si svilupperà
dando luogo all’arrivo di lavoratori immigrati da altre regioni d’Italia.
I settori di attività che si affermano durante il boom industriale
sono lo stampaggio, la viteria, la meccanica di precisione, l’arredamento,
mentre attualmente i livelli di occupazione sono assicurati soprattutto
dal settore chimico e da quello tessile.
I Visconti di Albizzate, ramo cadetto dei Visconti di Milano, dopo la distruzione
di Castelseprio nel 1287, succedono nella signoria di questi territori ed
è durante il dominio ai Pietro Visconti, figlio di Gaspare, intorno
al 1380, che viene costruito l’Oratorio Visconteo di San Venanzio,
dove si possono ammirare affreschi dipinti da pittori di scuola giottesca.
L’edificio ha una sola navata ed è collegato all’abside
tramite un arco trionfale.
La decorazione pittorica riporta nella nicchia dell’abside i dodici
apostoli e nella calotta la “Maiestas Domini” con i simboli
dei quattro Evangelisti.
Le pareti sono decorate da tré ordini di affreschi che narrano le storie
di San Giovanni Battista e San Ludovico di Tolosa.
Nota caratteristica di questo complesso di alto valore artistico è
la raffigurazione, all’interno dei cicli pittorici, della vita quotidiana
degli Albizzatesi durante il periodo in cui, si dice, siano stati immortalati
nei loro gesti e nel le attività di lavoro.
Il cappellano dei Visconti, annotando i dati anagrafici della popolazione
sul proprio registro in occasione delle nascite, delle morti e dell’amministrazione
dei Sacramenti più importanti, ce ne ha tramandato il ricordo in
nomi come Tadeo, Bassano, Pestoleto, Pioto.
L’Oratorio, legato al patrimonio passato poi in eredità ai Taverna,
venne acquistato nel 1935 da don Viscardi e restaurato a partire dal 1938.