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Fonte: I testi sono tratti da:

    Autore: Marco Invernizzi e Andrea Morigi
    Titolo: “I comuni della provincia di Varese”
    Casa editrice: Edizioni Del Drago
    Anno di pubblicazione: Milano, 1992

I testi sono stati modificati e adattati per le esigenze del sito mantenendo invariate le qualità delle informazioni.


Castronno: casa – torre (1)
Foto 1: didascalia
Castronno: casa – torre

Caratteristiche del territorio

Cenni storici

Sito in posizione collinare, ad est del torrente Arno e a pari distanza tra Gallarate e Varese, il comune trae il suo toponimo verosimilmente dal latino castrum, anche se non vi è traccia alcuna sul territorio di costruzioni che confermino l’etimologia del termine, che sta ad indicare un luogo fortificato.

Posto durante il Medioevo all’interno del Contado del Seprio, Castronno poteva rivestire funzioni di avvistamento e di richiamo nel sistema difensivo e di approvvigionamento della zona, sebbene si possa avanzare anche un’altra ipotesi sul termine castrum come “villa” o “fattoria”, ad evidenziarne l’antica vocazione agricola.
Le chiese che vengono citate in questo periodo sono quelle di Sant’Alessandro e di San Nazaro ma non si possono ancora definire parrocchie, sia per la minima autonomia dalla chiesa plebana, sia per la rendita esigua derivante al cappellano.

Nonostante la posizione non privilegiata, alcuni tra gli abitanti del paese ebbero comunque modo di salire nella stima dei signori di Milano, città che frequentavano assiduamente come risulta da parecchi documenti: un Giovanni de Castrona ottenne infatti da Ludovico Maria Sforza, nel 1498, l’incarico biennale di giudice delle vettovaglie di Milano.
Fu in questo ambito sociale che avvenne, nel 1570, la visita di San Carlo Borromeo, preceduta da quella del suo incaricato padre Leonetto Chiavone, gesuita, che descrisse la situazione ecclesiale al proprio vescovo, stilando il primo elenco dei beni posseduti dalla parrocchia.
Fu proprio in seguito alla visita alla pieve di Castelseprio che San Carlo decise di trasferirne il centro a Carnago, a causa dell’ormai avvenuta decadenza dell’antica capopieve; contestualmente, negli archivi parrocchiali iniziano ad apparire le prime registrazioni dei Sacramenti impartiti sul luogo.
Esistevano in questo periodo le Confraternite del SS. Sacramento e di Sant’Orsola e la vita religiosa conosceva un periodo di vigore, testimoniato anche dal fatto che, già dal 1500, operava la “Compagnia della riformazione cristiana”, allo scopo di istruire gli abitanti di Castronno alla fede.
II paese costituiva parte del feudo di Albizzate da quando, nel 1643, era stato acquistato con altri territori dalla famiglia Visconti; nel corso del XVII e del XVIII secolo si verificarono parecchie controversie ereditarie e rivendicazioni da parte di pretendenti al feudo che si risolsero nel 1751 quando, sulle carte catastali volute dall’imperatrice Maria Teresa d’Austria, i proprietari di Castronno risultavano gli Archinti.
Con l’avvento delle armate francesi e la proclamazione della Repubblica Italiana nel 1802, l’assetto territoriale dei comuni che vi erano sottoposti venne censito minuziosamente e, dai documenti relativi, apprendiamo che il numero degli abitanti di Castronno, nel 1807, era di 431 e che il loro reddito derivava soprattutto dall’agricoltura.
Le risorse produttive traevano un aiuto anche dall’allevamento del baco da seta, grazie alla qualità dei gelsi che crescevano sulle rive dell’Arno, ma la situazione economica non conobbe mutamenti di rilievo fino alla metà del 1800, quando venne aperto il cotonificio, che prese in seguito la denominazione “L’Idrofila” e assunse un’importanza crescente fino all’ultimo dopoguerra, quando iniziò il declino che ne provocò in seguito la chiusura.

La fioritura industriale vera e propria di Castronno si deve però all’industria meccanica.
Sul territorio comunale sono presenti diverse importanti aziende meccaniche ed elettroniche, oltre ad uno sviluppato settore edilizio.


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1: Foto Luca Marchioro - Itinerari e Sapori.
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