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Sito in posizione collinare, ad est del torrente Arno e a pari distanza tra Gallarate e Varese, il comune trae il suo toponimo verosimilmente dal latino castrum, anche se non vi è traccia alcuna sul territorio di costruzioni che confermino l’etimologia del termine, che sta ad indicare un luogo fortificato.
Posto durante il Medioevo all’interno del Contado del Seprio,
Castronno poteva rivestire funzioni di avvistamento e di richiamo nel
sistema difensivo e di approvvigionamento della zona, sebbene si possa
avanzare anche un’altra ipotesi sul termine castrum come “villa”
o “fattoria”, ad evidenziarne l’antica vocazione agricola.
Le chiese che vengono citate in questo periodo sono quelle di Sant’Alessandro
e di San Nazaro ma non si possono ancora definire parrocchie, sia per
la minima autonomia dalla chiesa plebana, sia per la rendita esigua derivante
al cappellano.
Nonostante la posizione non privilegiata, alcuni tra gli abitanti del paese
ebbero comunque modo di salire nella stima dei signori di Milano, città
che frequentavano assiduamente come risulta da parecchi documenti: un Giovanni
de Castrona ottenne infatti da Ludovico Maria Sforza, nel 1498, l’incarico
biennale di giudice delle vettovaglie di Milano.
Fu in questo ambito sociale che avvenne, nel 1570, la visita di San Carlo
Borromeo, preceduta da quella del suo incaricato padre Leonetto Chiavone,
gesuita, che descrisse la situazione ecclesiale al proprio vescovo, stilando
il primo elenco dei beni posseduti dalla parrocchia.
Fu proprio in seguito alla visita alla pieve di Castelseprio che San Carlo
decise di trasferirne il centro a Carnago, a causa dell’ormai avvenuta
decadenza dell’antica capopieve; contestualmente, negli archivi parrocchiali
iniziano ad apparire le prime registrazioni dei Sacramenti impartiti sul
luogo.
Esistevano in questo periodo le Confraternite del SS. Sacramento e di Sant’Orsola
e la vita religiosa conosceva un periodo di vigore, testimoniato anche dal
fatto che, già dal 1500, operava la “Compagnia della riformazione
cristiana”, allo scopo di istruire gli abitanti di Castronno alla
fede.
II paese costituiva parte del feudo di Albizzate da quando, nel 1643, era
stato acquistato con altri territori dalla famiglia Visconti; nel corso
del XVII e del XVIII secolo si verificarono parecchie controversie ereditarie
e rivendicazioni da parte di pretendenti al feudo che si risolsero nel 1751
quando, sulle carte catastali volute dall’imperatrice Maria Teresa
d’Austria, i proprietari di Castronno risultavano gli Archinti.
Con l’avvento delle armate francesi e la proclamazione della Repubblica
Italiana nel 1802, l’assetto territoriale dei comuni che vi erano
sottoposti venne censito minuziosamente e, dai documenti relativi, apprendiamo
che il numero degli abitanti di Castronno, nel 1807, era di 431 e che il
loro reddito derivava soprattutto dall’agricoltura.
Le risorse produttive traevano un aiuto anche dall’allevamento del
baco da seta, grazie alla qualità dei gelsi che crescevano sulle
rive dell’Arno, ma la situazione economica non conobbe mutamenti di
rilievo fino alla metà del 1800, quando venne aperto il cotonificio,
che prese in seguito la denominazione “L’Idrofila” e assunse
un’importanza crescente fino all’ultimo dopoguerra, quando iniziò
il declino che ne provocò in seguito la chiusura.
La fioritura industriale vera e propria di Castronno si deve però
all’industria meccanica.
Sul territorio comunale sono presenti diverse importanti aziende meccaniche
ed elettroniche, oltre ad uno sviluppato settore edilizio.