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La fortunata posizione geografica di Azzate consente al visitatore di godere
del panorama offerto dalla natura circostante, tra cui lo specchio
d’acqua sul quale il paese si affaccia, ovvero il Lago di Varese.
L’occhio non ancora del tutto appagato può allora fermarsi
a contemplare le dolci Prealpi, per poi proseguire verso le più
lontane e imponenti Alpi, che si stagliano sullo sfondo di questo
quadro naturale.
Il primo documento che attesta l’esistenza di Azzate è del
1025, ma in realtà il borgo ha origini romane, come testimonia il
palazzo Pretorio, costruito probabilmente nel XII secolo con materiali prelevati
da altre costruzioni romane, edificate lungo la linea di difesa sita all’interno
della Val Bossa, nella quale appunto si trovavano torri di avvistamento
e fortificazioni. Fu intenso anche il periodo medioevale, del quale rimane
testimonianza grazie alle decorazioni dell’epoca, come losanghe bianche
e nere e stemmi di casate locali, tutti elementi indici di una ricchezza
storica e artistica.
Ma la ricchezza è stata ed è anche paesaggistica, naturalistica,
tantoché, sin dal 1700 Azzate fu luogo prediletto per la villeggiatura
da parte di possidenti milanesi. E così ancora oggi numerosi visitatori
amano soggiornare all’interno di antiche e storiche ville,
come la Villa Alemagna, la Villa Mazzocchi, la Villa Prestini, la Villa
Riva-Cottalorda, la Cà Mera e la Casa Magni, impreziosite da affreschi
e graffiti. Altro edificio di gran valore è la Villa Bossi-Tettoni-Benizzi
Castellani, oggi sede del Municipio, ricca di stupendi soffitti a cassettoni
decorati, attribuibili probabilmente al Magatti.
Sebbene il turismo sia un importante settore dell’economia di Azzate,
il pilastro economico su cui poggia il borgo è però il commercio,
che ha consentito al paese, da decenni oramai, di vantare il titolo di capoluogo
della Val Bossa.
L’aspetto odierno della chiesa si deve ai lavori eseguiti nel 1853, in cui vennero costruite la facciata in stile neogotico e le navate laterali, apporti architettonici questi che ampliarono le dimensioni dell’edificio precedente, limitate alla sola navata centrale. La chiesa custodisce al suo interno numerosi elementi artistici di pregio, tra cui le effigi di San Benigno e di Sant’Asperto. Di quest’ultima vi è anche menzione all’interno di alcuni documenti d’archivio del 1224 attestanti la potestà del Rettore della chiesa nell’esercitare i diritti parrocchiali con il titolo di arciprete. Altri dipinti sono l’opera di Callisto Piazza da Lodi, del 1542, rappresentante lo Sposalizio di Santa Caterina. Del 1521–22 è invece una tela raffigurante la Deposizione di Cristo, attribuibile, ma senza certezze, ad Hans Holbein. Il Morazzone infine dipinse nel 1646 le cappelle di San Carlo Borromeo e della Madonna del Rosario. Antico è anche il coro, costruito nel 1607, secondo quanto attesta un’iscrizione presente sulla balaustra dell’altare maggiore.
Azzate, così come molti altri borghi del Varesotto, conobbe un buon
sviluppo sotto la signoria dei Visconti.
E proprio grazie ad un’alleanza con essi, la casata dei Bossi,
che risiedeva nel paese almeno dalla metà del XIII secolo, divenne
feudataria del contado nel XIV secolo.
I Bossi dimoravano in diverse parti di Azzate, ma il ramo principale risiedeva
nel Castello, costruito attorno al 1300 e abitato da questa famiglia
sino al 1657, anno in cui il feudo venne diviso e Azzate passò
di mano agli Alfieri.
Oggi il castello è costituito di tre parti: l’edificio
tardo medioevale, chiamato Corte del Barbè, ovvero la struttura
originaria a cui venne aggiunta la villa settecentesca, detta anche Villa
Zampolli; la terza parte è infine l’oratorio di San
Lorenzo.
Gli altri edifici sono la corte, le filande, le abitazioni dei contadini,
i fienili e le stalle, strutture che ben descrivono la destinazione duale
del castello, quella abitativa e quella relativa all’attività
agricola.
Il Castello venne poi acquistato nel 1810 da Lorenzo Obicini, mentre ora
è di proprietà della famiglia Zampolli. Nel 1657 Azzate entrò
nel feudo degli Alfieri e, due anni dopo, uno di essi, Giacomo Maria, venne
investito del titolo di conte da parte di Filippo IV.
Però, nel 1712, a causa della mancanza di discendenti maschi primogeniti
il feudo, che comprendeva anche Dobbiate, passò a Giulio Antonio
Bianconi.
Questi però fece una brutta fine, ovvero fu condannato a morte nel
1747, e del feudo prese possesso Giovanni Paolo Mollo, dopo essere stato
investito del titolo di marchese il 15 marzo del 1751, da parte dell’imperatrice
Maria Teresa.
È un santuario oggetto di venerazione da lunghissimo tempo,
restaurato e ampliato nel 1894 e nel 1904.
In questa data si ebbe il cinquantesimo anniversario della proclamazione
del dogma dell’Immacolata Concezione, e per l’evento venne aggiunta
una grotta di Lourdes.
Nel 1954, ovvero nel centenario di questa ricorrenza, venne costruito l’altare
che oggi è possibile ammirare.