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Il comune di Arcisate sorge a nord di Varese, poco dopo Induno Olona, sulla strada che conduce a Porto Ceresio.
II nome denuncia l’origine gallica del paese, riscontrabile dal suffisso ate, che ritroviamo in tante localitá della Lombardia; ma lo studioso don Eugenio Cazzani sostiene l’origine celtica di Arcisate anche per la sua vicinanza al monte Monarco, che in celtico sta per Man Arc, cosí che si puó pensare che i primi abitanti di Arcisate indicassero il loro paese (ate) come un luogo posto sotto (is) l’Arco (Arc), cioé dicessero per nominarla la parola Arcisate. Secondo altre interpretazioni, il nome Arcisate deriverebbe dal gentilizio Aricisius, o anche da Arx Isarcorum, rocca degli Isarci, un popolo alpino sottomesso dai Romani all’epoca di Augusto, oppure ancora da Arx Gipsaria, rocca di gesso, in quanto fìn da quell’epoca nelle alture circostanti si potevano ricavare calce e gesso.
Possiamo ritenere che il paese fosse un pagus gallo-romano, abitato
da una piccola comunità celtica: questo non esclude la possibilitá
che Arcisate fosse abitata anche in epoche precedenti, ma la certezza potrebbe
derivare soltanto dalla scoperta di documenti archeologici a tutt’oggi
non ancora rinvenuti.
Esiste un’ipotesi, non del tutto improbabile secondo gli storici,
secondo la quale Arcisate sia stata una cittá etrusca o gallica,
mentre è certa l’esistenza del paese in epoca romana.
Lo attesta Tito Livio descrivendo la conquista romana del territorio degli
Insubri con il trionfo del console Marco Claudio Marcello, dopo l’occupazione
di Como e di altri ventotto castelli.
Infatti esistono reperti archeologici che risalgono ai primi decenni
dell’Impero romano.
Lungo la grande arteria di comunicazione che univa Milano ai paesi d’Oltre
Alpe attraversando Castelseprio, Arcisate e Ponte Tresa, passavano soldati
e mercanti che avevano conosciuto il Vangelo grazie all’incontro con
il vescovo o con alcuni sacerdoti missionari residenti nelle cittá
attraversate, e particolarmente in quella che diventerá la diocesi
ambrosiana.
Nel 569, i Longobardi conquistano Milano ed anche Arcisate diventa parte
del loro regno. Il paese é certamente in questa epoca un pagus che
comanda un gruppo di villaggi {vici}, e nel periodo longobardo entra a far
parte del Contado del Seprio.
Legata a quest’ultimo, Arcisate ne dividerá le sorti nelle
tribolate guerre che opporranno Castelseprio a Milano e al suo arcivescovo.
Con la distruzione di Castelseprio, Arcisate entra nell’orbita di
Varese e quindi dell’arcivescovo ambrosiano.
Come per le altre pievi rurali, Arcisate era diventata sede di un Battistero
e quindi di una chiesa battesimale, per sopperire alla difficoltá
di far convenire i sempre più numerosi battezzandi del contado nella cattedrale.
Si ritiene che il paese sia diventato sede di una chiesa pievana tra il
VII e l’VIII secolo.
Nel frattempo cresceva il numero di coloro che aderivano alla fede e chiedevano
di accostarsi ai Sacramenti. Sará soprattutto nel periodo successivo
a quello longobardo, durante il predominio carolingio, che le pievi del
Varesotto si daranno ordinamenti stabili e ordinati, con ben definiti.
La pieve di Arcisate viene nominata per la prima volta in una Bolla del
2 novembre 1095, scritta dall’arcivescovo di Milano Arnolfo II, nella
quale il presule stabilisce che la chiesa di San Gemolo di Ganna si stacchi
da quella di Arcisate, che per la veritá viene chiamata nel documento
con il nome di Arcidiate.

Nel XV secolo scompare il feudalesimo medioevale con lo spirito cavalleresco
che lo aveva caratterizzato; durante il governo degli Sforza, Arcisate diventa
feudo della famiglia Arcimboldi, originaria di Parma e trasferitasi a Milano
nel 1436.
Arcisate rimarrá legata alla famiglia Arcimboldi fino al 1727, quando
Guido Antonio morirá senza lasciare eredi; il feudo passerá
allora alla famiglia Visconti Borromeo Arese con la quale rimane fino al
1751.
Gli ultimi feudatari di Arcisate saranno i Litta, di cui il marchese Antonio
sposerá la discendente dell’ultimo dei Visconti, il conte Giulio.
Il 20 dicembre 1751, l’imperatrice Maria Teresa d’Austria sancirá
la successione.
Con la fine del Settecento e l’invasione napoleonica viene soppressa
ogni autoritá feudale, rimessa in vigore nel 1799 dal ritorno degli
Austriaci, ma definitivamente abolita dopo la sconfitta di questi ultimi
a Marengo, nel 1800, e il provvisorio ritorno al potere di Napoleone.
Notevoli in Arcisate sono le numerose chiese sussidiarie, fra le quali ricordiamo la chiesa romanica di Sant’Alessandro e, la chiesa della Beata Vergine Immacolata, a Brenno, frazione di Arcisate, eretta a parrocchia nel 1860.
Dal punto di vista economico, ad Arcisate sono presenti alcune industrie di trasformazione nel settore della gomma e della plastica. Significativa è anche la presenza dell' artigianato, con piccole aziende nei settori chimico, meccanico e della pelletteria, mentre numerose aziende allevano bestiame.
Dal punto di vista turistico-ambientale interessante è la visita al Laghetto Cicogna, oasi naturale con percorso didattico-naturalistico.
San Vittore è il patrono della chiesa di Arcisate.
La chiesa, che sorge nel centro del paese, risale alla seconda metà del XV secolo, incorporandone una piú antica risalente al 1095.
Costruita a tré navate con volte a crociera, possiede un ricco altare di marmo di stile barocco, maestoso, che domina altri sei altari posti nelle navate laterali quasi a fargli corona.
Di stile romanico, del X secolo, è il campanile.

A pianta ottagonale, sulle cui origini sono state avanzate diverse interpretazioni che non contribuiscono a portare chiarezza sulle effettive origini del fonte battesimale.
Un fonte battesimale probabilmente esisteva giá nel VII secolo,
anche se successivi restauri ne hanno ritoccato la fisionomia.
In particolare, il 12 giugno 1932, il cardinale Alfredo Ildefonso Schuster,
arcivescovo di Milano, chiede al parroco di Arcisate, don Cesare Bartoli,
di ricollocare la fonte battesimale nell’antico Battistero, e così
avviene:
il 12 giugno 1938, durante la seconda visita pastorale ad Arcisate, lo stesso
arcivescovo puó congratularsi con il parroco per l’avvenuto
restauro e consacrare l’altare del Battistero dedicato a San Giovanni
Battista.
Il piccolo gioiello architettonico di Arcisate era ritornato, dopo secoli, ad essere il “luogo della rinascita”.