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Località posta ai piedi del Monte Orsa, vicino al confine svizzero del Canton ticino.
Le indagini storiche sulla fondazione di Viggiú hanno condotto a
due diverse conclusioni, di cui una sostiene che il paese abbia avuto origine
da popolazioni orobiche in età protostorica, mentre la seconda individua
nientemeno che in Giulio Cesare colui al quale si deve la nascita di quello
che era chiamato Vicus julii, dal nome appunto del fondatore, che volle
scegliere questa località come centro del distretto circostante.
Il toponimo si sarebbe trasformato nel corso dei secoli in Vicluvium, poi
in Vigloeno, Vigue, fino ad assumere la forma attuale.
I reperti archeologici, testimoniano effettivamente una sicura presenza
romana nella zona.
Abbellite per la maggior parte dagli artisti locali, le chiese di Viggiú
permettono anche di compiere un percorso nella storia del paese, a causa
dei diversi periodi della loro costruzione.
Pur non essendo la piú antica, la chiesa di San Martino sorge
però sul primo luogo di culto pagano conosciuto in questo territorio.
La dedicazione a San Martino è segno comunque di origini remote.
Quella che è considerata piú antica tra le chiese di Viggiú
sorge sul colle Sant’Elia (m 650).
Dedicata al profeta, raffigurato, insieme al profeta Eliseo, nel ciclo di
affreschi del XVIII secolo che sono conservati all’interno.
Le strutture originarie dell’edificio risalgono al periodo romanico
e furono la sede di un monastero cluniacense nell’XI secolo, sebbene
l’aspetto attuale sia il risultato di una ricostruzione avvenuta nel
XVI secolo, quando questo luogo fu prescelto per implorare la benedizione
divina contro il pericolo delle incursioni dei lupi.
La chiesa parrocchiale di Santo Stefano, anch’essa di impianto
romanico, ma ricostruita nel 1574, rappresenta la memoria del momento
storico in cui Viggiú assunse l’importanza di una capitale
europea.

Fu da qui infatti che, come ricorda anche una lapide posta sulla facciata,
nel 1413 l’imperatore germanico Sigismondo emanó l’editto
di convocazione del Concilio di Costanza.
Tra gli edifìci di culto piú tardi vi è la chiesa della
Madonna della Croce.
La facciata fu eseguita dall’artista viggiutese Giacomo Buzzi-Leoni,
e presenta sopra l’altare maggiore un affresco quattrocentesco di
ignoto raffigurante la Vergine con il Bambino Gesú.
Del XVIII secolo è invece la chiesa del Rosario.
Nella Confraternita dei Maestri Comacini, scultori e decoratori famosi in tutto il territorio lombardo ed elvetico, giá dal XII secolo comparivano artisti viggiutesi, formatisi evidentemente alla scuola delle cave.
Da semplici cavatori, detti picasass nel gergo locale, i Viggiutesi
scoprirono presto la vocazione alla scultura, e tra di loro nacque una
sorta di competizione volta a dimostrare le proprie capacità artistiche.
Ebbero cosí origine le due pacifiche fazioni dei Crusitt e dei Madunitt,
impegnati gli uni e gli altri a superarsi in maestria nella decorazione
della chiesa della rispettiva località di residenza.
Tra di loro si annoverano schiere di decoratori trasferitisi a Roma tra
il 1500 e la metá del 1600 e, nel corso dei secoli seguenti, fino
al nostro, nomi quali Butti, Longhi, Argenti, Giudici, Galli, Bottinelli
e Piatti.
La produzione artistica del piú famoso di questi scultori è immortalata ora nei numerosi modelli di statue in gesso della Gipsoteca Butti che conserva anche bozzetti e gessi di molti altri artisti viggiutesi.
Come nella maggior parte dei paesi limitrofi, l’economia locale si basa in buona parte sul frontalierato, ma sono diverse le aziende artigianali, soprattutto nel campo tessile, che costituiscono una risorsa produttiva per la popolazione, mentre nel periodo estivo conoscono un notevole incremento le attività commerciali e turistiche.
Sul Monte Orsa sono molto ben visibili i camminamenti con trincee, gallerie e postazioni della cosiddetta Linea Cadorna realizzata durante la Prima Guerra Mondiale per osteggiare la temuta avanzata degli austriaci attraverso il territorio svizzero.
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