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Duno, posto sulle pendici del Monte San Martino al centro della Valcuvia, è il comune con il minor numero di abitanti della provincia varesina, e la scarsa densità demografica si deve attribuire a una forte emigrazione verso nazioni extraeuropee avvenuta agli inizi del nostro secolo, tanto che nel censimento del 1860 il paese aveva circa il doppio dell’attuale popolazione.
Tuttavia Duno è un paese con una lunga storia, testimoniata dall’esistenza di una lapide romana.
La lapide sorge sul Monte San Martino, all’altezza di 1087 metri sopra il paese, dove oggi si può ammirare una splendida chiesetta.
Fino alla recente costituzione della provincia di Varese, Duno, insieme con Cuveglio, apparteneva al comune di Cuvio e alla provincia di Como: entrerà nella provincia di Varese con la costituzione di quest’ultima, nel 1926, e diventerà comune autonomo nel 1954.
Relativamente antica è anche la chiesa parrocchiale. Intitolata ai Santi Giuliano e Basilissa, costruita nel 1820 sui resti di una precedente, con affreschi del primo Novecento di Luigi Malcotti.
Il “Tempio votivo dei Medici d’Italia”, realizzato
nel 1938 grazie al contributo dei medici italiani è dedicato alla
Madonna del Rosario e presenta, sopra il portale, la significativa immagine
di San Luca evangelista, patrono dei medici.
L’edificio sacro si trova all’interno del paese ed è la conseguenza
della donazione di una benefattrice del paese, Giuseppina Magada, che nel
1936 donò la sua casa con l’intenzione che venisse trasformata in
una nuova chiesa nell’abitato del paese.
Il paese vive grazie al turismo stagionale e al pendolarismo dei suoi pochi abitanti verso i centri vicini; presenta comunque al visitatore alcune particolarità notevoli, come i cortili del nucleo antico del paese o l’Alpe di Biis, esempi di architettura spontanea.
Meravigliosa meta raggiungibile in auto, dove, in giornate particolarmente limpide si possono ammirare straordinari panorami che si spingono fino alle Alpi della Valtellina.
Sulla sommità la Chiesetta dedicata a San Martino, esempio di quel puro stile lombardo che fioriva al principio del XII secolo.
La piccola chiesa era stata dichiarata monumento nazionale nel 1903, ma andò distrutta a causa dei bombardamenti durante la seconda Guerra Mondiale, poco prima della chiesa un monumento ne ricorda l’evento, per essere quindi ricostruita nel 1956 secondo le antiche sembianze, grazie a un attento studio della sua architettura effettuato in epoca precedente alla distruzione.
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