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Sangiano è un piccolo borgo che si dispiega alle pendici della collina omonima, sulla quale è possibile salire per godersi la vista del Lago Maggiore, a due passi dal centro abitato. In ispecial modo, dalla cima del rilievo si possono scorgere con chiarezza il Golfo di Laveno e le Isole Borromee.
Sono due le ipotesi esplicative del toponimo: la prima fa risalire il nome
Sangiano alla divinità pagana Giano, a cui venne preposto San a seguito
dell’editto di Costantino e alla conversione al Cristianesimo della
popolazione locale. La seconda ipotesi attribuisce la genesi del toponimo
alla chiesetta dedicata a San Giovanni, esistente sul territorio comunale
almeno dall’806, per cui Sangiano deriverebbe dalla pronunzia idiomatica
di quel luogo religioso.
A proposito dei luoghi di culto, in cima al rilievo di Sangiano sorge
la chiesa dedicata a San Clemente, amministrativamente di pertinenza di
Caravate, ma sotto la giurisdizione ecclesiastica di Sangiano.
La storia di Sangiano è intimamente connessa a quella della vicina
Leggiuno, alla quale era unito come comune unico dal 1927 al 1963. E come
per tutta la zona, anche Sangiano fu territorio di insediamento di Celti
e Romani, per poi vivere l’esperienza del Cristianesimo. Nel medioevo
la presenza umana è testimoniata dalla piccola chiesa posta alle
porte di Sangiano, provenendo da Caravate. È un edificio in stile
romanico, ma sfortunatamente ricoperta con un rivestimento di plastica che
non consente di comprenderne i diversi attributi. La cappella è consacrata
a Sant’Andrea, ma da quando questo titolo è stato dato alla
chiesa parrocchiale odierna ci si riferisce a essa con Madonna del Rosario.
La chiesa parrocchiale invece è appunto dedicata a
Sant’Andrea Apostolo.
Tra gli edifici non religiosi si segnala Villa Fantoni, donata dalla famiglia
omonima al Comune e diventata sede di alcune iniziative sostenute dall’amministrazione
e coadiuvate nella realizzazione dagli abitanti, come il Presepio vivente.
Oggigiorno l’economia di Sangiano è sostenuta da un esiguo
numero di artigiani, che non accolgono l’intera forza lavoro del paese,
costretta pertanto a cercare impiego nelle industrie dei comuni limitrofi.
Alcuni introiti derivano anche dall’attività turistica.