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Brissago Valtravaglia sorge sulla valle della Margorabbia.
Il comune si compone di due abitati: Brissago e Roggiano, a 400 m di altitudine sulla collina che da un versante degrada verso la valle della Margorabbia, dall’altro verso il Lago Maggiore.
Il nome del paese è accompagnato dal termine “Valtravaglia”, perchè storicamente quest’ultima comprendeva non solo la zona situata tra il Lago Maggiore e i monti Pian Nave, San Martino, Colonna e Nudo, ma anche tutta l’ampia vallata attraversata dal corso inferiore della Margorabbia.
Le due zone ebbero le stesse vicende storiche: costituirono fino al XVI secolo un unico feudo posto sotto il controllo della Signoria di Milano; dal 1438 Brissago entrò a far parte del feudo dei Rusca, a cui appartenevano anche Portovaltravaglia, Bedero e Mesenzana; successivamente passò ai Lonati, ai Marliani ed ai Meriggia.
Per quanto riguarda le attività economiche svolte dagli abitanti,
è da ricordare che in questa zona erano attive molte carbonaie costruite
nei boschi o nelle immediate vicinanze.
In un documento del 1574 vengono ricordati a Brissago sette “carbonari”
su venti capifamiglia.
Caratteristico di Brissago e Roggiano è il fitto intreccio di
vie strette, di vicoli antichi tra case rustiche, spesso costruite in pietra,
con bei portali, ferri battuti e immagini religiose che adornano le facciate.
La chiesa parrocchiale dedicata a San Giorgio sorge in cima all’abitato
di Brissago: costruita nel Cinquecento, incorporando i resti di una chiesa
romanica. È stata ampiamente rimaneggiata e ora di antico
resta solo il campanile.
La chiesa ha inglobato, trasformandola in cappella laterale, un oratorio
con coro quadrato e volta a botte, dove restauri dell’inizio del nostro
secolo hanno messo in luce degli affreschi del XV secolo raffiguranti i
mesi dell’anno.
A Roggiano sorge l’Educandato di Santa Maria Bambina, immerso nel
verde su un poggio che domina la vallata. Venne fondato nel 1926 da
don Giuseppe Bardella, sacerdote ambrosiano, che realizzò un “educandato
agricolo”, con lo scopo di accogliere giovani bisognose per prepararle
alla vita di future madri di famiglia e in particolare al loro ruolo di
guida delle comunità contadine.
Dopo un primo periodo di buona espansione, grazie anche alle donazioni
di molti benefattori, l’educandato conobbe un momento di crisi: i
cambiamenti sociali imposero al fondatore di abolire il carattere agricolo
dell’istituto.
Alla morte di don Bardella, l’opera fù affidata all’arcivescovo
di Milano, cardinale Giovanni Montini, il futuro papa Paolo VI; questi nel
1957 volle che l’educandato fosse affidato alla Congregazione di suore
di Santa Marta.
Le suore hanno notevolmente rinnovato ed ampliato gli edifici; oggi l’istituto
comprende la scuola materna, elementare, media, magistrale, il liceo psico-pedagogico
e il convitto femminile.