

“Mercato dell'Insubria” (Corso Matteotti) e “Mercato
Contadino” (Piazza San Giuseppe)
alla presenza dell'Associazione
produttori agricoli "Terra e Mani"
SAGRA DI SANT'ANTONIO
In Piazza
della Motta, a gennaio, in occasione della giornata dedicata al Santo,
la tradizionale sagra con il falò e il mercatino con i produttori agricoli della provincia di Varese
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Vista dall’alto è chiaramente di matrice medioevale; tra i vecchi tegoli scoloriti svetta imperiosa la torre campanaria, la torre del Borgo, e il campanile di San Vittore. Con i suoi monumenti e i suoi angoli, cercheremo di riconnetterne la storia e di farvi conoscere la Varese dei nostri giorni. I portici di Corso Matteotti, i Giardini Estensi del Palazzo Comunale, Piazza Monte Grappa con la torre campanaria, il Broletto, la Basilica di San Vittore con il campanile del Bernascone, la sagra del Falò di Sant'Antonio, sono solo alcuni esempi di una Varese ricca di attrattive e tradizioni da non perdere.
La torre, con i suoi quasi ottanta metri di altezza, é invero notevolissimo monumento architettonico, testimonianza esemplare del tardo manierismo imposto nella diocesi milanese dai Borromei.
Progettata dal varesino Giuseppe Bernasconi, fu compiuta soltanto nel 1774,
nel sostanziale rispetto del disegno originale.
L'impianto e l'alzato della porzione finale fu visibilmente ammodernato
dai varesini Giulio e Giuseppe Baroffio, pittori di architetture dipinte,
quadraturisti.
Si trova in fondo, sul lato destro, alla Piazza Monte Grappa.
Appartiene all’età di Carlo e Federico Borromei (fu infatti
costruita sulla demolizione della precedente, forse romanica).
Si coglie un ambiente ancora apprezzabile, anche se recentemente
alterato, entro il quale si avverte la mole della chiesa risaltante sulla
sequenza delle case dei canonici, erette tra la fine del Cinquecento e gli
inizi del Seicento, forse su progetto di Pellegrino Pellegrini.
La veduta abituale, dalla piazza omonima, fa risaltare la facciata,
tuttavia contrastante con l’imperiosa qualitá del tiburio e
la svettante mole della torre campanaria, opera del Bernasconi.
Entrando in chiesa dalla portina posteriore, cui si accede da piazza del
Battistero, si avverte l’originale spazialità della basilica
borromaica.
II moderno San Vittore ha infatti una planimetria per lo meno singolare,
non canonica, determinata dai due momenti distinti che ne segnarono l’edificazione.
La più antica testimonianza monumentale del Borgo.
La sua datazione rimonta probabilmente tra il 1180-1185 ed il 1220-1230,
ovvero in un momento di transizione dal romanico al gotico.
Appena entrati nel Battistero, si percepisce agevolmente il tracciato antico,
con potenti murature di fondazione.
Al centro del Battistero sta il reperto di più antica memoria del
nostro Borgo: la vasca battesimale a immersione (secc. VII-VIII),
scavata nel piano del pavimento, attualmente sormontata dalla poderosa straordinaria
vasca monolitica (perimetro m. 6.80), scolpita tra gli ultimi anni
del sec. XIII ed i primi del XIV.
II collegamento tra piazza San Vittore e il Corso, fu realizzato
a spese del canonico Luigi Mera (da cui il nome di Arco Mera), nel
1850.
L’Arco Mera conduce in piazza del Podestà, un tempo
cuore civile del Borgo giacché vi ebbe sede, nell'abbandonato Palazzo
del Pretorio, la municipalità.
Al centro sta il Monumento al Garibaldino, che è una replica
(1901) in marmo e bronzo, di quello originale, scolpito (1861) dal viggiutese
G. Buzzi Leone.
Dietro ad esso, a sinistra, con un prospetto ammodernato nell'Ottocento,
sta la vecchia sede del Palazzo del Pretorio o Municipio (1570).
La dimora fu progettata da Giuseppe Bianchi, tra il 1766 ed il
’71.
Lo stile testimonia di un tardissimo barocchetto, espresso particolarmente
nei portali e nei ferri battuti, che si irrigidisce nel neoclassico.
Oltrepassato il portale d’onore, si apre invece una mirabile visuale
sul giardino all’italiana.
Della dimora principesca non sono rimaste integre molte stanze. Ambienti
degni di nota sono, al piano terreno, il Salone delle Assemblee, oggi destinato
alle sedute del Consiglio Comunale, che si raggiunge per chi entra da via
Sacco, prendendo a sinistra.
Nello studio del Sindaco, un dignitoso ambiente con caminetto discreto e
bella caminiera.
Prima di uscire dall'ingresso principale, a sinistra, nel disadorno cortile,
la sala lettura dei giornali, appartenente alla Biblioteca Civica,
allestita in un ambiente tardo settecentesco, ripristinato nel 1972.
Nobile dimora d'una delle famiglie piú potenti del Borgo e
delle castellanze, fatta erigere da un Giovan Pietro nel 1615.
Si avverte da particolari, che l'edificio costituisce una notevole testimonianza
d'arte.
Attraverso l’andito, si entra in un cortile, antico solo per tre lati.
Due lati di esso sono precedenti la costruzione di casa Biumi e risalgono
circa alla prima metà del sec. XVI, sono le ali contrapposte, con
arcate a pieno centro, di armoniosa cadenza e misura affatto umana,
dai pennacchi che conservano tracce, purtroppo scialbe, di affreschi
che esaltavano una galleria d’uomini illustri.
La chiesa di San Martino era parte del convento delle Benedettine,
demolito in occasione del risanamento attuale della chiesa.
Del complesso avanza dunque la sola chiesa, che appare, in facciata, costruzione
assai sobria, condotta su un impianto tipicamente cinquecentesco, con
portale dalle persuasive modanature sode e dalle decorazioni scolpite di
età tardo cinquecentesca - primo secentesca.
Le mura, tuttavia, celavano tracce più antiche, databile
ai secc. XIV-XV.
L'interno, composto di un'aula rettangolare sul cui asse maggiore si imposta
il minor vano del presbiterio, é trasfigurato da architetture dipinte
in squisito stile barocchetto, eseguite dai varesini fratelli Giovannini
nel 1722.
Le sobrie linee del prospetto, sapientemente composte da Giuseppe
Bernasconi (1613-’14), fanno risaltare il motivo della croce
latina.
Al suo interno, decorazioni barocchette espresse sulle pareti e sulle volte
dal pittore di architetture Giuseppe Baroffio.
Merita attenta considerazione, invece, l’altare, posto
lá dove si apre l’attuale coro, legato alle pareti laterali
mediante due portine marmoree, oggi allestite sull’ingresso laterale
interno della chiesa. Esso é opera di Gabriele Buzzi di Viggiù,
lavorato e costruito verso il 1780.
In Gennaio, in occasione di Sant’Antonio Abate, in Piazza della
Motta si effettua la sagra con il tradizionale falò,
che vede ogni anno migliaia di persone, con la presenza inoltre
di bancarelle ricolme di prodotti tipici e di dolciumi per la felicità
dei più piccoli.
I Musei Civici sono ospitati in quelle che furono le ottocentesche
scuderie.
Raggiungibili attraversando i giardini di Palazzo Estense.
Villa Mirabello fu dimora dei marchesi Litta – Modignani.
L'articolato e disteso edificio che poggia sulla collina detta del
Mirabello per l'ampia, spettabile veduta che offre del lago di Gavirate
e delle lontane Alpi, dal Monviso fino al Monte Rosa, fu iniziato attorno
alla metà del sec. XVIII per venir espresso nelle attuali forme,
all'inglese, nel 1843, dall'arch. Clericetti.
I Musei Civici, che nacquero nel 1871 come Museo Patrio.
Si articolano nelle seguenti sezioni: archeologica, pinacoteca, storica
(risorgimento e resistenza), scientifico-naturalistica.
L’importanza dei Musei consiste soprattutto nella ricca documentazione
dell'età preistorica.
Reperti straordinari sono quelli appartenenti ad una grande tomba, detta
del Guerriero databile al VI-V sec. a.C.
Dell'età «barbarica» si conservano prodigiosi frammenti
di affreschi, strappati dall’abside di Santa Maria foris portas a
Castelseprio, di ragguardevolissima qualitá.
Da questi reperti in avanti, le testimonianze raccolte ai Musei sono per
lo più d’arte figurativa.
Progettata dal varesino Giovanni Antonio Speroni nel 1725, determinata
dal preesistente edificio cinquecentesco del quale rinnova un semplice prospetto.
L’interno é quanto di più inatteso si può immaginare.
É un’aula preziosamente arricchita dal tono caldo, raccolto,
in cui risaltano legni magistralmente intagliati nell’iconostási
che separa il coro, sede della Confraternita, dal presbiterio e ori lumeggianti
sotto la volta a lacunari entro i quali si muovono graziosi angioletti,
(dipinti del sec. XVII).
La tela di San Giuseppe, titolare della chiesa, è esemplare tardo
secentesco, di scuola bolognese.