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Cittadina, a confine tra i comuni di Venegono Inferiore, Venegono e Castiglione Olona, quasi interamente immersa nella natura con il Parco Pineta che lambisce il centro storico.
Non ci sono fonti sicure riguardo l’origine del toponimo, che alcuni
fanno risalire, ma con un’operazione più di fantasia che scientifica,
a Veneris agonalia, cioè “feste in onore di Venere”.
Anche l’interpretazione del nome come derivata dal latino vinum colere,
in considerazione della diffusione della vite in queste zone, trova poca
conferma.
L’unico reperto risalente all’antichità presente sul
territorio consiste in un cippo votivo romano, che era fino al 1862 murato
nella chiesetta campestre di San Michele, scolpito in onore di un certo
Quinziano, aruspice ed edituo di un tempio dedicato alla dea Fortuna.
Non è tuttavia sicuro che il culto suddetto fosse praticato in questi
luoghi e la lapide potrebbe provenire da altre zone.
Le prime notizie certe di Venegono, che non era distinto in due comuni autonomi
fino all’XI secolo, appaiono nella Charta iudicati, il documento che
attesta la fondazione del monastero di Cairate, alla quale partecipò
come testimone un certo Eldeprando di Uenegonno.
Vi è da notare che il documento del 1502 inoltre testimonia già
dell’esistenza del castello, sorto probabilmente intorno al X secolo
come fortificazione posta a difesa delle invasioni ungare.
Doveva essere qui dunque il centro dell’abitato di Venegono, poiché
il luogo si prestava come dimora del Conte del Seprio ed intorno sorgevano
case civili e, con la fine del Seprio, su questo nucleo abitato, che diverrà
poi il borgo di Venegono Superiore nel XIV secolo, ruotava anche la vita
dei villaggi di Pianasca e di San Giorgio.
Tra i Pusterla e i Castiglioni Con il XIV secolo infatti, Venegono Superiore
acquista una certa importanza e la famiglia Pusterla, che ne era diventata
feudataria probabilmente nel 1316, da avvio a lavori di riedificazione del
castello.
I Pusterla, originariamente signori di Tradate, estesero i loro domini su
Venegono Superiore, anche per la contesa che li vedeva contrapposti ai Castiglioni
di Castiglione Olona.
Il castello di Venegono Superiore passò così alla Camera Ducale
di Milano e, nel 1425, riuscirono ad entrarne in possesso i Castiglioni,
i quali vennero definitivamente investiti nel feudo nel 1434 dall’imperatore
Federico III d’Asburgo e confermati nel privilegio imperiale da Francesco
I Sforza nel 1438.
I Pusterla di Tradate, tuttavia, memori dell’offesa subita, approfittarono
della ascesa al Ducato di Milano di Massimiliano Sforza nel 1512 e, alleatisi
con lui, riuscirono a portare un attacco al castello di Venegono Inferiore
e a quello di Castiglione Olona.
Da Venegono Superiore rispose Fioramonte Castiglioni nel 1515, uccidendo
Giovanni Maria e Bartolomeo Pusterla a Venegono Inferiore.
Nel 1521 poi, dopo che gli Spagnoli avevano posto alla guida del Ducato
di Milano Francesco II Sforza, i Castiglioni ebbero strada libera e riuscirono
a riconquistare il castello di Venegono Superiore, facendo prigioniero Fioramonte.
Per riscattarlo, i suoi due figli Branda e Brianoro dovettero vendere una
casa e in seguito a questa vicenda Fioramonte Castiglioni si riconciliù
con gli Sforza e riebbe i propri possedimenti.
Nel trambusto provocato dagli avvenimenti bellici, la popolazione di Venegono
Superiore rimase sempre legata alle famiglie dominanti dalle quali otteneva
le terre da coltivare, ma anche i permessi di gestire il commercio.
I Castiglioni seppero comunque ben ripagare la fedeltà riposta in
loro quando, nel 1526, riuscirono ad evitare un assalto degli Spagnoli.
Nel 1581, tuttavia, il conte Camillo Castiglioni fu messo al bando e i suoi
beni furono confiscati e consegnati alla Comunità di Venegono Superiore,
fino a quando, con un nuovo decreto del 1594, non ritornarono in possesso
del Castiglioni.
Il popolo rimaneva comunque legato ai signori feudali e ne difese i diritti
allorché, nel 1667, volle confermare contro il Senato di Milano che
la chiesa di Santa Maria era sotto il patronato dei Castiglioni,
i quali avevano facoltà di riedificarla e ampliarla.
Per ultimo, nel 1708, i Venegonesi furono al fianco dei Castiglioni nel
difendere il proprio raccolto dalle pretese di un commissario che ogni anno
ne richiedeva la metà, a causa di debiti contratti dal conte Branda.
L’economia della zona si basa su alcune realtà industriali che operano nel settore della lavorazione delle resine e della celluloide, mentre sono sviluppati anche i settori meccanico, chimico, tessile, grafico ed edile, a fianco dei quali si vanno affermando numerose aziende artigiane e di servizi.