
Comunicato stampa del 27 settembre 2011 - Fonte: Susanna Bellanti - Report Porter Novelli
Domenica 9 ottobre 2011 dalle ore 10.00 alle ore 19.00 presso lo showroom di Alternative a Cucciago sarà possibile degustare alcuni dei migliori prodotti enogastronomici italiani
L'obiettivo è far conoscere agli imprenditori del territorio l'enogastronomia quale settore per la promozione e la regalistica aziendale
L'evento è aperto alle aziende interessate, previa adesione al numero 031.787.840
"La dolce suggestione di…Fiasconaro". Questo il titolo della giornata di degustazione di prodotti tipici italiani e di presentazione di oggetti di promozione e regalistica aziendale organizzata da Alternative S.r.l., primaria azienda del settore, che si terrà domenica 9 ottobre 2011 dalle 10.00 alle 19.00 a Cucciago (Como), presso lo Showroom Alternative in via Stazione 2/A.
Evento nell'evento i "laboratori del gusto", momenti di degustazione e assaggio che si svolgeranno alle ore 12.30 e alle ore 18.30. In questi due orari sarà possibile vivere veri e propri momenti di arte del gusto e del bere grazie a prodotti di alta gamma che vanno dal dolce "panettone" di Nicola Fiasconaro, al prosecco e al cartizze di Ruggeri, alle Grappe piemontesi Mazzetti d'Altavilla, fino al Jacquart Champagne di Rinaldi e al Brunello di Montalcino dellaTenuta Fanti.
Non mancheranno infine le specialità delle vecchie ricette della gastronomia toscana dell'azienda artigiana di Tavola (Prato) "Nunquam - Alla Gusteria" e quelli a base di olio extra vergine di oliva DOC tutto italiano dell'azienda agricola Pruneti di San Polo in Chianti (Firenze).
Nello showroom, oltre ai prodotti enogastronomici, saranno presenti anche gli oggetti più tradizionali di promozione, con brand di altissimo livello come Piquadro, 1° Classe Alviero Martini, Brosway, Emaux e Goebel.
Un'occasione imperdibile per tutte le aziende del territorio che avranno la possibilità di scegliere fra diverse tipologie di articoli da regalo, ma soprattutto le prestigiose confezioni enogastronomiche realizzate con prodotti di nicchia, per poter preparare al meglio la regalistica di Natale.
Il titolo della manifestazione prende il nome da Nicola Fiasconaro, un maestro dell'arte pasticcera. Nicola è uno dei tre fratelli Fiasconaro che gestiscono una piccola ma ammirevole realtà aziendale siciliana, nel tempo specializzatasi nella produzione di prodotti artigianali da forno, realizzati esclusivamente con materie prime isolane. Ogni anno Nicola Fiasconaro partecipa alle più prestigiose rassegne fieristiche eno-gastronomiche in Italia ed anche all'estero, attirando presso i propri stand migliaia di addetti del settore ed innumerevoli sono gli inviti e le performance televisive sulla rete nazionale a cui partecipa mostrando sempre la sua grande passione verso l'arte pasticcera, verso la sua azienda e la sua terra. Innumerevoli sono i premi che negli anni si è aggiudicato, divenendo così un'icona della pasticceria siciliana."
I festeggiamenti si celebrano ogni anno la Domenica successiva al 12 maggio,
in ricordo della nascita avvenuta il 12 maggio del 900.
La festa che dura tutta la giornata è molto popolare per la devozione al
Santo da parte di molti fedeli di tutta la Calabria.
Sono previste la celebrazione di una Santa Messa alle ore 8,30 officiata
da don Ernesto monaco del Santuario, un'altra alle ore 10,30 celebrata all'aperto
dal Parroco della cittadina, dopo seguirà la tradizionale Processione con
la Statua del Santo accompagnata dalla banda musicale fino ai piedi del
monte Kellerano dove avverranno i fuochi.
Alle ore 17,00 sarà celebrata la Santa Messa di ringraziamento.
La festa al Santuario è una delle più antiche feste della Calabria e rappresenta
uno dei rari momenti d'incontro di fedeli della Locride e della Piana.
La devozione al Santo si esprime anche raggiungendo a piedi il Santuario
attraverso l'antico Sentiero dei Greci o di San Nicodemo o della "Seja",
anticamente era la strada che i Locresi della Magna Grecia raggiungevano
le colonie della zona Tirrenica.
Il Santuario, ricco di storia e tradizioni si trova sull'altopiano della
Limina a 12 Km della cittadina medievale di Mammola, territorio del Parco
Nazionale dell'Aspromonte, luogo dove San Nicodemo Abate Basiliano ha vissuto
insieme ad altri Monaci (San Fantino di Tauriana, San Nilo di Rossano ed
altri).
L'antico Santuario del Kellerano del Sec.X, era uno dei punti di riferimento
religioso e spirituale di tutta la Calabria fino al 1501, data in cui le
reliquie del Santo furono traslocate a Mammola nella Grancia Basiliana di
San Biagio e successivamente nella Chiesa Matrice, dove sono conservate,
in un'urna di bronzo nella Cappella di San Nicodemo, nel 1638 veniva proclamato
Patrono della città.
Attualmente abitato dal Monaco Don Ernesto Monteleone, il Santuario è meta
tutti i giorni di numerosi pellegrini, di fedeli, turisti e studiosi, considerata
anche la posizione geografica che permette di raggiungerlo in tempi brevi.
Le altre due feste del Santo, si celebrano a Mammola il 12 marzo (morte) festa Patronale con la processione per le vie del Paese con la statua del Santo vestito da Monaco Basiliano; l'altra la prima Domenica di Settembre con grandi festeggiamenti con la processione della statua del Santo col busto dorato per le vie del paese e il Sabato antecedente in ricordo della traslazione delle reliquie di San Nicodemo, dal Santuario del Kellerano alla Grancia Basiliana di San Biagio a Mammola avvenuta nel 1501, portando in processione la statua del Santo col busto dorato all'interno del quale è conservato il cranio con ai piedi gli angeli e le reliquie del Santo portate dalle donne in una urna bronzea all'antica Grancia.
Il Santuario per la sua importanza, è stata inclusa negli itinerari della
Calabria in occasione del "Giubileo2000".
Indirizzo:
SANTUARIO DI SAN NICODEMO A.B.
Località San Nicodemo, 89045 MAMMOLA (RC)
Informazioni
Fra i vari criteri di indirizzo e scelta delle nostre attività quotidiane ve ne sono due più importanti o almeno più frequenti di altri: il criterio etico e quello estetico. Non ce la sentiamo e non abbiamo il tempo per analizzare e giudicare le due diverse attitudini morali (spesso in antitesi tra loro), ma vorremmo soffermarci su un caso in cui il criterio estetico viene spacciato per etico: la recente proposta di legge che vorrebbe annoverare gli equini tra le specie d’affezione e non più tra le specie da reddito, vietando di fatto la macellazione ed il consumo della carne.
dott. med.vet. Francesco Burlini - Agr. Gianluigi Veronesi
Da anni alcune associazioni animaliste premono sui politici per adottare tale soluzione. Sorprende che le prime a raccogliere tale proposta siano state l’on. Paola Frassinetti, sottosegretaria alla Cultura e l’on. Martini, vice ministro della Salute. Chi si occupa di Cultura e Salute, prima di approvare certe assurdità, oltre al buon senso, dovrebbe considerare quello che ci permettiamo di ricordare pedissequamente di seguito. Fin dal Paleolitico, la carne di cavallo è sempre stata uno dei cibi più apprezzati dall’uomo. Lo dimostrano non solo i dipinti rupestri di Lascaux o Altamira (che testimoniano l’importanza simbolica che ha sempre avuto il cavallo), ma anche i cumuli di ossa di cavallo come quello sotto la falesia di Solutrè in Francia. Dopo essere stati addomesticati (nell’Asia Centrale intorno al IV millennio a.C.) i cavalli sono diventati molto più utili da vivi che da morti, ma rimaneva comunque il problema del “riciclo dell’usato”. I cavalli in eccesso o a fine carriera sono sempre stati tranquillamente trasformati in bistecche.
Nei paesi del Centro-Nord Europa, per ragioni pratiche (nel medioevo avere più cavalli significava detenere maggior predominio sul resto della società) o per ragioni religiose (impedire i residui di antichi riti pagani basati sulla “comunione” con carne di cavallo durante alcune pratiche rituali), il consumo di carne di cavallo venne invece duramente condannato dalla Chiesa e nel 732 definitivamente sanzionato con una bolla papale mai revocata. La carne di cavallo resta dunque l’unico cibo fino ad ora proibito per i cattolici ed anche gli anglosassoni protestanti (ed antipapisti) che attualmente ne aborrono il consumo, si rifanno in realtà a questo antico divieto religioso. Inconsapevolmente si comportano ne più ne meno che mussulmani ed ebrei, i quali aborrono il consumo di carne di maiale o degli indù per le loro vacche sacre. Questo divieto non è però mai stato veramente predicato e applicato nei paesi del sud Europa che erano cristiani già da parecchi secoli. Il Italia, nel 1928, a causa delle frequenti frodi (la carne di cavallo, più economica veniva spacciata per bovina a molti poveracci che non avevano molta consuetudine con la carne) fu promulgata una legge che imponeva di vendere questo tipo di carne esclusivamente nelle macellerie equine (legge che più tardi bvenne abrogata).
Dal punto di vista strettamente alimentare la carne degli equini è senza dubbio una delle più sane e sicure. A differenza di altre specie domestiche produttrici di carne rossa (i bovini o i suini), gli equini non vengono mai allevati con metodi intensivi e/o con una alimentazione a base di cereali. Vivendo in grandi spazi e con una alimentazione a base di foraggi non utilizzabili dall’uomo, gli equini sono quindi tra gli animali più ecocompatibili. Non essendo ruminanti non producono nemmeno il metano, pericoloso gas-serra. Dal punto di vista ambientalista, utilizzare la carne degli equini a fine carriera è quindi non solo giustificabile, ma porta anche notevoli benefici pratici. Si inquina meno perché è una forma di riciclaggio ed il consumo di queste carni eviterà di fatto l’allevamento di altri animali, con conseguente “spreco” di risorse. Ci siamo chiesti non solo le motivazioni, ma anche il tempismo di tale proposta di legge. Non crediamo di sbagliarci ipotizzando che l’attuale governo debba parare il grave danno alla sua immagine per aver recentemente ceduto alle pressanti richieste di una parte dei suoi elettori cacciatori che hanno ottenuto l’apertura della stagione di caccia praticamente tutto l’anno ed anche a molte specie protette. Secondo l’italica logica cerchio-bottista, diventa ora necessario sfornare un contentino per tacitare gli animalisti. Costoro, (in stragrande maggioranza donne: una semplice constatazione statistica e non un giudizio) hanno già ampiamente dimostrato evidenti forme di ipocrisia. Per esempio nella legge (da loro fortemente voluta) che regola la sperimentazione medica sugli animali è stato vietato ogni esperimento su cani, gatti o primati, ma rimane ammessa la sperimentazione su ratti, topi o cavie: evidentemente questi ultimi sono mammiferi figli di un dio minore per il “peccato originale” di non avere un pelo morbido ed occhioni grandi e dolci in grado di intenerire l’animo sensibile delle animaliste. Le stesse peraltro sempre pronte a scendere in campo a difesa di foche o caprioli, ma le prime ad invocare la derattizzazione sottocasa o a far castrare i loro (ed altrui) cani e gatti.
Ricordiamo che le motivazioni che ci hanno portato a disdegnare di cibarsi di cani e gatti (a differenza di molte altre popolazioni di diverse latitudini e continenti) non è stato certo una nostra superiorità morale, ma solamente la non convenienza “economica”: per noi, come per molti altri popoli, cani e gatti sono (quasi) sempre stati più utili da vivi che da morti ed inoltre avendo una alimentazione simile a quella umana, non è mai stato “conveniente” allevarli a scopo alimentare: l’energia alimentare consumata sarebbe molto inferiore all’energia alimentare ottenuta. Ci rendiamo conto dell’impatto di simili realistiche affermazioni su molti animi “sensibili”, ma le riteniamo comunque meno disturbanti rispetto all’ipocrisia imperante. Cavalli, muli e asini hanno diritto non tanto all’empatia e all’amore (questi sentimenti lasciamoli ai nostri simili), ma alla simpatia, al rispetto e alla dignità, sia in vita che in morte.
Possiamo comprendere (non certo condividere) le ragioni dei vegani o dei vegetariani che si astengono dal mangiare ogni tipo di carne per ipotetiche ragioni etico-morali, ma nessuno dotato di un minimo di razionalità può giustificare che certe specie siano più sacre di altre. Se i perfidi animalisti non vogliono intendere le ragioni etiche, almeno si interroghino sulle conseguenze pratiche della loro proposta. I cavalli, dopo essere stati usati per qualche anno a scopo ludico (un tempo almeno il loro utilizzo a scopo pratico era molto più dignitoso), verranno avviati a dei pensionati: in realtà dei lager simili agli attuali canili pubblici, dove passeranno anni in attesa della morte e soffrire come dei “cani” per scarsità di spazio, di cure, ed essendo animali “d’affezione”, anche per mancanza d’affetto. Inoltre, a causa della pavidità di questi animalisti affetti da ignavia, saranno le finanze pubbliche a dover finanziare questi “lager-pensione” per centinaia di migliaia di cavalli e asini, i quali a causa della loro longevità, diventeranno ben presto dei milioni. Lasciar morire un cavallo o un asino di vecchiaia, con i denti troppo usurati per masticare l’erba e con gli zoccoli cresciuti abnormemente e che gli impediscono di camminare, non è certo un atto d’amore, ma di insulsa crudeltà. Gli ignavi animalisti non ci vengano poi a raccontare che questi animali hanno diritto ad una morte “naturale”. Anche un ragazzino delle elementari sa bene che in natura tutto questo non avverrebbe perché da milioni di anni tutti gli animali erbivori alle minime avvisaglie di debolezza sarebbero predati e mangiati da altri animali carnivori, rientrando così nel naturale ciclo biologico di tutti gli esseri viventi. In nome del liberismo e del risparmio economico, (temi tanto sbandierati dagli attuali partiti di governo), invece di causare un ulteriore aggravio alle finanze pubbliche, le sponsor di queste proposte di legge invitino piuttosto gli animalisti a portarsi a casa propria tutti gli asini, muli e cavalli, (senza dimenticarsi ovviamente anche i bardotti!) e provvedano ad accudirli a proprie spese. Una apposita commissione passerà poi a controllare che tutti questi animali domestici d’affezione abbiano a disposizione non solo spazio a sufficienza (no, il balcone al sesto piano non basta e nemmeno lo spazio tra la piscinetta ed il capanno degli attrezzi) ed abbondanti razioni di fieno (i croccantini per il gatto, non sono proprio adatti ad un purosangue di cinque quintali) ma anche e soprattutto affetto. Sono o non sono animali d’affezione?
Chi leggerà questo articolo e non è accecato dal puerile animalismo, provi a chiedersi per un momento se per un vecchio cavallo o un asino sia più dignitoso finire nel piatto o finire mescolato al cemento: da quando le farine di origine animale non possono più essere utilizzate (riciclate) nell’alimentazione animale, queste devono essere incenerite e per questo normalmente finiscono nei grandi forni dei cementifici. Se il lettore è un vegetariano o un ambientalista, prima di rispondere tenga anche conto che l’attuale consumo di carne di cavallo sta evitando in parte il consumo di un altro tipo di carne (bovina, suina od ovicaprina: il consumo di carne in tutto il mondo è in aumento, soprattutto da parte dei paesi emergenti). Insistiamo sulla simpatica provocazione: ammettiamo che le nostre sono solo banali motivazioni pratiche, etiche ed ambientaliste. Gli animalisti, notoriamente più sensibili rispetto noi umani, si rifanno a superiori motivazioni basate sull’estetica: solo gli animali più belli hanno diritto al rispetto e all’affezione e chi se ne frega di tutti gli altri. E’ anche una questione di “frequentazioni”. Volete mettere la differenza di status tra un animale che vive in un porcile, in un pollaio o in una stalla rispetto a quello che vive nella cuccia o nella scuderia?. Questi sono molto più vicini alla casa e per gli animalisti più “istruiti”, solo questi hanno il diritto di definirsi animali domestici. Appunto da “domus”: casa. Questa discriminazione, questo “specismo” estetico (ovvero il razzismo applicato alle diverse specie o famiglie di animali), oltre al nazismo, ci ricordano tanto le motivazioni del Lombroso: tutti quelli con una brutta faccia prima o poi saranno dei delinquenti.
Siamo quasi certi che nel generale rimbambimento mediatico (voluto e diretto da questi stessi partiti) saremo in pochi ad accorgerci e protestare di fronte a tali assurde proposte di legge. Ci dispiace che a farne le spese siate voi cavalli, voi muli e voi asini che da millenni siete stati per noi umani insostituibili colleghi di guerre, fatiche, lavoro e anche gioie. Scusateci per come vi abbiamo trattato e per come vi tratteremo. D’ora in poi, promettiamo solennemente di non usare più il termine “asino” per indicare un ignorante. Lo sostituiremo con “animalista”.
Nella mozzarella di "bufala" non é detto che si debba trovare per forza
la diossina.
All'analisi essa può rilevare contenuti non graditi ma che per fortuna fanno
male solo al portafoglio.
E al prestigio del nostro Paese.
Specie se a fare il piccolo chimico, come sembra, é proprio colui che dovrebbe
dare l'esempio, sia ai consorziati sia ai consumatori, ovvero il Presidente
del Consorzio per la tutela della Mozzarella di Bufala Campana Dop, Luigi
Chianese.
Sembra che il Presidente Chianese sia stato colto con le mani nel sacco
dagli ispettori ministeriali in procinto di attuare una delle tante visite
d'ispezione e controllo, proprio mentre allungava il latte bufalino aggiungendo
acqua!
Ma Chianese non ci sta e ha già presentato una denuncia, affermando che
il Ministro non può commissariare un Consorzio privato e soprattutto non
avrebbe dovuto diffondere dati che per legge sono riservati.
Su una cosa intanto vorremmo fare luce noi.
La nostra rivista ha più volte assaggiato e messo a confronto la mozzarella
di bufala acquistata sulla piazza di Bologna in rinomate botteghe enogastronomiche
ed alcuni campioni acquistati in due noti discount.
In 5 casi su 5, abbiamo notato che a fronte di un prezzo notevolmente inferiore
corrispondeva anche un sapore totalmente diverso.
La bufala del negozio costava di più, certo, ma era di una fragraza e una
sapidità stupefacente, mentre quella del discount ci ha sempre fatto esclamare
"non sa di niente, sembra annacquata".
Una coincidenza? Per me avevamo ragione, adesso é fin troppo lecito pensare
che i produttori, per sfidare i prezzi imposti da catene discount e pagamenti
allungati al limite della decenza, abbiano risolto il problema aggiungendo
un pò d'acqua e un pò di latte di vacca.
Entrambe costano meno di quello di bufala e di certo non muore nessuno.
A parte l'immagine dei produttori onesti e quella del nostro paese, che
rischia di morire giorno dopo giorno grazie a sciagurati senza scrupoli
che trovano sempre il modo di farci "una bufala"!!
Gianluigi Veronesi - DEGUSTA
Il Consorzio di tutela del Vitellone di razza romagnola IGP non ha aderito
all'evento della giornata "pubblicitaria" della tagliatella nel Mondo, tagliatella
che nei documenti di presentazione dell'evento veniva definita come fatta
al "vero ragù alla bolognese".
Cerchiamo di capire i retroscena di questa decisione.
Gianluigi Veronesi, giornalista esperto di carni (nel biberon beveva carne
tritata e lavorava dietro al banco carni di famiglia sin da quando aveva
5 anni) ha valutato tra i primi l'ipotesi di questo evento che poteva essere
un'occasione per la città di Bologna.
Da qui é scaturito subito l'incontro con Roberto Golinelli, attualmente
uno dei più quotati macellai gastronomi (il COBAS della salsiccia, grande
esperto di carni e allevatore di 500 capi di razza romagnola) e una precisa
discussione con Stefano Mengoli, presidente del Consorzio per la tutela
del Vitellone Bianco di razza Romagnola IGP.
"Abbiamo subito capito che questo evento non si poteva fare, perlomeno nei
termini in cui ci era stato presentato" spiega Gianluigi Veronesi, giornalista
esperto di carni "e le zone d'ombra erano numerose.
Dapprima sono stati chiesti 10.000 euro che di fronte ai nostri dinieghi
di colpo sono diventati 3.000, ma soprattutto ci siamo accorti che non esistevano
i tempi per poter fare una cosa seria e professionale.
A questa rimostranza gli organizzatori ci hanno risposto che tanto la data
era decisa e non si poteva cambiare.
Non c'erano contenuti, non c'era rispetto della cultura delal tagliatella
e soprattutto del vero ragù bolognese".
Però l'evento si sta organizzando ugualmente, anche senza di voi, perché?
"A mio avviso non si sta organizzando un evento, quello che si sta facendo
a Bologna é solo un tentativo di recuperare all'ultimo secondo pur di cavalcare
l'onda di una notizia fra micorfoni telecamere e giornali, ma non ci si
rende conto del danno che si sta facendo alla salvaguardia e tutela di un
"prodotto artigianale della tradizione" come il vero ragù bolognese.
Il verò ragù fa capo a sapori ben precisi, aromi e profumi derivati dall'amalgamarsi
di prodotti tra cui due ingredienti sono la carne di manzo e quella di suino.
L'errore comunicativo sta proprio qui: se non si usano i prodotti consacrati
e vocati dalla tradizione, così come riconosciuti già dall'Unione Europea
quali vitellone razza romagnola IGP e gran suino padano DOP si sta autorizzando
qualsiasi cuoco in qualsiasi posto a prendere un pezzo di carne di manzo
ed una di suino (magari suino vietnamita oppure bovino yak o wagyu) e a
dire che quello é il vero ragù bolognese ma non lo é! Sicché chi assaggerà
quel ragù taroccato non comprenderà il perché siamo così devoti a quel ragù".
Ma il gusto del ragù sarà poi così diverso? forse è meglio approfittare
per fare l'evento e tutto il mondo parlerà di tagliatella con un grande
ritorno per Bologna "no, non sono d'accordo.
Proprio a causa dell'incapacità di comunicazione e dei fraintendimenti si
sono generati irreparabili danni, basti l'esempio dello SPAGHETTO BOLOGNAISE...si
combattono liti furibonde per differenziare l'aceto balsamico dal condimento
balsamico, si spendono milioni di euro in pubblicità per spiegare a tedeschi,
amerigani e australiani che non si dice "grana" o "parmesanito", ma Parmigiano-Reggiano
DOP.
E allora perché svilire e drammaticamente autorizzare nelle cucine di tutto
il mondo, addirittura con un evento patrocinato dalla camera di commercio
e altre istituzioni che si usi manzo e suino qualunque?.
Resta il fatto che tutto il mondo parlerà delle taglietelle "e allora? chi
ha detto che le tagliatelle sono Bolognesi? Pellegrino Artusi é l'unico
a citarle con cognizione e ne parla pochissimo, ma lo fa citando le tagliatelle
romagnole...chi può arrogarsi il diritto di dire che le tagliatelle romagnole,
cioé quelle che si mangiano a Ravenna, a Bertinoro, a Cesena non sono buone
o addirittura migliori di quelle fatte a Bologna? volgiamo poi dimenticare
le tagliatelle reggiane, modenesi e quelel buonissime che si mangiano a
Ferrara?".
Insomma le tagliatelle avranno pure una identità culturale, per mezzo mondo
se lei dice tagliatella tutti pensano a Bologna! "questo è vero, ma la gente
pensa a Bologna anche se si parla di spaghetti e di ragù, le assicuro che
ho personalmente acquistato in numerosi paesi nel mondo e assaggiato personalmente
almeno una cinquantina di ragù che a dir poco bisognerebbe vietare dal commercio!
In stazione ad Amsterdam con 2 euro ho assaggiato un walky cup tipo bicchiere
di coca cola da autogrill, che conteneva tagliatelle bolognaise, stavo per
rimettere!...ci scopiazzano in tutto il mondo e taroccano le nostre tagliatelle,
ma soprattutto il vero tarocco é il nostro ragù e con questo evento avremo
aiutato il Mondo a restare nella medesima confusioen di sempre, anzi, l'avremo
addirittura amplificata. Insomma tante lamentele avranno alla fine qualche
proposta? "certo che sì, io sono un imprenditore e quindi persona pragmatica.
Dobbiamo invocare l'aiuto del Consorzio di tutela del vitellone e del gran
suino padano DOP, nonchè delle nostre istituzioni più attente e vicine alla
città e con esse partire da subito alla conquista del marchio STG ovvero
specialità tradizionale garantita, proprio come l'esempio recentemente avuto
dalla vera pizza napoletana e poi cominciare a fare gli eventi coinvolgendo
il mondo universitario con i suoi nutrizionisti, perché va anche detto che
un piatto di tagliatelle al ragù vero di bologna contano più di 500 calorie
e anche su questo aspetto ci sarà molto da lavorare: tutti sanno che io
sostengo la qualità e non le quantità!
"Poteva essere un grande evento e avere un significato vero e importante, ma doveva essere fatto con i dovuti tempi e con tutte le strategie imprenditoriali che si utilizzano quando si organizza un evento, motivo principale, questo, per il quale ho deciso di non supportare l'evento della TAGLIATELLA non vera, nel caso di specie, dichiarata " al vero ragù alla bolognese ma la cosa é assolutamente falsa).
Queste le dichiarazioni del direttore del mensile nazionale DEGUSTA Gianluigi Veronesi, il giornalista che fin da piccino nel biberon aveva carne tritata (proviene da generazioni di macellai bolognesi e vive la grassa città da 41 anni).
L'infelice ideazione andrà in scena il giorno 17 a Bologna ma ha tutto il sapore di una presa in giro verso un mondo genuino e sincero, quello dell'agricolltura e degli agricoltori, ma anche degli artigiani e dei commercianti bravi e seri. Ma anche dei consumatori. Ai produttori agricoli si racconta a spron battuto che il prodotto IGP e DOP è quello che vale di più, é tutelato, garantito, ma poi quando è il momento di promuoverlo con fermezza e autorità non lo si fa. Stiamo pensando a coloro che lavorano e investono per consacrare l'importanza e il valore di un marchio IGP o di una DOP e sono in tanti. Per ora l'unica certezza che abbiamo é che gli organizzatori, professando l' "ANTITAROCCO" della tagliatella sono ignari del fatto che in realtà sono i primi a TAROCCARLA e ad enfatizzarne il taroccamento.
"Il vero ragù bolognese ha un identità di sapori e aromi ma anche geografica
e territoriale. La tagliatella purtroppo molto meno, o qualcuno di voi ha
la prova che la tagliatella sia veramente bolognese, visto che nemmeno l'Artusi
ha mai citato una simile corbelleria? il territorio bolognese ha una storia
enogastronomica già riconosciuta dall'Unione Europea con l'assegnazione
della IGP al Vitellone di razza Romagnola e della DOP al Gran Suino Padano.
Ebbene, mentre ho la certezza che nessuno dei ristoratori bolognesi aderenti
all'evento utilizzi carne di vitellone romagnolo IGP e lo potete verificare
voi stessi visionando l'apposito elenco pubblicato sul sito ufficiale del
Consorzio del Vitellone Bianco dell'Appennino Centrale, non posso dire lo
stesso, ma ci giurerei, sull'uso di carne di Gran Suino Padano DOP. Allora
il tanto sbandierato ragù bolognese, che vorremmo tutelare e promuovere,
anche insieme alla tagliatella (ma non solo), come sarà tutelato o promosso
da questo avvenimento? Il frettoloso evento che andrà in scena a Bologna
addirittura amplificherà la possibilità di creare e divulgare i "tarocchi"
anzichè contribuire a debellarli.
Reclamizzando la tagliatella con il ragù alla bolognese quando nessuno degli
chef aderenti utilizzerà carne di vitellone IGP (l'unica che può essere
usata per un vero ragù bolognese) e tanto meno carne di gran suino padano
DOP (l'unica che si può usare se vogliamo dire che si tratta di un vero
ragù bolognese) stiamo commettendo un errore mediatico e concettuale pazzesco.
Di fatto stiamo autorizzando tutti coloro che faranno e vorranno fare in
futuro la tagliatella con il vero ragù di Bologna a farla con le carni bovine
e suine generiche che più comodamente reperiscono sui mercati locali di
paesi quali Cina o Messico, ma anche Malesya o Arabia."
Il giorno della reclamizzata "ola della tagliatella", ovvero il 17 gennaio 2010, con quale carne quindi i vari chef in Italia e nel Mondo faranno il vero ragù? a questo punto i sapori autentici, tipici, inevitabilmente armonici da sempre, che fine faranno?
"E quando tutti si sentono autorizzati a usare gli ingredienti che vogliono" prosegue Veronesi "allora sì che abbiamo favorito il grande danno di immagine ma soprattutto lo scempio culturale...ed è esattamente quello che andrà in scena con questo evento".
Un dettaglio tra gli altri dà ragione a Veronesi: osservando la locandina dell'evento si nota che nessun imprenditore e nessuna impresa privata bolognese ha sponsorizzato l'iniziativa, segno evidente che l'evento non é stato ideato e proposto in modo strategico e professionale, ma "confezionato" in malomodo pur di essere vendibile da piazzisti a caccia di sponsor.
"Anche da questi particolari si desume la differenza fra organizzare e promuovere degli eventi enogastronomici con un senso culturale e fare dello "show" da riflettore cinematografico per raccogliere denaro sonante, ma ormai sono in tanti a cedere alla decadente trappola dell'enogastro...mania: fortunatamente a me non la raccontano!"
(Bologna, 26.02.2009)
Ha riscosso notevole successo la conferenza stampa a convivio tenutasi all'"Antica
trattoria della Gigina", storico ristorante bolognese condotto dal maestro
Carlo Cortesi, per il lancio di "A marzo beviamo bolognese". Organizzata
dalla sezione culturale della rivista mensile DEGUSTA, la conferenza ha
lanciato la kermesse ideata dalla CONFARTIGINATO IMPRESE di Bologna e denominata
"A marzo beviamo bolognese", che quest'anno giunge alla sua 3° edizione.
"I tortellini e il bollito bolognese" ha spiegato Agostino Benassi, artefice
dell'iniziativa "in abbinamento al vino pignoletto e barbera, rappresentano
un'occasione importante per la valorizzazione e il rilancio di alcune tipicità
locali, note in tutto il mondo, che dobbiamo assolutamente rivalutare in
maniera lungimirante per sostenere la laboriosità artigiana legata al mondo
dell'agricoltura, dell'artigianato, della ristorazione, del turismo e della
cultura".
La Bologna che fa sistema convince anche l'Assessore provinciale all'agricoltura Gabriella Montera che raccoglie l'invito e con convinzione rimarca l'importanza di fare squadra e di investire in questi progetti pensati per la valorizzazione/sostegno, anche trasversale, dei produttori e del territorio. Il dott. Guernelli, in rappresentanza della Camera di Commercio di Bologna, ha sottolineato come l'istituzione camerale veda di buon occhio non solo questa importante iniziativa ma sia disponibile a rendersi promotore e sostenitore di eventi e manifestazioni che si pongano il preciso obiettivo di vivacizzare, con progetti concreti, il territorio e le economie locali in un'ottica di coesione. Presente anche il Presidente del Consorzio Colli Bolognesi, dott. Francesco Cavazza Isolani a testimonianza che il Consorzio (ricordiamo che questa istituzione non ha fini di lucro) è immediatamente pronto a sposare tutte le politiche serie e strutturate che vogliano puntare sulla valorizzazione e promozione dei vini rappresentati dagli oltre 100 produttori vinicoli consorziati, alcuni dei quali, non a caso, erano presenti al tavolo e affiancati al loro presidente: parliamo di Carlo Gaggioli, Francesca Zanetti (La Mancina) e Federico Orsi (vigneto San Vito).
I ristoranti che hanno aderito all'iniziativa avranno l'importante ruolo di proporre ai propri commensali il felice abbinamento che vedrà primeggiare sulle tavole il rinnovato trionfo delle menzionate tipicità. Fra tutti i consigli emersi dal dibattito, animato anche grazie alle domande provocatorie giunte dai rappresentanti della stampa di settore, merita considerazione il suggerimento di Lauro Lelli (grossista) avvallato dal fatto che lo stesso opera nel comparto dell'ingrosso enogastronomico da alcune generazioni. "I produttori dei vini consorziati nei colli bolognesi non devono rincorrere l'illusione di pompose vendite offerte dalle ormai note catene distributive, semmai devono puntare sulla ristorazione di qualità e su di una rete distributiva attenta e qualificata, capace di dare a ciascun prodotto la valorizzazione che merita. I vini dei colli in questi 20 anni hanno dimostrato un grosso miglioramento in termini di qualità, perché banalizzarli sull'anonimo scaffale di un ipermercato?". Sulla scia di questo interrogativo il momento di comunicazione e confronto giungeva al termine. Il tavolo dei relatori ed invitati era sempre più prossimo al rappresentare quella convivialità, tutta bolognese, che è l'esempio più autentico di una ritrovata capacità di unirsi per agire in una direzione comune. E per alimentare un po' di nostalgia, si è aggiunta al tavolo la "crema fritta", altra leccornia tipicamente bolognese, forse un po' bistrattata, che invece meriterebbe un pizzico d'attenzione in più. Forse la prossima edizione sarà l'occasione giusta.
A disposizione per ulteriori informazioni e disponibilità di numerose fotografie ad alta risoluzione.
Contatti con la stampa: Gianluigi Veronesi info@degusta.it
Anzitutto un sentito grazie al Direttore di Degusta (www.degusta.it),
Gianluigi Veronesi, che mi ha permesso di vivere un’esperienza esaltante
in terra campana; un plauso a Sandro Chiriotti, responsabile di Tour Gourmet
e organizzatore dell’evento, il quale ne ha curato tutti gli aspetti in
maniera estremamente professionale, seguendo anche i minimi dettagli e coinvolgendo,
sempre e comunque, gli intervenuti.
Giornalisti ed operatori della comunicazione nei settori dell’enogastronomia,
del turismo e dell’arte sono stati testimoni nella tre giorni trascorsa
nel lembo di terra campana durante i quali abbiamo “toccato” le province
di Caserta, Benevento e di Avellino (l’ordine è strettamente cronologico).
1° Giorno: in giro per il casertano
Il tour non poteva che iniziare dalla struttura patrimoniale più importante
presente nel territorio: la Reggia borbonica di Caserta.
La visita è proseguita a San Leucio, frazione realizzata a favore dei lavoratori
della seta, la quale ospita anche un Museo relativo al trattamento di questo
prezioso materiale (Complesso Monumentale Belvedere di San Leucio, prenotazioni
visite individuali e di gruppo: tel. 0823/301817).
Di tale produzione, purtroppo è rimasta solo qualche piccola attività.
Essendo il nostro un tour enogastronomico, abbiamo assaporato piatti della
cucina locale, sapientemente abbinati ai vini del territorio, nel punto
ristorativo inserito nel Parco, il ristorante “Diana e Atteone”; il tutto
accompagnato da un sottofondo musicale della melodia napoletana, tale da
rendere, così, il clima suggestivo.
Dopo una visita nel parco della Reggia, ci siamo trasferiti a Casagiove
(CE), presso l’enoteca “La Botte”, dove, con la presenza di istituzioni
locali, è stato affrontato il tema del possibile sviluppo turistico dell’area,
da realizzare tramite il connubio enogastronomia-cultura.
Interessante l’intervento del vice-presidente dell’Apt locale, il quale
ha spiegato l’operato dell’ente, orientato al coordinamento delle strutture
ricettive per favorire l’incremento turistico.
Dopo una sapiente delucidazione, da parte del sig. Ricciardi, proprietario
dell’enoteca, dei vitigni delle province di Caserta, Benevento ed Avellino,
abbiamo assaporato degli ottimi vini locali: Alianico Irpino, Alianico Fontanavecchia,
Passito Asprinio.
Questi hanno poi goduto di un fortunato abbinamento con formaggi, quale
il Conciato romano, e salumi del territorio, come la favolosa stringata
di maiale nero casertano.
La giornata si è conclusa a Marcianise (CE), presso l’enoteca con cucina
“Prosit”, per un convivio a base di prodotti tipici, competentemente allestiti
dallo chef, accompagnati dagli ottimi vini locali.
2° Giorno: tra mozzarella e musica
Tema del giorno eloquente: Buffalo Tour, visita guidata alle Fattorie Garofalo,
il più importante centro di allevamento bufalino dell’intero casertano,
con annessa degustazione della mozzarella di bufala, ricotta e di altri
prodotti locali, presso il Caseificio omonimo.
La giornata ha avuto un interessantissimo appuntamento presso il ristorante
“Le Colonne”, dove la chef e titolare Rosanna Marziale ha suscitato unanime
stupore nel dotarci di apparecchi auditivi per la degustazione guidata dei
piatti messi a punto dalla stessa; unanime è stato anche il grido: complimenti
Rosanna!.
Nel pomeriggio siamo approdati in terra beneventina, dove abbiamo potuto
visitare il magnifico borgo medioevale di Sant’Agata dei Goti.
La successiva sosta a Solopaca ci ha permesso di visitare l’interessante
Museo Eno-gastronomico(MEG).
Il viaggio è poi proseguito fino alla Fattoria Torre Gaia di Dugenta: qui,
dopo la visita alla cantina, è seguita una degustazione di alcune delle
produzioni vinicole: Falanghina, Fiano, Greco, Aglianico.
Alla sera, tornati in provincia di Caserta, abbiamo assistito, presso Casertavecchia
(gioiello medioevale) ad uno spettacolo a dir poco originale: attraverso
i suoni originati dagli strumenti di lavoro, e la maestrale interpretazione
degli uomini del luogo, sono state raccontate le attività artigianali che
si svolgono nella zona, il tutto eseguito sotto l’egida dal maestro Giorgio
Battistelli.
La cena conclusiva, svoltasi presso il ristorante “Gli scacchi”, ha visto
la degustazione di piatti campani abbinati a vini locali.
3° Giorno: il vino degli inferi
L’ultimo giorno ha portato il gruppo di giornalisti nella provincia di
Avellino, a Taurasi, cittadina che dà nome alla sede dell’Enoteca Regionale,
e soprattutto ad un magnifico vino: il Taurasi.
Dopo una visita alla suddetta enoteca, ci siamo recati presso le cantine
di Antonio Caggiano, “vulcanico” ed estroverso produttore di vino.
La visita è stata emozionante, vista la particolare ubicazione: le cantine
si trovano, infatti, all’interno di grotte scavate sotto terra, serbate
con cura e amore.
Il Sig. Caggiano ci ha entusiasmato raccontandoci la sua storia ricca di
aneddoti.
Il tour si è poi concluso a convivio nelle medesime cantine, dove abbiamo
avuto modo di apprezzare non solo il cibo ma anche il loro ottimo vino realizzato
con amore e poesia.
Un weekend indimenticabile, che auguro e consiglio a chi abbia letto con piacere questo mio scritto.
L’evento nasce dalla progettazione dalla sede nazionale come idea di un
convivium turistico e gastronomico per valorizzare e diffondere il grande
patrimonio radicato nella cultura popolare del nostro Paese.
L’AICS di Massa Carrara ha sposato l’iniziativa e intende realizzarla col
fine di coinvolgere tutti i partecipanti e mappare su tutto il territorio
nazionale le realtà enogastronomiche, dalle tipicità , alle eccellenze che
spaziano dalla cucina tradizionale alla cosiddetta “dieta mediterranea”.
L’obiettivo è quello di realizzare itinerari degli antichi sapori aprendo
opportunità di ricerca e di confronto fra i sodalizi dell’ Associazione
ed attuare una campagna di sensibilizzazione alla scoperta delle più genuine
tradizioni culinarie. Il soggiorno, la gara e il seminario avranno luogo
all’interno dell’ Hotel Eco del Mare di Marina di Massa.
Il COMITATO ORGANIZZATIVO è composto dall’AICS NAZIONALE E DAL COMITATO
PROVINCIALE DI MASSA CARRARA in collaborazione con la PROVINCIA DI MASSA
CARRARA Assessorato all’agricoltura e al volontariato, APT e SLOW FOOD Apuana.
E’ prevista la partecipazione di rappresentanti provinciali AICS, provenienti
da Taranto, Chieti, La Spezia, Potenza, Savona, Grosseto, Verona, Arezzo,
Lunigiana , Milano.
Saranno inoltre graditi ospiti del Comitato Provinciale alcuni rappresentanti
nazionali e regionali AICS, e di Enti provinciali che hanno collaborato
nella realizzazione del progetto.
L’evento si svolgerà con una Gara alla quale parteciperanno delegati delle
varie sedi provinciali dell’associazione AICS, i quali dovranno creare un
piatto tipico della loro provincia con ingredienti portati appositamente.
La Giuria composta da personaggi dell’enogastronomia nazionale e locale,
sceglierà i vincitori ai quali saranno riconosciuti premi e attestati di
partecipazione.
Nella giornata di domenica dopo aver partecipato ad un tour nel nostro territorio i partecipanti alla manifestazione assisteranno al SEMINARIO DEL GUSTO , in cui si parlerà di sapori, le ricette, le curiosità in collaborazione con Slow Food Apuana.
Non è un romanzo e neanche una raccolta di racconti, un saggio, un trattato
gastronomico o un ricettario.
È, più semplicemente, un diario a quattro mani, un diario semiserio, un
diario-mai-scritto, in cui ricordi, esperienze, episodi del vissuto quotidiano
ma, soprattutto, un’enorme, viva, contagiosa, maniacale passione per il
cibo di uno chef e di un gourmet si fondono miracolosamente, amalgamandosi
come gli ingredienti della più gustosa delle pietanze.
Il punto di vista autentico di chi crea un piatto messo in relazione con
quello, altrettanto genuino, di chi lo assapora.
Nessun plot apparente, soltanto semplici tracce di vita che testimoniano
l’evoluzione personale e quasi parallela del gusto nei due protagonisti.
Un confronto diretto ed originale che si basa su nozioni culinarie e degustative
dalla rigorosa fondatezza tecnico-scientifica, ma che si propone ai lettori
in una veste sorprendentemente schietta, immediata, fruibile, giocosa, dissacrante,
piacevole, dolceamara. In una parola…umana.
Il volume è stato insaporito con una serie di gustosissime ricette inserite
a margine di ogni capitolo.
Quelle curate da Massimo si riferiscono ad una cucina tradizionale, semplice
e casalinga; quelle scritte da Nicola appartengono invece alla haute cuisine
ma, grazie all’ausilio di originali schizzi autografi, sono facilmente accessibili
e riproducibili da tutti.
Quarantadue anni, è Chef e patron del ristorante torinese ‘L Birichin. Nel 2006 ha ottenuto la prestigiosa stella Michelin.La sua cucina propone piatti dell’antica tradizione piemontese rielaborati attraverso un’accurata selezione della materia prima, l’applicazione di una solida tecnica affinata in Inghilterra, Francia, Thailandia e Spagna ed un talento creativo fuori dal comune. La sua cucina ha fatto da padrona durante il periodo delle Olimpiadi di Pechino 2008 pressol’Hospitality Vip della Nike.
Trentotto anni, è uno scrittore ed un appassionato gourmet. Lavora presso
la Camera di Commercio di Frosinone (dove si occupa, tra l’altro, proprio
di enogastronomia) e collabora con varie riviste nazionali ed internazionali
di settore.
Già autore di numerosi racconti, saggi, ricerche e altre pubblicazioni,
vincitore di diversi premi letterari, ha esordito nel 2006 con il romanzo
"Uno strano morso ovvero sulla fagoterapia e altre ossessioni per il cibo".
L’originale noir sul rapporto cibo-nevrosi, per i tipi di Edizioni della
Meridiana di Firenze, ha ottenuto in pochi mesi un grande successo di pubblico
e di critica.
Ore 14.00 - 16.00: Dino Marchi (Presidente Associazione Italiana
Sommelier del Veneto)
I nuovi luoghi e i nuovi modi della degustazione del vino
Ore 16.00 - 18.00: Camilla Baresani (Scrittrice e giornalista del
Corriere della Sera e del Sole 24 Ore)
L'arte di suscitar emozioni nella scelta del vino
La Cena Meravigliosa - Ristorante Cipriani ad Asolo
Ore 9.30 - 11.30: Michael Benson (Consulente di marketing del vino)
Gli appropriati gesti interculturali per mescere il vino
Ore 11.30 - 13.30: Patricia Guy (International wine & food writer)
Le intonate parole internazionali del vino (pranzo a buffet)
Ore 14.00 - 15.30: Gelasio Gaetani D'Aragona Lovatelli (Produttore,
scrittore ed esperto di vini; consulente di Vip)
Glamour e vino
Ore 15.30 - 18.30: Alessandro Scorsone (Maestro di cerimonia a Palazzo
Chigi)
Lo stile che conviene per servire il vino
La cena come occasione per perfezionare lo stile di servizio
Ristorante Gellius a Oderzo
Ore 9.30 - 10.30: Massimo Donà (Filosofo-Università San Raffaele
di Milano)
Alle radici dell'irresistibile seduzione del nettare degli dei
Ore 10.30 - 12.00: Alessandro Regoli (Scrittore e direttore di www.winenews.it)
Il vino nel Web
Ore 12.00 - 13.30: Carlo Vischi (Scrittore ed enogastronomo)
Il sommelier come ambasciatore del terroir
(pranzo a buffet)
Ore 14.30 - 17.30: Carlo Vischi
I riflessi e i condizionamenti delle nuove tendenze culinarie nella
scelta dei vini
Sarà possibile pernottare presso il Relais Duca di Dolle e le due cene verranno organizzate presso i ristoranti Villa Cipriani di Asolo (10 novembre) e Ristorante Gellius di Oderzo (11 novembre).
Il corso è a numero chiuso (massimo 18 partecipanti).
La scuola di formazione è aperta a tutti.
E’ una Comunità Europea dei Cuochi, fondata nel 1986 dai più prestigiosi
cuochi europei tra i quali, in rappresentanza della cucina italiana, Gualtiero
Marchesi, che ne fu Presidente Internazionale dal 2000 al 2003.
La Comunità ha regole ferree accostabili ad un vero e proprio codice d’onore;
tra queste, il rispetto della tradizione culinaria nazionale, l’applicazione
di onestà e coscienza, l’esercizio della professione nelle condizioni ideali
per esaltarne l’arte, l’utilizzo di materie prime eccellenti, l’indipendenza
dai fornitori, la collaborazione tra i cuochi associati, l’informazione
verso i colleghi relativa alla qualità delle materie prime che arrivano
dalla propria nazione e regione.
Dall’anno di fondazione gli chefs aderenti sono diventati quasi 4.000.
Il II° meeting internazionale è stato ospitato dal Nuovo Casinò di Campione
d’Italia, enclave italiana in territorio elvetico, sulle sponde del Lago
di Lugano.
L’appuntamento di quest’anno ha visto una giornata molto ricca di incontri,
a cominciare dal mattino con la riunione del board, per proseguire nel pomeriggio
nella Piazza Alta del Nuovo Casinò di Campione dove le centinaia di ospiti
hanno potuto degustare nei banchi d’assaggio le migliori specialità italiane
e svizzere: dal Culatello di Zibello e dai formaggi di bufala del Cilento
a quelli ticinesi della Federazione Ticinese Produttori Latte, al Parmigiano
Reggiano, ai vini umbri, alle grappe, al Prosecco, alla birra, all’Aceto
Balsamico Tradizionale di Modena.
Davvero una rassegna enogastronomica di gran pregio.
Il momento clou è arrivato nel corso della cena preparata dagli chefs dell’associazione
quando, sul palco del Salone delle Feste del Nuovo Casinò di Campione, il
Presidente di Euro-Toques International, il lussemburghese Daniel Rameau,
ha chiamato attorno a sé i presidenti delle delegazioni nazionali: Stéphane
Pierre del Belgio, Joro Ivanov della Bulgaria, Pedro Subijana questi il
Culatello di Zibello Andrea Mingardi in concerto della Spagna, Henri Charvet
della Francia, Wolfgang P. Menge della Germania, Pier Giovanni Righi di
San Marino, Thierry Bréhonnet della Svizzera, Dimitru Burtea della Romania,
Fred Dijsselbloem dei Paesi Bassi, Lorcan Cribbin dell’Irlanda, Henrique
Mouro del Portogallo, Jesper Johansson della Svezia, Panicos P. Hadjisymeou
di Cipro, John Kofod Pedersen della Danimarca, Jiki Yli-Outila della Finlandia,
Nikos Sarantos della Grecia, il Segretario Generale Bernard Fournier e i
rappresentati dell’Italia Luciano Tona e Massimo Spigaroli.
Insieme hanno accolto con un applauso Gualtiero Marchesi, Presidente per
l’Italia, che ha ricevuto il riconoscimento dalle mani di Antonio Resnati,
Amministratore Delegato del Nuovo Casinò di Campione d’Italia, con la seguente
motivazione “ama la cucina come pura forma d’arte”… Grande Gualtiero!
Un riconoscimento importante per la gastronomia italiana è stato assegnato
al “re della pasta” Giovanni Rana… Grande Giovanni!
Il finale della manifestazione ha avuto come protagonista il cantautore
bolognese Andrea Mingardi che ha magistralmente trascinato gli ospiti nel
suo repertorio di rock and blues.
Mingardi si è poi gentilmente concesso ai giornalisti rispondendo efficacemente
alle domande.
“La cucina ha radici storico-culturali da cui non si può prescindere - ha
spiegato Mingardi, rispondendo ad una mia domanda - gli operatori del settore
hanno l’obbligo di mantenere fede a tali tradizioni, senza trascurare la
ricerca e la cura nella presentazione del piatto. Ma un piatto di tagliolini
in brodo!...” Grande Andrea!
Il Tour di giornalisti dell'enogastronomia, guide, radio e tv, promosso dalla rivista mensile DEGUSTA con il grande supporto della CIA di Bologna é iniziato alla Maserati S.p.A. giovedì 11 settembre si è concluso domenica scorsa con l'emozionante tappa finale del museo Ferruccio Lamborghini. Fra un motore e l'altro ecco fiorire quattro giorni di turismo enogastronomico con continui incontri, serate, presentazioni, dibattiti: abbiamo presentato una Bologna viva e sensibile, fatta di produttori artigiani attenti e di commercianti pronti a fare la loro parte per promuovere il nostro territorio "Mentre tutti si preoccupano di chiamare a Bologna dei buyer e dei commercianti stranieri che dovrebbero comprare i prodotti agricoli ed enogastronomici salvo poi non trovare i requisiti minimi indispensabili per l'export" ha affermato Gianluigi Veronesi, marketing manager ed editore della rivista mensile DEGUSTA® "noi ci siamo impegnati a far visitare e a comunicare tutto il nostro territorio e le sue eccellenze poiché se vogliamo uscire vincenti da una globalizzazione spietata dobbiamo prima di tutto far conoscere e far toccare con mano le nostre peculiarità, i nostri personaggi, la nostra bolognesità e quindi i nostri meravigliosi prodotti. Ma sempre in una logica di comunicazione del territorio e di aggregazione in una città che sembra non capire assolutamente questa materia. Eppure la comunicazione sarà il passepartout per non restare stritolati dai mercati. Non a caso si è andati da Molinella a Rocca di Roffeno, da Anzola a Monterenzio e poi in pieno centro ad ammirare Piazza Maggiore, toccando i confini ed il pieno centro del nostro territorio". Molte aziende non sono riuscite ad essere inserite tra le tappe del tour che era caratterizzato in effetti da un programma pieno e ricco di appuntamenti, ma i giornalisti hanno espresso molto stupore nell'entrare in contatto con realtà e fatti semi sconosciuti ma di cui si sono detti estremamente interessati. Ora Bologna e i suoi produttori enogastronomici finiranno su importanti riviste ed emittenti a livello nazionale e non (anche in Germania e Francia) e decine di migliaia di consumatori conosceranno meglio luoghi, prodotti e produttori di cui prima ignoravano, probabilmente l'esistenza. Il grande successo del tour ha spinto gli organizzatori ha prevedere una seconda edizione, questa volta non di 4 giorni ma di un intera settimana, che si svolgerà a settembre 2009 del prossimo anno con nuove tappe e nuovi protagonisti. Per ulteriori dettagli e richieste scrivere a redazione@degusta.it
GIOVEDì 11 settembre: GRANDI ECCELLENZE ED ECCELSI PRODUTTORI ACCOLGONO I PARTECIPANTI DELL'EDUCATIONAL BOLOGNESE AL SANA di BOLOGNA
Il Bilancio per la prima giornata dell'educational press tour bolognese organizzato dalla rivista mensile DEGUSTA e dal prestigioso club della stampa internazionale "Il Gotha del Gusto" è stato assolutamente positivo. Una ventina di giornalisti e comunicatori della stampa e televisione nazionale (e non solo) hanno valutato le eccellenze territoriali con il preciso scopo di fare il punto della situazione. Presenti anche il noto giornalista Ulrich Ritter, già direttore della radio tv di stato tedesca e Sandro Giobbio del portale Convivium di Montecarlo. Il gruppo si è dato appuntamento ieri al SANA, il salone del benessere e del biologico (di scena proprio questi giorni a Bologna) e da qui ha iniziato le prime tappe effettuate con l'occhio clinico e attento di chi è abituato ad informare dopo aver valutato tutti gli aspetti di un luogo, di un prodotto o di un servizio. Dapprima una visita agli stabilimenti Maserati S.p.A., dove il gruppo è stato accolto e accompagnato all'interno degli stabilimenti pensati dai fratelli Maserati all'epoca di fondazione della fabbrica e ancora perfettamente funzionali. Impossibile a ruota non fare tappa all'interno di una suggestiva acetaia, quella di Villa San Donnino, dove si produce ancora il famoso "aceto balsamico tradizionale" che per l'occasione è stato servito sul gelato. Non poteva mancare l'assaggio del famoso nocino modenese, per l'esattezza quello prodotto e valorizzato dall'Ordine modenese. Un elisir denso e cremoso, autentica rivelazione per tutti i partecipanti. Il tour si è concluso al tramonto nel meraviglioso agriturismo "Borgo delle Vigne", situato nella tenuta Bagazzana (siamo nella DOC dei colli bolognesi) di proprietà della famiglia Gaggioli. Il dott. Carlo, titolare insieme alla figlia Letizia, ha voluto riservare un accoglienza di grande rilievo ai giornalisti convenuti, accogliendoli con un aperitivo curato personalmente dagli accademici della "Muffa Nobile", il sodalizio nazionale che si occupa di tutelare e promuovere le muffe nobili. Una cantina ben curata ed un luogo di charme, con edifici del 700 perfettamente restaurati nel rispetto dell'architettura originaria hanno fatto da cornice alla cena conclusiva che oltre a degli ottimi tortelli ha sottoposto all'attenzione dei partecipanti la famosa "pinza", tipico dolce bolognese della tradizione realizzato con la mostarda. Il presidente del club "Il Gotha del Gusto", Stephan de Cernetic ha rilasciato come d'uso le certificazioni di qualità, sottolineando come solo le più qualificate strutture e prodotti, forti del proprio bagaglio di tradizioni e attaccamento al territorio possono ricevere questo singolare encomio, grado massimo di lode riservato ai migliori professionisti dell' enogastronomia, turismo ed hotellerie. Il tour ha ripreso il suo corso nella mattinata successiva con il buongiorno del Sindaco di Anzola Emilia, Loris Ropa, che ha voluto dare il benvenuto personalmente ai partecipanti del tour anche allo scopo di illustrare il territorio con le innumerevoli caratteristiche e alcune importanti realtà locali a livello imprenditoriale famose in tutto il mondo come la Carpigiani (gelato), la Fabbri (amarene) e la Bignami produzioni avicole (carni avicole) e altre.
VENERDì 12 settembre: 2° GIORNATA DELL'EDUCATIONAL BOLOGNESE ALL'INSEGNA DEL BENESSERE, DALLA TAVOLA AL VILLAGGIO DELLA SALUTE
Eccoci giunti alla seconda giornata del tour, cominciando dal Comune di Molinella. Si tratta di paese di confine tra le province di Bologna e Ferrara ben conosciuto per le attività industriali e artigianali date dall'industria elettromeccanica ed elettronica, dalla produzione di macchine agricole e dalla lavorazione e manipolazione di prodotti agricoli. Come il caso della PATFRUT, ad esempio, con 270 associati e 30 mil. di Euro fatturati, che ogni anno lavora oltre 420 mila quintali di patate, 90 mila di cipolle, e 60 mila di frutta. E proprio qui, a proposito del benessere a tavola, si commercializza la famosa patata al selenio, quella tanto reclamizzata in tv e capace di apportare antiossidanti al nostro organismo. Si riparte, la direzione è quella di una stalla piena di stupendi capi di Vitellone Bianco Romagnolo IGP, ad allevarli è Roberto Golinelli, un autentico "capitano coraggioso" che non finisce di stupire i giornalisti. Golinelli effettua la filiera corta e il famoso sistema commerciale a "km zero" ormai da 30 anni. Rimangono tutti stupiti nel vedere cosa mangiano gli animali, un prodotto aziendale sanissimo costituito da mais spaccato, fieno di medica ed integrazione vitaminica. Il risultato lo si tocca pochi minuti dopo quando si entra nel punto vendita Golinelli: oltre 1000mq di salumi, carni, enogastronomia, pasta fresca e un ristorantino dove, dopo aver scelto la tua fetta di carne te la cucinano alla piastra e te la servono. I giornalisti hanno toccato con mano: dopo una degustazione di salumi a dir poco luculliana, caratterizzato da salumi e soprattutto da salsiccia appassita di suino di razza "Mora Romagnola", hanno potuto degustare una vera "tagliata" che Roberto Golinelli ha voluto cuocere personalmente. Presenti anche il Presidente della Patfrut, dott. Torreggiani e il Sindaco di Molinella, Bruno Selva, insieme all'assessore Gianni Scola. Dalla pianura via, verso la montagna, la meta è quella del Villaggio della Salute di Monterenzio, un luogo dove i giornalisti hanno trascorso un pomeriggio spensierato e di relax sollazzandosi nelle varie piscine termali. Alla sera, nello stesso luogo, un convegno esclusivo ha sancito la presentazione in anteprima assoluta della nuova mozzarella frutto di un lungo lavoro di docenti universitari e studiosi, tra cui il prof. Pierluigi BIAGI, associato presso la Facoltà di Scienze Motorie dell'Università degli Studi di Bologna e il dott. La corte, nutrizionista, di Alesco. "Omegarella", questo è il nome della prima mozzarella italiana, prodotta con latte freschissimo, sana e appetitosa, ricca di calcio, proteine, vitamine, sali minerali e arricchita con omega-3 di origine vegetale (DHA). Terminati i lavori, un sontuoso buffet proposto dalla Vecchia Malga di famiglia Chiari ha rifocillato gli intervenuti fra salumi tipici, latticini e dolciumi, sempre accompagnati dai pluri premiati vini di Carlo Gaggioli, ottimo esempio della DOC "Colli bolognesi". Dopo l'intensa giornata si è avviato il rientro in albergo, pensando già all'interessante visita che avrebbe atteso gli ospiti per la mattinata successiva: il centro storico di Bologna, per una sorprendente colazione e per poi proseguire, subito dopo, verso le montagne di Rocca di Roffeno.
SABATO 13 settembre, 3a GIORNATA DELL'EDUCATIONAL BOLOGNESE DAL NETTUNO ALLE PESCHERIE VECCHIE, FINO A ROCCA DI ROFFENO
Inizia la terza giornata, dedicata alla scoperta delle cose buone e belle della provincia Bolognese. Il gruppo di giornalisti selezionati per partecipare al Press Tour organizzato dalla rivista DEGUSTA inizia la prima tappa nel meraviglioso centro cittadino: p.zza Minghetti, p.zza Maggiore, il gigante, ovvero la meravigliosa statua del Giambologna dedicata al Nettuno e poi via, dentro le viuzze del vecchio mercato in Pescherie Vecchie. Ad attendere i critici enogastronomici c'era una colazione personalmente organizzata dal Sig. Rino Chiari, titolare del marchio "Vecchia Malga di Famiglia Chiari", il quale ci ha accolti nel meraviglioso punto vendita divenuto ormai un punto di riferimento enogastronomico nella città delle due torri. I giornalisti hanno potuto bere latte fresco appena munto, degustare torte a base di formaggio in 4 tipi diversi, e poi biscotti caserecci tradizionali ma anche salumi tra cui ottimo salame campagnolo, mortadella, prosciutto e culatello o latticini come mozzarelle, yogurth ecc Tantissime le domande, cui Rino Chiari ha abilmente risposto preannunciando tra l'altro il proseguimento della giornata e dandoci quindi appuntamento nel caseificio dove si producono tutte queste bontà, situato a Rocca di Roffeno, nel Comune di Castel di Casio. Si lascia il centro storico e le meraviglie della dotta e grassa città, la timing table incalza e quindi via, attraverso il parco dei gessi bolognesi e poi su, si passa Savigno, poi Tolé e in un oretta ci si ritrova immersi in un polmone verde ricco di flora e fauna, il cui nome è Rocca di Roffeno, una frazione del Comune di Castel di Casio. All'arrivo ci attendono le personalità locali tra cui il Sindaco Chiari e il Presidente Onorario della CIA dott. Vitali che ci accompagnano per una breve visita alla locale millenaria abbazia e si uniscono con noi per il rito dell'apertura di una forma del pregiatissimo "nero", il formaggio ideato da Rino Chiari che viene prodotto esclusivamente in questo luogo dal Caseificio "Pieve Roffeno". Si prosegue nella meravigliosa sala in stile medievale dell'agriturismo "La Fenice", sorto sull'attento restauro conservativo di un borgo del XVI secolo. Protagonista, ancora una volta, il buffet ideato dallo staff di "Vecchia Malga" ma questa volta l'attenzione è andata alla patata. Sì perché in queste montagne la patata è proprio di casa: i giornalisti apprendono con stupore che esiste la "Patata di Tolé", famosissima in territorio bolognese e non solo, molto buona, assolutamente richiesta e pretesa dai consumatori che la conoscono. Alle 18,00 ecco l'aperitivo insolito: tutti in abito da sera all'interno della stalla sociale, in mezzo alle mucche e a quintali di fieno verde, per degustare "La Bollente", un aperitivo fumante più volte premiato, ideato e proposto dal sommelier Fabio Bassi, accademico della Muffa Nobile. Ma le sorprese non sono finite: la cena di gala, in onore di Sua Maestà il nero" si effettua su una tavolata di una cinquantina di metri ubicata nel bel mezzo delle corsie dove si stagiona il formaggio "nero", con tanto di luci spente e candele rosse accese. Lo scenario è mozzafiato, unico, e l'effetto scenico è veramente forte ed emozionante. Oltre ai 21 giornalisti sono presenti numerosi ospiti di rilievo che saranno tra i pochi fortunati a poter esclamare "io c'ero": pensate solo al menù, iniziato con veri tortellini bolognesi con grattugiata a profusione di formaggio "Sua maestà il Nero", cui hanno fatto seguito piatti di autentico bollito bolognese della tradizione. Domani la tappa conclusiva del press tour.
DOMENICA 14 settembre 4a GIORNATA DELL'EDUCATIONAL BOLOGNESE INDISSOLUBILE LEGAME TRA MOTORI E SAPORI
Eccoci giunti all'ultimo giorno. Siamo alla tappa conclusiva del press tour che ha visto una pattuglia di giornalisti del comparto agroalimentare, enogastronomico e turistico vagliare da nord a sud, da est a ovest, la provincia di Bologna. Dopo le tappe di Modena, San Donnino, Anzola Emilia, Zola Predosa, Molinella, Monterenzio, Rocca di Roffeno ecco concludersi il tour in quel di Cento, precisamente a Dosso, per un immancabile visita al Centro Polifunzionale "Ferruccio Lamborghini Museum", realtà emozionante che raccoglie il frutto dei sogni dell'energetico ed eclettico imprenditore bolognese il quale dopo aver prodotto per anni i trattori, decise di sfidare Enzo Ferrari. Egli realizzò, dopo qualche prototipo non fortunato e forse troppo avveniristico, quella che fu destinata a divenire un autentico mostro delle strade: la Lamborghini Miura, un auto capace di superare i 300 km orari. Da li un crescendo di successi e di creazioni: la Jalpa, la Espada, la Urraco, la Countach, tanto per citare alcuni esempi, per arrivare ai giorni nostri con i modelli che tutti conosciamo e che ormai appartengono al futuro. Nel bel mezzo della visita ecco allietare i giornalisti il buffet organizzato da Valerio Caretti, il gastronomo conosciuto per i suoi famosi prosciutti di Parma, affinati almeno 24 mesi nelle grotte di Langhirano e provenienti da suini di peso non inferiore ai 200 kg. Si conclude così il tour, dopo 4 giorni condotti a ritmo serrato pensati per far conoscere ancora una volta il nostro territorio bolognese e alcuni dei principali protagonisti che caratterizzano il comparto dell'ospitalità turistica ed enogastronomica. La tappa conclusiva è caratterizzata dal rientro alla Fiera SANA, nello stand della rivista mensile DEGUSTA, laddove il tour era cominciato il giorno 11. I giornalisti hanno potuto, all'interno dello stand, prendersi momenti distensivi e di relax sottoponendosi alle terapie di Milena Zini della Beauty By Passing, che ha presentato una completa gamma di prodotti dermocosmetici volti ai famosi trattamenti "gourmet", con massaggi al tartufo, al vino bianco o rosso, ai funghi, al cioccolato, ecc. Il bilancio finale del tour è sicuramente positivo.
Tra i giornalisti ospiti ben 5 direttori di testata e 2 giornalisti esteri, uno tedesco (Ulrich Ritter della Deutsche Welle e della Deutschlandfunk tedesca) ed uno di Montecarlo (Sandro Giobbio, direttore del portale Convivium). Gli organizzatori stanno predisponendo per la stampa invitata tutto il materiale comunicativo necessario (testi, interviste e foto) da divulgare ai partecipanti, ma il successo dell'iniziativa impone una nuova edizione da svolgersi il prossimo anno, sempre in occasione di SANA, non più di soli 4 giorni bensì di una settimana, al fine di coinvolgere sempre più territori, operatori, peculiarità. Infatti in questa prima edizione numerose domande di partecipazione non hanno potuto trovare accoglimento, ne per i protagonisti del territorio, ne per i giornalisti che volevano, numerosi, aderire all'iniziativa. Certamente il prossimo anno saremo in grado di soddisfare ancora di più le aspettative di tutti coloro che hanno creduto in questa iniziativa, migliorando sempre i progetti e presentando nuovi protagonisti.
Tutti coloro che vorranno far parte di questo progetto per la prossima edizione sono pregati di prendere contatto con la redazione di Degusta.
Il grande successo del tour ha spinto gli organizzatori ha prevedere una seconda edizione, questa volta non di 4 giorni ma di un intera settimana, che si svolgerà a settembre 2009 del prossimo anno con nuove tappe e nuovi protagonisti. Per ulteriori dettagli e richieste scrivere a Degusta
"Durante un pranzo o una cena il momento della scelta del vino è sicuramente quello in cui si concentra l'attenzione dei commensali: lo charme del sommelier può rendere unico questo evento.
Il concorso Charme Sommelier nasce proprio dalla personale esperienza di produttore di vino e di gourmet che ha frequentato centinaia di ristoranti nel mondo, notando quanto lo stile e la cortesia del sommelier siano importanti nella qualità complessiva del locale".
Queste le parole con cui Gianluca Bisol spiega la nascita dell'originale concorso Charme Sommelier che, dopo aver premiato nella sua prima edizione veneta Marco Visentin e Serena Capuzzo, da quest'anno diventerà un appuntamento nazionale, riconosciuto da AIS Nazionale e sostenuto dalle otto grandi famiglie del vino di Grandi Vini Group: Bisol, Carpineto, Umberto Cesari, Chiarlo, Garofoli, Mantellassi, Pighin e Tommasi saranno, infatti, partner di Charme Sommelier, poiché questa rassegna esprime al meglio quella attenzione alla qualità, quel prestigio e quello stile che gli otto soci portano in tutto il mondo da oltre vent'anni.
Charme Sommelier è un appuntamento dedicato al fascino del mondo del vino,
che premierà quei sommelier capaci di distinguersi per competenza, professionalità,
stile, carisma, eleganza ... in una parola, per charme.
L'edizione nazionale di Charme Sommelier 2008 si terrà durante il mese
di settembre.
Verranno organizzate tre selezioni nelle città di Roma (4 settembre),
Palermo (14 settembre) e Milano (19 settembre), dove, in collaborazione
con le rispettive sedi AIS, verranno selezionati i 20 sommelier che
parteciperanno il 21 settembre 2008 alla finalissima presso il Relais
Duca di Dolle nel cuore delle colline del Prosecco.
Alla finalissima, verranno invitati, inoltre, due presidenti esteri in giuria, rappresentanti i Paesi in cui si espanderà l'edizione 2009 di Charme Sommelier.
Tutte le selezioni, compresa la finale, saranno organizzate come una cena
evento - aperta al pubblico -, banco di prova durante il quale i candidati
serviranno il vino ai commensali, mentre un'apposita commissione - presieduta
dal Presidente AIS Terenzio Medri e da Gianluca Bisol - giudicherà i concorrenti,
osservando il loro stile di servizio e ponendo loro alcune domande tecniche:
oltre alla competenza, verrà valutata la capacità di esposizione e di padronanza
del linguaggio non verbale - gestualità, espressione, tono di voce -.
I parametri di valutazione saranno i seguenti: dress code, portamento, eleganza
nel servizio, presentazione del vino, competenza, carisma. I 20 finalisti
selezionati che parteciperanno alla finalissima al Duca di Dolle, riceveranno
in premio: la spilla in argento con diamante Charme Sommelier, una confezione
di pregiati vini, la possibilità di frequentare la Scuola di Formazione
per Charme Sommelier e di partecipare alle più prestigiose fiere del vino
e ad eventi internazionali in qualità di Charme Sommelier di Grandi Vini.
Il sommelier donna ed il sommelier uomo che vinceranno la finalissima riceveranno il titolo di Charme Sommelier 2008, verranno premiati con la preziosa spilla in oro con diamante Charme Sommelier e si aggiudicheranno un viaggio premio di approfondimento a Londra: nella capitale del consumo del vino, gli Charme Sommelier presiederanno degustazioni e incontreranno i rappresentanti più significativi della ristorazione londinese.